Padova: un vademecum per la pastorale coi minori

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giovani

Perché è necessario in diocesi un vademecum per l’attività educativa con i minori? Perché delle linee guida che ispirino la pastorale dei ragazzi, dei preadolescenti e degli adolescenti?

Papa Francesco lo sottolinea nel motu proprio “La tutela dei minori” del marzo 2019: «Tutti abbiamo il compito e il dovere di accogliere con generosità nelle nostre comunità i minori e le persone più vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario dei loro interessi e della loro crescita».

Anche la Conferenza episcopale italiana nelle linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili del 24 giugno 2019 ci ricorda che: «Cura e protezione sono parte integrante della missione della Chiesa nella costruzione del Regno di Dio. La fedeltà al Vangelo è fedeltà a Dio e all’uomo».

Il vademecum padovano

Il vademecum della diocesi di Padova, fortemente voluto dal vescovo Claudio Cipolla, che ha seguito personalmente il gruppo di lavoro incaricato della redazione del testo (Équipe della pastorale dei giovani e Servizio di informazione e aiuto della diocesi), si è posto principalmente due obiettivi:

  • il desiderio di riconoscere e qualificare il bene presente in diocesi grazie all’impegno di tante persone come catechiste\i, presbiteri, diaconi, educatori parrocchiali, allenatori delle attività sportive, responsabili di cori e di gruppi di ministranti, animatori della Caritas o delle missioni che si prodigano profondendo cura ed energie nella formazione dei nostri fratelli e sorelle più piccoli;
  • il desiderio di custodire i più piccoli tra noi con un’azione educativa che risponda alle autentiche esigenze di coloro che la Chiesa è chiamata a servire nella più totale trasparenza.

Lo strumento si articola sostanzialmente in due grandi capitoli:

  • una prima parte a carattere prevalentemente pedagogico;
  • una seconda parte con indicazioni pratiche e riferimenti giuridici.

Nella parte pedagogica si è tentato di evidenziare in forma sintetica l’importanza della formazione degli educatori in vista di una sana ed efficace relazione educativa-pastorale con i minori. L’idea sottostante è che lo sviluppo umano e di fede del minore che viene affidato alle attività parrocchiali, anche se per un tempo limitato nell’arco della settimana, è sostenuto dall’azione di educatori che godono di equilibrio e che sono coordinati fra loro.

La risonanza ambientale che si viene a creare spesso condiziona nel bene e nel male i comportamenti sociali dei ragazzi. È necessario che ogni educatore viva la vita della parrocchia. Nessun educatore è un libero battitore, pur nell’originalità che gli è propria. Ogni educatore inoltre viene confermato nella sua funzione da un mandato da parte della comunità di appartenenza. La proposta è che ogni parrocchia possa avere uno o più coordinatori-responsabili delle attività con animatori maggiorenni e dei ragazzi/e collaboratori, dai 16 anni in su, che vivono il loro cammino di formazione all’interno dei gruppi parrocchiali.

L’idea è che ogni persona coinvolta in ruoli educativi possa educare coloro che di anni e di esperienza ne hanno meno, per vivere insieme la fede nel Signore risorto. Il vademecum mira a ridare alla parrocchia, e nello specifico ai consigli pastorali, il compito che gli è proprio, cioè di proporre in sintonia con la diocesi scelte adatte per educare alla fede coloro che partecipano ai gruppi parrocchiali.

Vocazione dell’educatore

In merito alla formazione abbiamo suggerito agli educatori, aiutati dai coordinatori e dai presbiteri delle loro parrocchie, di programmare degli itinerari di formazione che mirino a irrobustire alcuni ambiti costitutivi della vocazione dell’educatore:

  • La motivazione autentica: autentica è quella motivazione che porta l’educatore a scegliere la missione educativa perché sente che sta maturando in sé una progressiva e sincera tendenza ad essere per l’altro.
  • L’equilibrio interno e la capacità di oggettività: per un educatore è importante che maturi progressivamente la coerenza tra il dire, il fare e l’essere. Inoltre è fondamentale che incrementi la capacità di dare un nome a quello che prova e accade dentro e attorno a sé.
  • L’esemplarità: l’educatore è mediatore tra il soggetto e il mondo dei valori. È un’esemplarità che riconosce l’originalità di ognuno e la aiuta ad attualizzarsi.
  • La capacità di collaborare: l’educatore non è un libero battitore, ma uno che sa riconoscere la propria e altrui originalità. Pensa e agisce sempre in team, nella stima reciproca e nella correzione fraterna.
  • La capacità di empatia: l’educatore sa immergersi nel mondo di un’altra persona. L’empatia va distinta dalla simpatia e dall’amicizia.
  • È apripista: l’educatore è colui che, come Giovanni Battista, sa indicare la strada che porta all’incontro vivo e vitale con il Signore Gesù (cf. Gv 1,36).

In sostanza, da queste indicazioni emerge che l’educatore è chiamato a promuovere “il valore” di ogni persona che incontra. Suscitare valore comporta aver sperimentato che il buono presente dentro di sé è reale e se ciò avviene per sé, può avvenire anche per gli altri. Ormai siamo tutti convinti che non sia possibile educare con le “prediche” o con le sole parole fatte di consigli e raccomandazioni. E ciò vale soprattutto per la trasmissione e la rivitalizzazione della fede vissuta personalmente e in comunità.

Un dodecalogo

Nella seconda parte delle linee guida sono messe in evidenza alcune regole di comportamento che hanno come scopo la crescita e la qualificazione della relazione educativa con i minori. I dodici punti presentati non sono uno strumento che incasella e appiattisce l’azione educativa, ma un impianto normativo di base che consente ai coordinatori delle attività di garantire uno stile efficace e rispettoso dei ragazzi che incontrano.

Il dodecalogo è uno strumento che valorizza la buona volontà e la generosità di coloro che sono impegnati nelle attività parrocchiali e diocesane con i minori. Informare le famiglie delle attività che si propongono, non usare parole offensive, non chiedere al minore di mantenere un segreto, segnalare al coordinatore situazioni poco chiare… sono alcune delle regole che tutti dobbiamo condividere. In fondo questa parte normativa aiuta e ricorda ad ogni educatore la finalità stessa dell’educare: «destare la vita con la vita stessa». Ciò che sembra tanto esigente e forse limitativo in realtà mira a evidenziare la delicatezza e l’importanza dell’educare alla fede, anche attraverso la propria umanità.

Il vademecum si conclude con alcuni necessari ed essenziali riferimenti normativi al diritto dello Stato. L’attività educativa trova nelle norme civili e penali non tanto un ostacolo che rischia di limitare o impoverire i rapporti con i minori, quanto piuttosto uno strumento imprescindibile per svolgere e vivere con responsabilità il proprio compito, in un contesto sereno e rispettoso dei diritti di tutti.

  • don Antonio Oriente è membro del S.In.Ai (Servizio informazione aiuto) della diocesi di Padova.
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