I ruoli nella comunità /5

di:

nardello1

Per molte persone del nostro tempo il valore più importante della vita è quello della libertà, intesa come capacità di decidere continuamente di sé, cioè di riformulare le proprie scelte in modo da cogliere le opportunità del momento, senza essere troppo vincolati da decisioni prese in precedenza.

Basta la Parola di Dio?

Questo modo di affrontare l’esistenza alla luce del mito di un’autonomia onnipotente non tiene conto del fatto che vi sono comunque dei limiti che non derivano dalle scelte personali e che sono ineludibili, come la fragilità fisica, l’età, il contesto sociale, e così via. Soprattutto, poi, questo modo di vivere pone le persone, soprattutto i giovani, davanti all’impresa impossibile di dover reinventare continuamente l’esistenza umana a partire dai suoi fondamenti.

Eppure, spinti dal bisogno di non essere vincolati ad alcuna tradizione o al modo di vivere di altri, alla ricerca di un’esistenza del tutto originale, alcune persone finiscono per vivere per la libertà stessa, trasformando la condizione per costruire qualcosa di significativo in un fine che in sé non dà alcun vero appagamento. Costoro assomigliano a cuochi che, spinti dal bisogno di nutrirsi solo di cibi esclusivi e mai gustati prima da nessun altro, finiscono per non cucinarsi nulla e per morire di fame.

Questa visione onnipotente della libertà può incidere negativamente anche sulla prassi pastorale delle comunità cristiane, in quanto induce a pensare che le persone siano libere anche per quanto attiene alla scelta della fede, e che quindi il nostro compito sia quello di metterle davanti alla parola di Dio. Al resto possono e devono pensare loro, perché non comporta nulla di complicato.

In realtà, normalmente non si inizia a vivere la vita cristiana semplicemente perché si ascolta la Parola, ma in quanto si incontra una persona che la vive e, vedendo la bellezza della sua vita, la si assume faticosamente e progressivamente come modello.

In questa fase, si crede soltanto perché quest’altra persona, divenuta punto di riferimento, crede a sua volta. Col tempo, crescendo nel rapporto con Gesù e con il Padre nello Spirito, si arriva a fare una scelta di fede più autonoma e sempre meno dipendente da quella di altri.

Questo percorso, però, può richiedere molti anni, e non è detto che arrivi al suo compimento. Prima di questo auspicabile esito, la testimonianza dei cristiani, soprattutto dei pastori, risulta fondamentale.

Gli occhi di dentro e di fuori

Proprio a questo riguardo, nella Regola Pastorale, Gregorio Magno scrive: «I primi [i fedeli] imparino come disporre il proprio intimo agli occhi del Giudice occulto; e gli altri [i pastori] come offrire all’esterno esempi di una vita buona anche a coloro che sono stati loro affidati. […] È necessario che [i pastori] si custodiscano dalla colpa con una cautela tanto maggiore in quanto non sono soli a morire, a causa delle loro azioni perverse, ma sono rei delle anime altrui che essi hanno distrutto con i loro cattivi esempi. […] Pertanto, bisogna ammonire coloro che governano ad avere gli occhi attentissimi, dentro di sé e attorno, attraverso un’accurata vigilanza e ad adoperarsi per divenire animali celesti (cf. Ez 1, 18): quegli animali celesti che vengono descritti tutti pieni di occhi di dentro e di fuori (cf. Ap 6, 6). Ed è certo cosa degna che tutti quelli che governano abbiano occhi rivolti dentro di sé e attorno e, mentre cercano di piacere nel loro intimo al Giudice interiore, offrendo all’esterno esempi di vita, scorgano anche ciò che va corretto negli altri» (Regola Pastorale, III 4).

Queste parole di Gregorio possono sorprendere perché attribuiscono un peso molto grande alla testimonianza dei pastori, al punto che costoro possono distruggere le anime dei fedeli con i loro peccati. In effetti, soprattutto quando si è ancora poco autonomi nella decisione di essere cristiani, si dipende realmente dai testimoni, cioè da credenti che vivono un’esperienza di fede autentica e che dimostrano con la loro vita la bellezza del Vangelo. Dal resto, Gesù non si è limitato a predicare, ma ha invitato molte persone a restargli vicino e a condividere la sua vita, fatta di dedizione al Padre e di innumerevoli incontri.

È necessaria la testimonianza

Analogamente, le persone di oggi saranno aiutate a scegliere di avere fede in lui non semplicemente se saranno poste davanti alla Parola proclamata, ma se incontreranno credenti che vivono l’esistenza cristiana in modo sostanzialmente genuino – cioè, non falso – e comunità che si verificano continuamente a partire dal Vangelo.

Come un figlio non diventa adulto per le prediche dei genitori, ma perché vive con loro e impara dal loro stile a stare al mondo in modo maturo, così le persone che oggi non credono potranno diventare cristiane solo vedendo come la Parola di Dio funziona nella vita dei testimoni e delle loro comunità.

Queste considerazioni di Gregorio hanno importanti conseguenze per la vita dei leader ecclesiali, soprattutto dei ministri ordinati.

Non fa problema che un pastore sia e resti un peccatore. È però necessario – per citare papa Francesco – che non sia un corrotto, cioè qualcuno che ha ormai accolto nella sua vita delle logiche gravemente peccaminose – anche sul piano del potere – ritenendole del tutto normali.

Inoltre, se si è pastori anzitutto con la propria vita, in certa misura questa vita dev’essere trasparente, un libro sufficientemente aperto che tutti possano leggere.

E, affinché questo libro sia capito correttamente, occorre avere la possibilità di dialogare e di spiegare le ragioni del proprio stile di vita.

Insomma – per usare le parole di Gregorio – un pastore deve avere molti occhi orientati verso di sé e altrettanti verso chi gli è stato affidato. Per questo il ministero pastorale non può essere svolto semplicemente come un’offerta puntuale di alcuni servizi, ma richiede una certa condivisione di vita con la propria comunità.

Una Chiesa nella quale i pastori sono presenti in modo rapsodico perché gravati da numerose attività amministrative e organizzative evidentemente non ha futuro.

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