Magistrati e operatori giuridici contro la tratta

di: Andrea Lebra

Il Summit internazionale di magistrati ed esperti giuridici sulla tratta delle persone e sul crimine organizzato, che si è tenuto il 3 e 4 giugno 2016 in Vaticano, presso la sede dell’Accademia pontificia delle scienze sociali, non è un’iniziativa isolata o estemporanea. Da quando Francesco è vescovo di Roma iniziative analoghe sono state periodicamente programmate e realizzate ad opera della Pontificia accademia delle scienze sociali.

Basta ricordare due significativi eventi realizzati nel 2014 e nel 2015. In primo luogo l’incontro dei leader religiosi che il 2 dicembre 2014, in Vaticano, hanno dato vita ad una iniziativa di portata storica volta ad ispirare azioni spirituali e pratiche da parte di tutte le religioni del mondo e delle persone di buona volontà per eliminare la schiavitù moderna entro il 2020. Nell’occasione i rappresentanti delle confessioni religiose più diffuse hanno sottoscritto un documento con il quale s’impegnano a fare tutto il possibile, all’interno delle rispettive comunità di credenti e all’esterno di esse, per ridare la libertà a chi è vittima di schiavitù o di tratta di esseri umani, restituendo loro speranza nel futuro. E poi ancora l’incontro con i sindaci delle città più importanti del mondo che il 21 luglio 2015 hanno firmato un documento, dove, tra l’altro, viene affermato il loro impegno su un duplice fronte: favorire, nelle città e negli insediamenti urbani, l’emancipazione dei poveri e di coloro che versano in condizioni di vulnerabilità, riducendone l’esposizione a eventi estremi e a catastrofi derivanti da profonde alterazioni di natura ambientale, economica o sociale, che creano terreno fertile per la tratta di esseri umani, e le migrazioni forzate; porre fine agli abusi, allo sfruttamento, alla tratta delle persone e ad ogni forma di schiavitù moderna e a sviluppare efficaci programmi di sostegno, reinserimento e integrazione sociale delle vittime.

Come ha affermato Maria Monteleone, procuratrice aggiunta alla Procura della Repubblica di Roma, presente al summit, l’iniziativa del 2016 «è un ulteriore tangibile segno della particolare attenzione e sensibilità che il nostro papa ha verso gli ultimi. E gli ultimi tra gli ultimi sono proprio le vittime ridotte in schiavitù dalla tratta e dallo sfruttamento sessuale».

Obiettivo e partecipanti del Summit

Obiettivo dichiarato dell’incontro del 3 e 4 giugno 2016: dare la possibilità a persone che, a vario titolo, operano nel campo della giustizia penale per contrastare il fenomeno delle nuove schiavitù, di socializzare le loro esperienze, condividere le migliori pratiche, proporre modifiche legislative per rendere più efficace la lotta contro i nuovi schiavisti e più adeguate le forme di sostegno delle vittime.

Nel corso del summit hanno preso la parola 72 tra i principali esponenti della giustizia penale, alla presenza di altri esperti nel ruolo di uditori, per un totale di circa 150 persone. I lavori sono stati aperti dagli interventi del cancelliere delle pontificie accademie, il vescovo Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, della sociologa Margaret Archer, del deputato argentino Gustavo Vera, sempre in prima linea nella difesa delle persone più deboli, del collaboratore dell’Accademia, John McEldowney, specializzato in Commom Law, e del rappresentante delle Nazioni Unite Jeffrey Sachs, consigliere economico di Ban Ki-moon.  Hanno partecipato, tra gli altri, una delegazione degli Stati Uniti, guidata dall’ambasciatrice responsabile dell’Ufficio anti-tratta del Dipartimento di Stato americano, Susan Coppedge, l’alto commissario delle Nazioni Unite contro la tratta di persone, Maria Grazia Giammarinaro, la cancelliera svedese Anna Skarhed, autrice del “modello nordico” della lotta contro la prostituzione basato sulla criminalizzazione dei clienti. Tra i rappresentanti italiani, oltre Maria Monteleone, Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Salvi, Procuratore Generale di Roma, e il Procuratore antimafia Antonio Ingroia.

