Francesco, Marine Le Pen e i migranti

di: Michele Giulio Masciarelli

È stata echeggiata notevolmente l’intervista di Marine Le Pen al quotidiano cattolico francese La Croix del 14 aprile scorso, nella quale la candidata all’Eliseo, riferendosi agli appelli di papa Francesco in favore dei migranti, si è espressa in termini e con concetti che non possono essere lasciati “sine glossa”.

C’è spazio per tre brevi glosse, che sono doverose verso il pontefice, in vero lasciato spesso solo anche da una parte della stampa “cattolica” in Italia, e necessarie dal punto di vista teologico.

Prima glossa: serve portare le “croci dell’ora”

1. Con l’espressione intramontata di un grande prete del Novecento cattolico italiano, don Primo Mazzolari – “le croci dell’ora” –, si ha subito la traccia per penetrare il senso del continuo richiamo di papa Bergoglio sul tema dei migranti, che egli, da pastore della Chiesa, pone sotto gli occhi credenti dei cristiani e dinanzi alla coscienza degli uomini di buon volere, ai quali si rivolge appellando a ragioni antropologiche e umanistiche. Del resto, questi sono i destinatari tradizionali, ai quali i papi del Novecento si sono rivolti nei loro insegnamenti e appelli di natura sociale, come Leone XIII, Pio XI, Pio XII e, in modo più esplicito, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.

2. È indubbio che l’amore agli ultimi, ai bisognosi e… ai migranti è posto da papa Francesco fra le permanenti urgenze cristiane. Si può dire che egli sia incalzante su questo tema. Del resto, ogni papa sente di scegliere, per l’arco di tempo del servizio petrino, qualche punto privilegiato del suo magistero per aderire alle… croci dell’ora storica che si sta vivendo.

Chi non si è educato al prolungato messaggio sulla misericordia di san Giovanni XXIII? Chi non ha riflettuto sull’organico insegnamento di Paolo VI intorno al tema della Chiesa (che ha posto come tema del Concilio!) e al rapporto Chiesa-mondo contemporaneo? Chi non ha notato la sottolineatura di Giovanni Paolo I sulla tenerezza? Chi non ricorda la forte marcatura del tema dell’uomo, specie nei primi anni di pontificato da parte di san Giovanni Paolo II? Chi ha dimenticato la martellante e lunghissima insistenza di Benedetto XVI sul pericolo del relativismo?

E allora: perché dovrebbe parere troppo forte l’insistenza di papa Bergoglio sul tema dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, dei popoli della fame e in via d’estinzione, dei senzatetto, dei migranti…? In concreto, chi può negare che il tema dei migranti sia oggi tema drammatico e tragico, urgente e incalzante, riguardante i singoli e le comunità, le istituzioni e gli Stati?

Seconda glossa: c’è anche la «carità politica» (Pio XI)

1. Un’espressione che va glossata di quell’intervista è: «La carità è individuale». Qui non conta che sia stata pronunciata da una persona impegnata in politica: essa è teologicamente insostenibile di per sé ed è da questo angolo d’approccio che va riequilibrata. è l’orizzonte trinitario (quanto di più religioso ci sia…) a chiedere che le tematiche teologiche – quelle d’impianto e quelle che potremmo chiamare “speciali” (fra esse è il nostro tema) – siano pensate all’interno di una grande unità e in una grande “apertura”. Questo significa che occorre considerare, nella prospettiva più vasta, i cruciali problemi umani che impegnano il pensare credente dei cristiani, ossia i rapporti fede‑cultura, fede-scienza, speranza‑storia, carità‑politica…

2. In particolare, si richiede dai cristiani e dalle chiese una forte “ca­rità politica” che aiuti a difendere i gruppi etnici in difficoltà, che motivi l’impegno sociale per la difesa «popoli in via di estinzione» e l’azione per fermare etnocidi spaventosi in cor­so: pensiamo al popolo palestinese, al popolo libane­se, al popolo afghano, al popolo kurdo, agli indios yanomani, agli os­seti, ai tuareg, ai masai, ai boscimani… È scan­daloso mostrare più attenzione e maggiore premura per l’orsetto panda, la foca monaca e l’aquila reale (si deve attenzione alta per loro…) e meno (questo però è intollerabile…) per i gruppi etnici a rischio[1]

Terza glossa: serve l’impegno cristiano per le situazioni difficili

Alla domanda se avrebbe invitato il papa all’Eliseo, qualora fosse eletta presidente della Repubblica francese, la leader del Front National ha risposto: «Lo farei con piacere». E ha aggiunto: che il papa «faccia appello alla carità, all’accoglienza dell’altro, dello straniero non mi pare affatto strano, ma che pretenda che gli Stati non mettano delle condizioni all’accoglienza di una immigrazione massiccia costituisce secondo me una questione politica e anche un’ingerenza, dal momento che è anche un capo di Stato».

Che il richiamo del papa all’accoglienza dell’altro e dello straniero non le appaia «affatto strano» è concessione strettina: ci mancherebbe perfino che le apparisse “strano”…

Sul seguito della risposta due veloci note.

L’affermazione: «Gli Stati non mettano delle condizioni all’accoglienza di un’immigrazione massiccia» il papa non l’ha mai pronunciata. Il papa incoraggia ad un’accoglienza “doverosa” e “generosa”, non altro… E questa è l’indole dell’invito di natura profetica di un pastore il quale si augura che, sul tema, ci sia responsabilità, saggezza, lungimiranza, cuore per le turbe dei poveri, per le carovane umane delle migrazioni odierne…

Poi una domanda: è davvero serio pensare che un papa chieda attenzione per queste “politiche drammatiche” solo ai cristiani e ai singoli uomini? La richiesta di una privatizzazione della fede, della speranza, della carità, delle conseguenze testimoniali dei sacramenti, della dottrina sociale della Chiesa fino a parlare di «ingerenza» e dell’«immischiarsi» (accusa estesa anche all’episcopato francese) in cose che non riguarderebbero la Chiesa, non ha alcuna giustificazione…

Conclusione breve: serve lo “stile” cristiano

Con molto rispetto per il soggetto politico dell’intervista, vorrei fare un’osservazione teologica, echeggiando una parola che la teologia ultima (ho in mente il teologo Christoph Theobald) sta rivalutando: si tratta della parola «stile», di cui abbiamo proprio bisogno…

Perciò, in nome dello stile cristiano, direi che l’affermazione fatta dalla signora Le Pen su di sé di essere «estremamente credente» poteva essere evitata, specie in un contesto nel quale essa rivolgeva una dura critica a papa Francesco, che non solo è un suo fratello… di fede, ma anche padre e maestro nella fede…

E aggiungo un’idea di stile, prendendo a prestito un saggia espressione di uno dei più grandi uomini di stile cristiano, Agostino d’Ippona: «Ante mortem ne laudes hominem quemquam. Prima che muoia, non lodare nessuno».[2] Tanto meno si può lodare se stessi, meno ancora sul grado della propria fede, che solo Dio conosce…


[1] Si va sviluppando comunque un grande interesse per questo spi­nosissimo problema. Nel dicembre del 1989 si sono riuniti a Bolzano i rappresentanti di 500 etnie. Esiste una «Lega per i diritti dei popoli minacciati». Esiste un «Consiglio mondiale delle popolazioni indige­ne». Esiste il «Tribunale permanente dei popoli», che ha raccolto l’e­redità del «Tribunale Russel». Per saperne di più, cf. a. nanni, Popoli senza futuro?, in Mondialità, 22 (1991) 9-10.
[2] En. in ps. 99, 11.

Print Friendly, PDF & Email
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi