Pensiero libero

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Benedetta leggerezza!

Benedetta leggerezza!

Qualche mese fa ho proposto ai miei confratelli di guardare un film tutti insieme. Mi hanno fatto un’unica raccomandazione: non un mattone d’essai. Così, dopo una veloce consultazione, abbiamo optato per l’intramontabile Don Camillo del 1952. Certo, il film nasce per far ridere – ma non solo –, eppure mostra, magistralmente parodizzata, un’epoca in cui le cose venivano prese sul serio. Forse troppo sul serio.

Oggi i giovani non hanno questi problemi. Siamo eredi di un’epoca che ha mostrato alcune atrocità derivate da ideologie che prendevano troppo sul serio le cose: la politica, la razza, la patria, la ricchezza…

La pesantezza delle cose è meglio che sia tabù, oggi, perché rischia di portare a conseguenze disumane. Siamo attenti e facciamo davvero bene: la leggerezza è un’arma potente per disinnescare conflitti e divisioni. Nelle sue Lezioni americane, Italo Calvino la propone come una delle parole più importanti da portare nel nuovo millennio.

È questa benedetta leggerezza che permette ai giovani di vedere un argomento da prospettive differenti, di poter distaccarsi perfino dal proprio pensiero per giudicarlo sotto la giusta ottica, più equilibrata e sicuramente stemperata da granitiche prese di posizione.

La leggerezza è ciò che permette alle cose di venire a galla, di non affondare in un mare di chiusure e di pregiudizi. È tutt’altro rispetto alle superficialità, la quale impedisce alle cose di andare in profondità, un po’ come i ragni d’acqua, che galleggiano sempre sul filo dell’acqua, senza mai mettere la testa sotto.

L’altro giorno faccio un incontro con un clan scout e dalla mimica facciale di una scolta mi rendo conto che non approva ciò che sto dicendo. Mi fermo e le chiedo di darmi la sua opinione. «Non ti preoccupare» mi risponde «io credo nel pensiero libero. Vai pure avanti».

Confesso che, dentro di me, mi sono arrabbiato un po’. «Pensiero libero» significa avere la giusta leggerezza per far sì che le cose non (ci) affondino, chiudendoci allo scambio e ad ogni possibilità di compromesso. Non significa godere del diritto di non soffermarsi su nulla, evadendo il confronto perché tanto è indifferente ciò che pensa ognuno di noi.

Se la leggerezza è una qualità potente dei giovani d’oggi, la superficialità è estremamente rischiosa. La storia ci insegna che essa produce esattamente ciò che non voleva, perché permette che in profondità, a livello personale e anche sociale, possa svilupparsi qualunque cosa. Il doveroso e sacro rispetto delle opinioni altrui rischia di divenire una comoda e rilassante indifferenza.

Ma tra lavarsene le mani e ascoltare con atteggiamento accogliente sta il coraggio del compromesso, di un cammino fatto insieme. La cosa più difficile del mondo, certo, ma ai giovani piacciono le sfide.

 

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