Dichiarazione finale dei partecipanti al summit

Al termine dei lavori è stata approvata una dichiarazione, controfirmata anche da papa Francesco.

Nella premessa si afferma che: la schiavitù moderna, la tratta di esseri umani, il lavoro forzato, la prostituzione e il traffico di organi sono crimini contro l’umanità e tali devono essere considerati dalle istituzioni e dalla società; l’eliminazione della schiavitù moderna è un imperativo morale per i 193 Stati membri dell’organizzazione delle Nazioni Unite che nel settembre 2015 hanno approvato all’unanimità i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile e integrale; l’applicazione del diritto penale è una condizione necessaria per raggiungere tale obiettivo; la giustizia penale è intrinsecamente legata alla giustizia sociale e deve – come recita il paragrafo n. 49 dell’enciclica Laudato si’ – integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri; alle vittime della schiavitù moderna e della tratta di esseri umani va restituita la dignità  realizzando per esse forme di sostegno, di riabilitazione e di reinserimento sociale che permettano loro di essere socialmente ed economicamente indipendenti.

Tra i dieci obiettivi segnalati nella dichiarazione finale, di particolare rilievo risultano essere i seguenti sei:

  • rafforzare la collaborazione giudiziaria internazionale e delle istituzioni sovranazionali per la lotta contro trafficanti e schiavisti;
  • utilizzare le risorse finanziarie sequestrate ai criminali condannati per la riabilitazione e l’indennizzo delle vittime;
  • riconoscere alle vittime titoli di soggiorno anche per incoraggiarle a collaborare con il sistema giudiziario per individuare e punire i criminali;
  • prevedere sanzioni a carico di coloro che acquistano prestazioni sessuali, considerando tale misura come parte integrante della lotta contro la schiavitù e della legislazione anti-tratta e prevedere sanzioni analoghe nei confronti di chi utilizza intenzionalmente il lavoro forzato;
  • non confondere le vittime di tratta con gli immigrati irregolari né con le persone oggetto di traffico;
  • considerare l’eventuale rimpatrio delle persone straniere in situazione irregolare solo con il loro accordo al fine di evitare il rischio di recidive e di attività illegali e disumane a loro danno.

Il discorso di papa Francesco

Le vittime sperano che l’ingiustizia “non abbia l’ultima parola”. Ai loro bisogni sono chiamati a dedicare grande attenzione anche coloro che, come i giudici e/o i pubblici ministeri, hanno il compito di applicare e far rispettare le leggi nazionali e internazionali a tutela della dignità di ogni essere umano. Così papa Francesco, nella serata di venerdì 3 giugno, intervenendo al Summit.

Da parte sua la Chiesa, seguendo Cristo, “è chiamata a impegnarsi”. Di fronte alla drammatica sofferenza di tante persone provocata anche dalla globalizzazione dell’indifferenza, di fronte all’urgenza di migliorare le loro condizioni di vita, la Chiesa, contrariamente all’adagio che non la vorrebbe “messa” in politica, deve “mettersi” nella “grande” politica (nella politica “alta”) perché, come diceva Paolo VI, «la politica è una delle forme più alte dell’amore, della carità».

E «dinnanzi alle nuove sfide che ci pone la globalizzazione dell’indifferenza» risulta essere insostituibile la missione dei giudici e dei magistrati nell’«aprire brecce e nuove vie di giustizia a beneficio della promozione della dignità umana, della libertà, della responsabilità, della felicità e, in definitiva, della pace».

Per perseguire un così ambizioso e doveroso obiettivo «occorre – dice Francesco – generare un moto trasversale e ondulare, una buona onda, che abbracci l’intera società dall’alto in basso e viceversa, dalla periferia al centro e viceversa, dai leader fino alle comunità, e dai popoli e dall’opinione pubblica fino ai più alti livelli dirigenziali».

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