Famiglia: provvedimenti, non schieramenti

di: Franco Monaco

matteo salvini

Circa il congresso internazionale sulla famiglia di Verona, non ho cambiato idea.

Nella sostanza, il mio giudizio era e resta decisamente critico. Sia perché, tra gli organizzatori e tra i relatori, figuravano personalità pubbliche, della società e della politica, delle quali erano e sono note le posizioni francamente illiberali e persino oscurantiste. Sia, e soprattutto, per la palese operazione politica imbastita sul congresso da formazioni politiche dell’estrema destra americana, russa, europea e nostrana.

Chi, per davvero, volesse sostenere la causa della famiglia “naturale” come comunità e istituzione universalmente apprezzata e apprezzabile dovrebbe semmai adoperarsi al fine di impedire che le proprie buone ragioni fossero sequestrate e strumentalizzate da una precisa parte politica.

Il minimo che si può dire è che i bene intenzionati – ve ne erano – non sono riusciti a impedire che altri si servissero dei loro buoni propositi, perseguendo altri fini (essenzialmente politici). Una permeabilità a certa “internazionale nera” per la quale la famiglia è solo un pretesto o comunque il tassello di un ordine sociale gerarchico e autoritario.

Scomunica inversa

Ciò detto, a congresso concluso, sento tuttavia il dovere di qualche distinguo su tre punti.

Primo: il senso di una sproporzione. Mi spiego: il tema della famiglia è campo di battaglia privilegiato per dispute ideologiche, ma realtà/risorsa concreta negletta un po’ da tutti i contendenti ed è bene che la si metta al centro.

Secondo: non tutti i partecipanti al congresso erano mossi da intenti opachi e strumentali. Al contrario, in mezzo a chi cinicamente speculava su un tema sensibile per appropriarsene, vi erano e vi sono persone che meritano rispetto e ai quali sinceramente sta a cuore la famiglia.

Terzo: nel vasto coro dei critici si è levata qualche voce stonata, venata da un dogmatismo di segno opposto. Voci che invocavano la scomunica di chi la pensa diversamente. Un atteggiamento illiberale, tanto più contraddittorio da parte di chi dichiara di volere contrastare posizioni illiberali.

In tutta franchezza, certi modi, certi toni, certi slogan singolarmente aspri tra i detrattori sono andati sopra le righe, in qualche caso si sono spinti sino all’invettiva verso un bersaglio del quale si è fatta una caricatura. Facendo di ogni erba un fascio. Sia nell’evocazione generica di un cumulo di questioni ciascuna delle quali meriterebbe una trattazione a sé; sia non distinguendo, come sarebbe necessario e doveroso, tra chi ci marcia per ricavarne una rendita di posizione politica e chi si spende davvero per la causa della famiglia.

Una discussione mancata

In tale scontro frontale, come spesso accade, si finisce per misconoscere l’anima di verità della posizione altrui e per regredire rispetto ad acquisizioni che sembravano pacifiche. Ferme restando le legittime divergenze etiche e politiche.

Esemplifico sugli opposti fronti.

In tema di aborto: è legittimo – se ne discute da sempre – che, per alcuni, si tratti della soppressione di un essere umano e tuttavia, per molte sagge ragioni, è opinione largamente prevalente che non sia il caso di rimettere oggi in discussione la sintesi della legge 194.

In tema di unioni civili: è stato utile portarle in superficie e disciplinarle, convenendo che esse però sono cosa diversa dalla famiglia quale definita in Costituzione, con il conseguente “favor familiare” da parte del legislatore.

In tema di omosessualità: da un lato, la condanna senza se e senza ma verso l’omofobia, dall’altro, la consapevolezza che il problema di un’oggettiva differenza di status e di disciplina tra unioni civili e famiglia non è questione che possa essere sbrigativamente risolta con l’escamotage nominalistico del plurale “famiglie”.

In tema di donne: chi può dissentire circa il dovere in capo ai pubblici poteri di mettere le donne in condizione di scegliere liberamente tra casa e lavoro? Di non svilire il lavoro di cura, ma neppure di sottostimare l’esigenza di favorire l’accesso delle donne al mercato del lavoro? Un handicap per la nostra economia e per la nostra società.

Non dispongo di elementi adeguati per abbozzare un bilancio dei contenuti del congresso (anche perché, sbagliando e rafforzando così la diffidenza degli osservatori, si è inibito l’accesso alla stampa), ma il volume delle polemiche montate intorno ad esso sembra deporre a sostegno dell’impressione che, per responsabilità non di una sola parte, sia mancato quel clima di civile confronto che il tema avrebbe meritato.

È significativo che, a valle del congresso, il presidente dei vescovi italiani si sia espresso così: «La famiglia non ha bisogno di polemiche e di schieramenti contrapposti, ma di provvedimenti concreti di sostegno». Difficile dire meglio in poche parole ispirate a misura, saggezza ed equilibrio. Parole che marcano la distanza dalle contese strumentali e partigiane, ma che, con incalzante pragmatismo, mettono tutti di fronte alle proprie responsabilità omissive. Che siano i pastori a richiamare alla concretezza e, per converso, a suggerire di abbassare il sovraccarico ideologico delle contese sulla famiglia è un “segno dei tempi” che merita segnalare. Un buon segno per la Chiesa, un po’ meno per la politica.

Print Friendly, PDF & Email
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

4 Commenti

  1. Angela 7 aprile 2019
  2. Vito 6 aprile 2019
  3. Nicoletta 4 aprile 2019
  4. Claudio 3 aprile 2019

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi