Dai Balcani a Trieste

di: Gian Andrea Franchi

Dalla rotta balcanica continuano ad arrivare migranti in Italia, a Trieste, sebbene non più in grandi numeri. Sono diretti ancora verso il centro ed il nord dell’Europa. Ma l’epidemia li sta bloccando nella nostra città. C’è molto da fare dunque per l’associazione di volontari “Linea d’ombra”, fondata da mia moglie Lorena e da me: il piccolo gruppo che la costituisce è rimasto, per queste persone, l’unico punto di riferimento per un aiuto.

Questo per noi vuol dire un impegno quotidiano a lungo difficilmente sostenibile, specie nella situazione determinata dalle severissime misure di contrasto alla diffusione del contagio. Siamo ben consapevoli di supplire ad un compito che spetterebbe alle istituzioni. La nostra associazione è nata peraltro con vocazione culturale e politica. Non vorremo fare beneficenza. Ma a ciò ci ha portato uno scenario dal quale le istituzioni non sono soltanto ritirate, ma vorrebbero fosse magicamente cancellato.

Se, all’inizio di quest’anno i migranti – dopo qualche giorno trascorso in qualche anfratto del Portovecchio o delle strade – passavano sotto gli occhi di una polizia tollerante purché dimostrassero di volersene andare in fretta, ora sono, loro malgrado, stazionari per un tempo indefinito e sempre più mal tollerati.

Abbiamo dovuto chiedere uno speciale permesso alla Protezione Civile per poterci avvicinare ogni giorno alla stazione. Ma non possiamo incontrarli nel piazzale antistante semplicemente per ragioni di pura visibilità! Nessuno deve vederli. E noi con loro. Siamo insieme mal tollerati. Il vicesindaco Polidori ci ha attaccato ripetutamente per questa ragione.

Il Comune finge di ignorare la realtà, delegando di fatto ai volontari un minimo di assistenza. Ma nello stesso tempo una parte, chiaramente connotata politicamente, della giunta ci attacca apertamente. Abbiamo fatto comunicati per mettere in evidenza una palese contraddizione. Sinora sono giunte solo vaghe promesse. I più poveri – come sempre in queste circostanze in cui la politica ha ben altro a cui pensare – dovrebbero di colpo sparire.

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