“YOUCAT for Kids”: i pilastri della fede per genitori e figli

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

In questi giorni di blackout e di tristezza – sentimenti che hanno condizionato, e non poco, anche l’Incontro delle famiglie a Dublino – a scorrere le notizie ecclesiali un po’ di tutto il mondo si rintraccia un tema capace forse di infondere una briciola di speranza, soprattutto perché guarda ad un futuro da immaginarsi migliore: la pubblicazione di YOUCAT for Kids, il nuovo catechismo per bambini e ragazzi, uscito a Vienna il 1° agosto e presentato a Dublino il 22.

Si può dire che se ne parla un po’ in tutta Europa, dal Portogallo alla Polonia, dalla Spagna alla Romania e alla Russia, se ne parla nelle Americhe, senza distinzioni nord-sud, e anche in Asia dove un articolo della versione inglese del portale La Stampa-Vatican Insider è stato ripreso persino dall’Herald Malaysia.

In questo panorama noi restiamo il fanalino di coda semplicemente (anche se fa sorridere) perché non c’è ancora la traduzione italiana. Un motivo in più per raccontarne la storia ed esaminarlo nelle versioni finora in distribuzione: quella tedesca – la lingua del testo originale – e quella inglese ma, a tempo di record, è stata approntata anche quella spagnola espressamente voluta da papa Francesco che ne ha fatto dono alle famiglie riunite per l’Incontro mondiale.

Un’impresa sponsorizzata già da Benedetto XVI

Se a Dublino YOUCAT for Kids è stato presentato dall’arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, insieme al suo collega di Limerick, Brendan Leathy, presidente della commissione episcopale irlandese per l’annuncio, questo si spiega col fatto che sono i vescovi d’Austria ad aver promosso l’impresa.

E c’è un preciso motivo se il cardinale austriaco ha parlato di un «fratello minore» (YOUCAT for Kids) e di un «fratello maggiore» (YOUCAT, il catechismo per giovani in circolazione da 7 anni in milioni di copie e 72 traduzioni nel mondo), perché è a lui che si deve la regia di entrambi. Papa Ratzinger aveva infatti fermamente voluto affidare al suo ex alunno, appartenente dell’ordine dei domenicani, anch’egli teologo fondamentale e curatore del CCC, l’incarico di preparare «un catechismo alla portata dei giovani di oggi» e nella loro lingua comune (il tedesco) aveva seguito passo passo la stesura del testo.

Per questa versione – dedicata ad una fascia di età che ufficialmente è indicata fra gli 8 e i 12 anni, ma già gli estensori la vedrebbero anticipata, laddove esistano le condizioni, anche ai 6 anni – sembra che la paternità si debba ascrivere a Christoph Weiss (già responsabile dell’ufficio pastorale della diocesi di Vienna) e uno dei co-autori. A rivelarlo è stato il prete giornalista Bernhard Meuser, un altro membro del team di teologi ed esperti curatori alla presentazione di inizio agosto a Vienna: nel 2012 Weiss aveva espresso la necessità di poter disporre di uno strumento nuovo adatto per i bambini di oggi.

Da un’idea si è poi concretizzato il progetto su incoraggiamento di Benedetto XVI che vedeva con favore l’assunzione di responsabilità ancora una volta da parte di una conferenza episcopale «più vicina alle persone di un organismo vaticano».

Ci sono voluti 5 anni di lavoro per giungere alla stampa perché l’opera non è nata a tavolino dalla creatività di qualche teologo, ma è frutto di un lavoro sul campo non indifferente.

Una volta costituito il gruppo di esperti – di fatto i co-autori P. Martin Barta, Michaela von Heereman, Bernhard Meuser, Michael Scharf, Clara Steber, Christoph Weiss –, è stata avviata una ricognizione delle esigenze della base e dell’esistente (fra Austria e Baviera), elaborato un progetto con obiettivi ben determinati, suddivisione dei compiti, stesura di massima. Il testo è stato quindi somministrato in famiglie, parrocchie e scuole cattoliche e i feedback ricevuti sono stati valutati per correggere, dove necessario, il tiro e modificarne in parte la stesura. Una nuova bozza è stata poi sottoposta anche ad organismi pastorali (famiglie, giovani, catechesi), scuole e facoltà teologiche.

Il testo finale ha ricevuto quest’anno l’approvazione del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (istituito da papa Ratzinger nel 2010) che ha apposto il “nulla osta” il 24 maggio scorso così da consentirne la traduzione in lingua inglese e il lancio mondiale in occasione del World Family Meeting a Dublino.Nel frattempo era arrivata anche la prefazione, entusiasta, di papa Francesco che aveva sollecitato l’impresa fin dalle sue prime battute.

A tutt’oggi sono una trentina gli editori impegnati nel lavoro di traduzione (quella spagnola già pronta grazie all’intervento di Bergoglio), tanto che per la fine dell’anno il testo sarà già pubblicato in una decina di lingue, fra cui l’italiano. Si prevede poi che, nel giro di breve tempo, raggiungeranno le 72 traduzioni, come è avvenuto per la versione per giovani, così da consentirne un utilizzo anche qui universale, o “cattolico” in senso stretto.

Occorre però ricordare che la macchina della diffusione è già all’opera in tutta l’area germanofona e anglofona grazie all’intervento in prima persona di alcuni vescovi che ne hanno seguito con favore l’iter di preparazione, in testa l’arcivescovo di Monaco di Baviera, e presidente della Conferenza episcopale tedesca, il card. Reinhard Marx, o il suo collega di Colonia, Rainer Maria Voelki, che l’ha presentato ufficialmente alla diocesi incoraggiandone l’utilizzo; ma si susseguono a ritmo serrato le presentazioni a livello locale (a Innsbruck è in calendario il 3 settembre) e la riflessione sui risvolti pastorali che si immaginano già non indifferenti.

Un catechismo per bambini in un contesto familiare

«Un grande momento per la Chiesa»: così l’ha definito il card. Schönborn nel corso della presentazione di mercoledì scorso a fianco di due co-autori come Michael Scharf e Christoph Weiss. Un’affermazione non di maniera – mai nello stile dell’arcivescovo di Vienna – ma, per comprenderne appieno il motivo, occorre guardare agli obiettivi che ne hanno guidato la stesura ben sintetizzati nel sottotitolo: “Catechismo cattolico per bambini e genitori”.

Perché la novità destinata a far riflettere nelle diocesi (dove potranno trovare conferme alcune pastorali famiglie e catechesi già al lavoro in questa direzione o si renderanno necessarie anche inversioni di rotta), riguarda non tanto lo stile o il linguaggio capaci di raggiungere i bimbi di oggi, quanto proprio i destinatari: non solo i giovanissimi, come tanti sussidi per la catechesi in circolazione, bensì “bambini e genitori”. Un dato di fatto non indifferente che rinvia a tutta l’attenzione mostrata dalla Chiesa in questi ultimi anni sul tema delle famiglie tra Sinodi ed esortazione postsinodale Amoris laetitia e alla convinzione, non ancora scontata in certi contesti italiani, che la prima educazione alla fede avvenga nelle famiglie. «Bambini e genitori scoprono insieme la fede cattolica, adatto a tutta la famiglia e anche alla scuola, particolare attenzione è posta sulla catechesi della Prima Comunione», si legge sui siti web tedeschi dove le vendite online sono decollate alla grande anche nella versione in e-book.

Emblematica la prefazione di Bergoglio – «Cari figli, cari genitori!» –, dove il papa prende le mosse da una domanda che un giorno gli era stata posta da un ragazzo canadese: «Che cosa faceva Dio prima di creare il mondo?». Il pontefice confessa di aver riflettuto un attimo prima di rispondere in modo da fargli comprendere bene il suo pensiero e di aver detto così: «Prima che Dio creasse qualcosa, lui amava. E questo è quello che ha sempre fatto: ha amato. Dio ama sempre. E, quando ha creato il mondo, non ha fatto altro che manifestare il suo amore».
«Sfogliando le pagine di YOUCAT for Kids – continua il papa – mi imbatto in domande che i bambini chiedono ai loro genitori e ai catechisti milioni di volte. Questo è il motivo per cui considero utile questo catechismo alla pari di quello più il grande in cui puoi trovare le risposte alle domande fondamentali della vita: da dove viene questo mondo? Perché esisto? Come e perché viviamo qui? Cosa accade dopo la morte?».

Il papa aggiunge qui una riflessione significativa: «YOUCAT for Kids è un catechismo molto diverso da quello che avevo una volta. È adatto a bambini e genitori perché trascorrano del tempo insieme e, così facendo, scoprire l’amore di Dio sempre di più».

Un caldo incoraggiamento alle famiglie per una necessaria trasmissione (e condivisione!) della fede tra generazioni, un tema assai caro al pontefice e sul quale si è espresso anche nel corso dell’incontro con le famiglie al Croke Park Stadium di Dublino, dove ha parlato della famiglia come luogo dove vivere la santità quotidiana, quella dei «santi della porta accanto», «di tutte quelle persone comuni che riflettono la presenza di Dio nella vita e nella storia del mondo». Una santità «silenziosamente presente nel cuore di tutte quelle famiglie che offrono amore, perdono e misericordia quando vedono che ce n’è bisogno, e lo fanno tranquillamente, senza squilli di trombe».

«Siamo convinti che la trasmissione della fede deve avvenire in maniera decisiva a livello relazionale e questo avviene prima di tutto all’interno della famiglia nell’intimità delle conversazioni tra genitori e figli» spiegava Meuser nel corso della presentazione a Vienna.

«Non restate in silenzio quando i bambini fanno una domanda, ma diventate voi stessi trasmettitori della fede. Aiutate i vostri figli a scoprire l’amore di Gesù e questo li renderà forti e coraggiosi nella vita», incoraggia i genitori papa Francesco e, rivolto anche ai figli, conclude: «Vi affido YOUCAT for Kids, non stancatevi mai di fare domande e spiegare la vostra fede».

Il catechismo è stato preparato proprio nella convinzione che, nonostante quanto talvolta si creda, non occorrono particolari studi teologici per parlare della fede, ma conta assai di più la testimonianza di vita cristiana e, all’interno di una famiglia, l’amore, concreto e quotidiano, tra i coniugi e tra genitori e figli. «Siamo convinti che il luogo cruciale dell’educazione religiosa non sia l’aula e nemmeno la chiesa. Forse è un angolo nella camera dei bambini, una sedia a sdraio in riva al mare, una panchina in giardino o ai piedi del letto la sera» scrivono i co-autori nella prefazione dell’edizione tedesca suggerendo ai genitori una lettura preventiva da soli o, se possibile, in coppia del testo per avviare una riflessione prima di rivolgersi ai figli.

Ma il catechismo smonta anche un’altra obiezione che spesso rimbalza nelle nostre realtà: quella che le famiglie non siano in grado di educare alla fede, vuoi perché in situazioni difficili (separazioni, divorzi), vuoi perché scarsamente formate. Un motivo in più – a leggere le motivazioni del team di esperti – per puntare finalmente alla catechesi degli adulti (certo anche dei genitori separati) attraverso una solida pastorale giovanile (necessaria premessa) e familiare, che significa adeguata e mirata preparazione al matrimonio da parte di coppie di animatori laici a loro volta formati e poi accompagnamento delle giovani coppie.

In quest’ottica s’inserisce la catechesi dei genitori, sempre più spesso conviventi e quindi privi della formazione pre-matrimoniale, al momento della richiesta del battesimo per i loro figli.

Sottovalutare l’importanza della formazione degli adulti, in particolare coppie e genitori, significa alla lunga ritrovarsi alla catechesi di iniziazione cristiana bambini completamente digiuni anche del segno della croce e che, una volta celebrata la cresima, non si vedranno più per il semplice motivo che non vivono affatto in un clima di fede, salvo quelle poche ore, se va bene, trascorse in parrocchia. Una rivoluzione pastorale quanto mai urgente che forse il catechismo potrà mettere in atto perché «è prima di tutto in famiglia che si parla di fede» spiegava Schönborn (cf. CCC 2223).

«La visione della Chiesa sul senso della vita e sulla famiglia è molto più ampia di alcune questioni di morale sessuale» ha commentato il vescovo Lehay intervistato dal settimanale inglese The Tablet.

Un linguaggio per bimbi del Nuovo Millennio

Le T-shirt gialle con la scritta “YOUCAT” indossate alla presentazione (con il colletto romano che sbucava rispolverato per l’occasione dai preti) sono solo un esempio della scelta precisa di entrare nella lunghezza d’onda dei bambini, non in senso generico, ma dei bambini concreti, i figli del Terzo Millennio quelli per cui (accade già oggi a ben guardare) le vicende del Novecento saranno considerate alla stregua, intesa come lontananza, di quelle di Carlo Magno, tanto per intenderci.

Nel contesto dell’Incontro Famiglie era infatti stato predisposto uno speciale programma colorato appositamente rivolto ai più piccoli e ai loro genitori (come accade per tradizione ad ogni appuntamento rivolto alla formazione delle famiglie nelle diocesi) e in questo contesto si è collocato anche l’evento curato dai due preti austriaci co-autori, Michael Scharf e Christoph Weiss, dal titolo “Se i piccoli filosofi pongono grandi domande”.

Anche il card. Schönborn ha avuto parole di elogio nei confronti delle domande dei bambini sui temi chiave del testo: «I bambini sono teologi» ha sottolineato l’arcivescovo di Vienna, raccontando quanto gli aveva confidato una mamma il cui figlio aveva dovuto affrontare la morte di un amico e aveva chiesto: «Ma lui in cielo resterà un bambino o diventerà grande come farò io?». Una «questione di alta teologia», l’ha definita il presule, fermamente convinto che YOUCAT for Kids aiuti le famiglie a cercare insieme le risposte.

Quindi, ad una prima lettura, il nuovo catechismo non presenta solo un’ottima impaginazione, efficace e coloratissima, adatta all’età dei ragazzi, ma affronta in maniera sistematica, con linguaggio adeguato fatto di parole, ma soprattutto illustrazioni, fumetti e figure stilizzate, i pilastri della fede cristiana («Come possiamo sapere che Dio c’è se non si vede?»).

In 240 pagine, in stile domanda-risposta (ben 159) sotto la guida di Lily e Bob, vengono spiegati a misura di bambino gli elementi fondamentali con l’ausilio anche di testimonianze di atleti e di santi.

Quanto mai opportune, come accade anche nei sussidi scolastici, la sistematica aggiunta di informazioni più estese per i genitori e la presentazione e lettura di dodici opere d’arte per far crescere il gusto del bello e la sua espressione nei secoli.

Le domande rivelano la competenza pedagogica e la profonda conoscenza, reale non teorica, della vita delle famiglie, dove l’uso del computer e dei social, come la domotica, rappresentano ormai un dato di fatto e “nativi digitali” ormai non sono più solo i giovanissimi, ma anche i loro genitori, i Millennials degli anni ’80 e ’90 (un aspetto talvolta dimenticato nelle nostre parrocchie a prevalenza “anziana”).

Ulteriore materiale aggiuntivo sarà reso disponibile su un sito web di accompagnamento curato ancora una volta dalla Fondazione YOUCAT, la stessa che in questi sette anni ha prodotto una serie di sussidi a margine della versione per giovani.

Creare un catechismo per i bambini è «ancora più difficile che per gli adolescenti, poiché di per sé non ci si può nascondere dietro a parole complesse» ha spiegato Michaela von Heeremann, che sottolineava altresì la priorità data alle illustrazioni che hanno approfondito il testo: «I bambini quando prendono un testo fra le mani guardano prima di tutto le figure e poi non dobbiamo dimenticare che molti di loro non amano leggere o lo fanno ancora a fatica». E non si stupiscono affatto se Gesù sarà anche ritratto come un bambino sporco in una cava di sabbia …

Una catechesi sistematica, anche se fuori dagli schemi

«YOUCAT è un libro di fede» ha ribadito Schönborn nella serata di Dublino e l’arcivescovo di Limerick ha espresso le grandi attese che si manifestano già in Irlanda riguardo ad una crescita della fede a partire dalle famiglie. Ma non si creda di trovarla spiegata come nel passato. «Questo nuovo catechismo rappresenta una splendida traduzione dei contenutidella nostra fede nella vita quotidiana dei bambini e delle loro famiglie» aveva detto a Colonia il card. Voelki (classe 1956) che aggiungeva, sottolineando l’importanza di non fermarsi alla mente, ma dell’urgenza di raggiungere i cuori delle persone: «La trasmissione della fede è molto più difficile oggi rispetto a quand’ero bambino io».

In passato, la fede era vissuta in famiglia e modellata sulle parole e l’esempio dei genitori e dei nonni: la preghiera del mattino e della sera, la partecipazione alla messa della domenica, la recita del rosario rappresentavano l’esperienza normale nella sua infanzia. Oggi è diverso: «I bambini imparano la fede nelle lezioni della catechesi per la Prima Comunione, ma poi non la vivono in casa con i loro genitori nella pratica quotidiana e tutto evapora ben presto come i ricordi dell’infanzia».

