Grecia: il nodo sensibile Chiesa-Stato

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La questione della separazione della Chiesa dallo Stato, qui in Grecia, si presenta a ondate, secondo i momenti propizi.

Per esempio, qualche mese fa, l’occasione fu l’arrivo da Venezia della reliquia di sant’Elena, che è stata accolta all’aeroporto «con gli onori di un capo di stato».

Tale questione, inoltre, si fa sentire ogni qualvolta si parla di «riforma dell’istruzione pubblica», perché il governo mette in discussione la natura dell’“ora della religione”.

L’arrivo della santa reliquia di sant’Elena

Si sa che la Chiesa ortodossa ha in grandissima considerazione e venerazione le reliquie dei santi. Andare in pellegrinaggio in una Chiesa dove riposa una santa reliquia non è solo un atto religioso e devozionale, ma riveste anche un certo carattere sacramentale. Si crede che le reliquie dei santi comunichino in qualche modo la loro santità al fedele che le venera. Quelli che si trovano in stato di necessità sperano che, con un pellegrinaggio alle sacre spoglie, saranno beneficati con la grazia che attendono, per esempio, una guarigione. Esiste ancora l’usanza di trasferire le reliquie dei santi, che godono di un certo onore e di prestigio nella coscienza dei fedeli, là dove sono richieste per poter essere venerate.

Intorno alla reliquia di sant’Elena si è svolto anche un round della polemica sulla separazione fra Chiesa e Stato.

Il 14 maggio di quest’anno, la reliquia di sant’Elena, fu portata dalla basilica di San Marco di Venezia ad Atene, insieme con un frammento della santissima Croce, e sono state esposte alla pubblica venerazione nella chiesa parrocchiale ortodossa di Santa Barbara.

L’arcivescovo Jeronymos, ovviamente, si è recato a venerare la reliquia. All’uscita dalla Chiesa di Santa Barbara, i giornalisti presenti per l’occasione gli hanno chiesto una dichiarazione a proposito della separazione fra Chiesa e Stato. Ha risposto esortando a non rovinare la lieta atmosfera del pellegrinaggio in atto. Aggiunse che la questione richiedeva una grande discussione per poter avere risposte soddisfacenti e complete. E ha concluso dicendo che «coloro che pensano a cose del genere (relative, cioè, alla divisione fra Chiesa e Stato) si pentiranno».

La frase «coloro che pensano a cose del genere si pentiranno», ha suscitato un putiferio di polemiche. Scegliamo una delle risposte più moderate, apparsa sul sito protagon.gr: «Seguiamo con rispetto Sua Beatitudine. La grande maggioranza della società, oltre il 70% dei cittadini, secondo quando riportato dalle più recenti indagini, chiede che ci sia la separazione della Chiesa dallo Stato. Questo, naturalmente, presuppone un dialogo e non azioni unilaterali. La separazione tra Chiesa e Stato si rivelerà utile per entrambe le parti, oltre che ad essere benefica per la gente. Va da sé che il dialogo democratico non può essere fatto in termini di “pentimento”. Il Paese affronta problemi cruciali. Oltre alla crisi economica, deve affrontare anche una decadenza etico-politica. Per uscire da questa complessa crisi in cui viviamo, si richiedono dei valori che saranno frutto di una nuova cultura popolare, democratica e razionale, con tanto di impegno esemplare da mostrarsi nella pratica personale e sociale».

La riforma dell’istruzione pubblica

L’occasione per riproporre la discussione sulla divisione fra la Chiesa e lo Stato, nell’ambito della riforma della pubblica istruzione, è stato l’attrito relativo alla natura e al contenuto dell’ora di religione nelle scuole: se deve essere più o meno confessionale o incentrarsi sulla storia delle religioni e sul sentire religioso in genere, ma anche se esso deve essere materia obbligatoria o facoltativa. Nel caso che l’ora di religione debba avere un contenuto “di scienze religiose” e non essere più un catechismo confessionale cristiano ortodosso, così come è adesso, anche i relativi libri di religione dovrebbero essere cambiati secondo il nuovo orientamento. Da notare che in Grecia vige il libro unico per ogni materia. Lo Stato non solo prescrive cosa deve essere insegnato nella scuola per ogni materia, ma ne redige anche il programma e, inoltre, predispone la compilazione degli appositi libri, dopo aver indetto un concorso. Prevede pure la stampa dei testi e la loro distribuzione gratuita nelle scuole pubbliche, mentre li offre ai privati a un prezzo modico. Scuola pubblica e privata seguono lo stesso programma e usufruiscono degli stessi libri.

Le due Facoltà teologiche esistenti sono rette in tutto e per tutto dallo Stato, così pure i licei ecclesiastici, come anche alcune accademie ecclesiastiche. Oltre che sui libri, si discute sul fatto se si debba continuare la pratica vigente della preghiera mattutina prima di entrare nelle aule.

Comunque, il governo si ricorda del problema Chiesa-Stato quando è messo alle strette e lo utilizza come diversivo, per deviare l’attenzione dalle tensioni in atto.

Qui, dunque, abbiamo un terreno fertile per avere diversi round di discussione.

