Gli USA e il mito della riduzione delle tasse

di: Marcello Neri

Nei giorni scorsi, con due editoriali, National Catholic Reporter e America hanno preso posizione sulla legge di tagli fiscali da parte del governo federale – già passata in Senato e alla Casa dei Rappresentanti, e ora in fase di composizione finale per integrare gli emendamenti apportati.

Mentre l’editoriale di NCR ha un profilo che potremmo dire militante, centrato sui suoi esiti di incremento dell’ingiustizia sociale, quello di America si concentra sulla procedura parlamentare scelta dai repubblicani per accelerare l’iter di approvazione della legge.

Il fallimento del Congresso

Secondo la rivista dei gesuiti statunitensi, questo «fallimento parlamentare» rappresenta un danno ancora più grave di «quelli che ci si può aspettare verranno prodotti dalla legge» una volta approvata. Non si tratta solo del fatto che il progetto di legge sia stato distribuito solo alcune ore prima del dibattito, ma soprattutto dell’«abuso del processo di riconciliazione del bilancio [reconciliation process], che permette una rapida considerazione delle leggi in materia di spesa pubblica e l’appoggio su un arco di tempo limitato a dieci anni del debito pubblico al fine di determinare l’eleggibilità di tale processo».

Il cosiddetto budget reconciliation process (introdotto nel 1974) è stato pensato per velocizzare i tempi del passaggio parlamentare di alcune leggi in materia fiscale, spesa pubblica e limiti del debito federale. Una volta riconosciuta l’eleggibilità per questo processo, la giurisdizione sopra il progetto di legge viene trasferita a una o più commissioni parlamentari che hanno competenza in materia e godono di ampia discrezionalità sul modo di attuare cambiamenti delle direttive politico-legislative per raggiungere le mete di bilancio previste.

Impedire l’opposizione

In particolare, questo tipo di procedura limita i tempi di discussione in Senato, le cui regole permettono, in linea teorica, un dibattito illimitato – ossia un’opposizione a oltranza al fine di bloccare una legge. Con il limite di venti ore di dibattito in Senato, previsto dal reconciliation process, si elimina quindi ogni possibilità effettiva di opposizione. Inoltre, per l’approvazione della legge in questione si aggira la necessità di una maggioranza qualificata in quanto, con questa procedura, è sufficiente quella semplice.

Dal 1980 il reconciliation process è stato usato una ventina di volte, da amministrazioni di entrambi i partiti (Clinton nel 1994, G.W. Bush nel 2001 e 2003, Obama nel 2010). Nel 1990, nel quadro di procedure parlamentari poste sotto il reconciliation process, è stata approvata la cosidetta Byrd rule che impedisce provvedimenti che sono ritenuti estranei al bilancio federale.

Collasso del potere legislativo

«Il reconciliation process e la Byrd rule erano originariamente pensati per proteggere l’iter di bilancio da forme di slealtà legislativa dirette a questioni non pertinenti la materia in esame. È giunto il momento di ammettere che esse non servono più a questo scopo. Anzi, esse incentivano i legislatori a delineare strutture legislative volte a collassare, in maniera deliberata e pericolosa, prima che essi raggiungano quei limiti procedurali».

A questa severa critica all’implosione della cultura procedurale del Congresso, i gesuiti statunitensi affiancano, in brevi passaggi, anche alcune considerazioni sul contenuto della legge di riduzione della pressione fiscale federale.

Specchietto per le allodole

In primo luogo, il fatto che essa diventa definitiva solo per società e aziende, mentre decrescerà progressivamente per i singoli cittadini nell’arco dei dieci anni della sua validità legale: «Per i contribuenti poveri e della classe media la legge significa un incremento fiscale regressivo dopo solo pochi anni».

Il taglio delle tasse finisce col favorire i cittadini statunitensi più abbienti, penalizzando invece il resto della popolazione. Ma è proprio l’iter procedurale della legge che rappresenta il nodo della questione che dovrebbe stare a cuore a tutti gli americani.

«Avremmo potuto avere un dibattito più chiaro, sui tagli fiscali e sul loro impatto sul debito federale, se questi aspetti non fossero stati offuscati dai provvedimenti che li limitano a un arco di tempo decennale. Il popolo americano ha il diritto di ascoltare degli argomenti sul modo di pagare per ciò che i nostri legislatori propongono di fare, e non solo su come contrabbandare una legge mal fatta attraverso il Congresso».

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