«Se approfondirai gli argomenti, vedrai l’enorme sete di conoscenza dei bambini – spiega Michaela von Heeremann –. Fanno domande, manifestano stupore e sono felici di chiamare questo entusiasmante Dio il loro Padre celeste. Ma anche le madri e i padri a cui ho presentato il libro erano elettrizzate. Molti hanno detto che avrebbero voluto averlo prima. E altri hanno scoperto che il libro è tanto importante per loro così come lo è per i loro figli».

Papa Francesco stesso consiglia ai genitori: «Trova il tempo per guardarlo con i tuoi figli. Aiutali a scoprire l’amore di Gesù così da formare una catena vivente che rende possibile di generazione in generazione la presenza del Vangelo all’interno delle nostre famiglie, delle comunità e nella nostra Chiesa».

Qualche esempio è d’obbligo perché significativo

Il testo è articolato in quattro i capitoli, preceduti da una bella introduzione sul mondo e tutto ciò che esiste: 1. Il Credo (12 domande su Dio); 2. I Sacramenti (7 incontri con Dio); 3. I Comandamenti (10 regole del gioco indicate da Dio); 4. La Preghiera (Dio ha sempre tempo per noi).

Tra le domande/risposte particolarmente apprezzate dall’arcivescovo di Colonia. Domanda: «Perché sono nato anch’io?». Risposta sulla falsariga delle parole del cardinale Newman: «Ho un posto sulla terra che è mio e di nessun altro». «Ai bambini viene insegnato “tu sei un’immagine di Dio, voluta e amata da lui – commenta Voelki –, e quindi siamo in grado di offrire ai bambini un’immagine di sé che rafforza anche la loro fiducia in se stessi».

«Che cosa mi succede quando sarò morto?»: «Il mio corpo si disfa, ma la mia anima va incontro a Dio che mi sta aspettando per abbracciarmi insieme a migliaia di angeli e tante sorprese che non si possono neanche immaginare e da quel momento inizierà una nuova vita».

Forte e trasversale l’insistenza su nessuna punizione spietata in caso di errori, bensì l’abbraccio dell’infinita comprensione e misericordia di Dio.
Non vengono eluse neppure le domande più “adulte” e assai frequenti in ambito di coesistenza con le Chiese della Riforma: «Ma perché le donne non possono diventare preti?». «Perché Gesù ha chiamato gli apostoli che erano uomini e loro sono stati i primi preti della nostra Chiesa. Ma lui nella sua schiera di amici aveva anche tante donne che lo seguivano anche loro. Le donne hanno giocato un ruolo importante nella sua vita, a cominciare dalla sua mamma Maria e Maria Maddalena. Senza le donne tutta la Chiesa sarebbe come paralizzata».

Ma dove si può cogliere in tutta la sua pienezza la capacità pedagogica sono le spiegazioni dei comandamenti. Il settimo, per fare un esempio, non è inteso solo nella classica accezione di furto com’è stata per i loro nonni, ma aggiunge «Non effettuare mai download illegali!» (leggi musica, film, programmi e giochi per computer…). E il decimo: «Non si può avere tutto, ok? E sei hai rotto qualcosa di altri, riparala o sostituiscila!».

Sul tempo della preghiera, come “rimanere in contatto” perché “Dio ha sempre il tempo”: «Dio parla attraverso la Bibbia, ma più spesso anche attraverso parole di conforto della mamma, attraverso la natura, la musica e anche il silenzio: “Prepara il tuo cuore ad accogliere la sua parola!”».

Opportuna, laddove le famiglie non hanno già tra le mani i sussidi proposti in diverse diocesi (penso al “dado” di legno ideato quasi 30 anni fa a Trento), la proposta di alcune preghiere per il momento dei pasti e alla sera: «Chi prega solo quando ne ha voglia, è “come un amico che si ricorda di te solo quando gli va bene o quando vuole qualcosa da te”».

Da ultimo, solo per dovere di cronaca, occorre ricordare come si siano levate anche alcune (sporadiche) critiche da parte dei soliti noti, ma che non hanno bisogno di commento: per alcuni non si parla adeguatamente di peccato-punizione e merito-salvezza, mentre altri si lamenterebbero per il fatto che un testo nato in area tedesca, frutto di autori tedeschi non presenti nel titolo una sola parola in quella lingua e abbia invece preferito l’inglese. Se pensiamo che l’arcivescovo di Vienna a Dublino ha parlato in inglese, la risposta a questo nazionalismo di bassa lega l’ha già data lui. E siamo avvisati.

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