Quasi una lettera, alle catechiste

di: Renato Zanon

Ho ripensato a voi questa mattina.

L’erba di fianco al viottolo era ancora bagnata di gocce di rugiada. Gocce di vita. Assorbita lentamente. Anche dalle foglie della vite che costeggia la ferrovia. Acqua che dà forza alla vita.

* Ho ripensato al vostro entusiasmo. Ai vostri dubbi. Anche alle delusioni. Alla voglia di raccogliere subito i frutti del fico. Alla tentazione del giudizio: sono tre anni che non si vedono frutti! Alla difficoltà di accettare la logica di Dio: lascialo ancora quest’anno. Può darsi che il prossimo anno faccia frutti (cf. Lc 13,6-9).

* Ho ripensato al vostro annuncio, agli incontri di catechesi non sempre facili. E guardavo le gocce d’acqua sulle foglie di vite. La vostra testimonianza di vita, la vostra parola che sentite spesso inadeguata. Come la goccia che si posa sulla foglia. Sembra poco. Niente. Evaporata dal sole se non viene assorbita. Ma, in maniera invisibile, spesso assorbita. Per dare forza alla linfa.

«Io sono la vite, voi i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto» (Gv 15,5).

* Ho ripensato al cammino fatto quest’anno.

Insieme abbiamo cercato di crescere. Gli incontri di formazione sono stati momenti di crescita nella comunione. Ma anche la “fotografia di gruppo” ci parla di passi fatti e da compiere.

Primo flash. 32 donne e 3 uomini. Per riaffermare una vocazione ma anche sottolineare una delega.

Secondo flash. Molte sposate, le più giovani come spalle. Segno di una comunità che vuole diventare adulta e di una positiva integrazione fra le generazioni.

Terzo flash. Tutti laici, nessun prete o suora. Segno di una Chiesa dove la corresponsabilità non è sinonimo di tappabuchi.

Insieme abbiamo cercato di testimoniare la fede, di dire la presenza di Dio. Non perché parte eletta o migliore della comunità. Ma sicuramente parte consapevole di questo compito al quale avete prestato voce, coraggio, intelligenza, mediazione, capacità. Altri sono chiamati a prestare le proprie capacità per altre forme di testimonianza e di servizio. Non si tratta quindi di mettersi in mostra, ma di mostrare la propria fede: «Ciascuno esprima con la sua bocca quel che ha nel cuore» (Lc 6,45b).

Insieme abbiamo cercato di metterci al servizio delle famiglie. Davanti a voi avevate i bambini, ma alle loro spalle c’erano le rispettive famiglie. E molte volte i bambini ne erano lo specchio fedele. Serenità, preoccupazioni, affetto, disorientamento, problemi di lavoro, di casa, lutti, aspettative…

Le vostre parole raggiungevano situazioni di vita, superavano lo spazio dell’aula. Valicavano il tempo dell’incontro. Molte volte ci siamo lamentati che le famiglie erano assenti, che i genitori non si interessavano. Ma la Parola li ha raggiunti ugualmente. E ora diamo tempo al seme e allo Spirito. E alla responsabilità personale.

Insieme abbiamo cercato di vivere momenti di fraternità. La castagnata. La gita. La recita di febbraio. La festa di compleanno.

Insieme abbiamo cercato di portare tutte queste realtà alla tavola della vita. Abbiamo cercato di portare la nostra vita, povera e fragile, a volte muta, le nostre speranze, le nostre incertezze. Il nostro tralcio con quelli più giovani che questa mattina, mattina della loro vita, per la prima volta hanno visto la luce…

Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo. Dalla tua bontà abbiamo ricevuto questi doni, questi ragazzi, questa vita… La presentiamo a te, perché unita a Cristo, come tralcio alla vite, porti molto frutto, anche se è solo una piccola goccia di rugiada.

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