L’arcivescovo Jeronymos, in una riunione congiunta del Santo Sinodo con i docenti delle Facoltà teologiche, ha accusato il governo «di mostrare una fretta inspiegabile e ancora di ignorare la Chiesa e il Santo Sinodo per i nuovi libri di religione». Inoltre, ha ricordato e sottolineato alla direzione dell’Istituto di politica educativa e al ministero della Pubblica Istruzione, che la Carta costitutiva della Chiesa in Grecia, che è legge dello stato greco, prevede che sia responsabilità del Santo Sinodo della Chiesa sorvegliare sul contenuto dottrinale e dogmatico dei libri di religione. «I testi di religione devono recare il sigillo della Chiesa», ha detto, per poi aggiungere: «Bisogna ammettere che lo Stato ci ignora. Noi stiamo discutendo tutto questo e devo dire che c’è volontà di dialogo». E ancora: «Noi come Chiesa, come Santo Sinodo, malgrado ci attacchino, ci feriscano e ci accusino di essere indifferenti, pazientiamo. E aspettiamo di vedere questi nuovi quaderni. E consulteremo i professori universitari, i teologi, affinché il nostro giudizio sia il più possibile obiettivo. E lì vedremo se siamo d’accordo o in disaccordo sul da farsi. Ma mentre, come Sinodo, abbiamo pazienza, vediamo che lo Stato ha fretta. Perché i nuovi libri di religione sono già stati diffusi e la lezione nelle scuole viene fatta su questi. Questo devo dire che ci preoccupa».

Tra intransigenti e possibilisti

Il partito ANEL – “Greci Indipendenti” – socio nel governo di SYRIZA, si presenta come uno strenuo difensore dei diritti e dei privilegi della Chiesa ed è contrario ad ogni tentativo di separazione fra Chiesa e Stato. Ad ogni pié sospinto dichiara che, per quanto concerne le lezioni di religione, come anche per le nuove carte di identità che dovrebbero essere elettroniche con tanto di codice a barre, la Chiesa oppone il suo rifiuto per due ragioni: primo, perché le considera un modo di schiavizzare la gente, secondo, perché nel codice a barre apparirà pure il numero 666 che, come si sa, è il numero dell’Anticristo… Questo partito della destra patriottica, ancora più a destra di “Nuova democrazia”, aveva minacciato che, se tali questioni fossero state presentate in parlamento, avrebbe fatto cadere il governo.

In effetti, il capo del partito e ministro della Difesa, piangendo… aveva chiesto al primate arcivescovo Jeronymos «se voleva far cadere il governo». L’arcivescovo Jeronymos non si è pronunziato.

Il primo ministro ha avuto un incontro privato in tarda serata e, all’indomani, il signor Filis, ministro dell’Istruzione, che proponeva progetti di riforma della pubblica istruzione, «è andato a raccogliere verdure e ortaggi» (così si dice da noi), con tanto di ringraziamenti ufficiali per l’eccellente lavoro svolto dal suo ministero da parte del primo ministro A. Tsipras.

Intanto gli osservatori sostengono che tutto questo è un regalo del signor Tsipras all’ANEL.

Sostengono ancora che Tsipras e gli altri parleranno della divisione o della separazione dello Stato dalla Chiesa ma intenderanno e parleranno di «ruoli ben distinti», cioè di cambiamenti e non di grandi rotture. D’altronde, una separazione vera e propria costerebbe troppo, tanto in termini politici che economici.

È difficile che qualcosa cambi

Si discute ancora se esiste qualche previo accordo tra l’arcivescovo e Tsipras, dato che, come si sa, si incontrano spesso e se c’è stato uno scambio di favori e su quali basi si siano accordati. Del resto, per molte questioni sostanziali, quanto ai “ruoli ben distinti” tra Stato e Chiesa, non è richiesto necessariamente un cambiamento della Costituzione ma basterebbe un semplice cambiamento della legge vigente.

La Chiesa intanto resta in attesa che il governo faccia la prima mossa ma, in linea di principio, è contraria ad ogni cambiamento dello status quo.

Il primate, già da tempo, aveva dichiarato: «Chi vuol andarsene è libero, noi non ci separiamo da nessuno».

L’ altro grande scoglio è lo stipendio dei circa 10.000 chierici, che lo Stato aveva deciso di assumere nel 1952 in cambio delle proprietà terriere date dalla Chiesa allo Stato per la sistemazione dei nullatenenti e non solo. A proposito del libro-paga clericale, molti dirigenti di SYRIZA, come il numero due, Pappas, dicono che in questo nulla cambierà.

Si può pensare, che – così come stanno le cose –, se lo Stato non pagherà lo stipendio, come era stato concordato in passato, la Chiesa potrà chiedere che le siano restituite le sue proprietà. In caso contrario, potrebbe ricorrere ai tribunali internazionali, e allora …

Da parte del governo, non si parla «di separazione della Chiesa dallo Stato» ma di stabilire con chiarezza «i diversi ruoli della Chiesa e dello Stato». Finora non esiste nessun documento scritto per avere qualche idea chiara. Si ricorre a un documento interno programmatico del partito SYRIZA, di un anno fa, nel quale si propone:

– di stabilire pienamente la distinzione fra Chiesa e Stato, nel pieno rispetto della Chiesa ortodossa e del suo ruolo storico avuto per la nazione greca;

– di esplicitare la garanzia della neutralità religiosa dello Stato con il riconoscimento della Chiesa ortodossa come religione storicamente dominante;

– di imporre il giuramento politico come il solo giuramento per ogni incarico pubblico per gli eletti nelle diverse elezioni: per il governo e i diversi governi periferici e municipali, per i giudici e i tribunali e per gli altri funzionari pubblici.

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