Confessioni di un europeo

di: Marcello Neri

Mancano pochi giorni a una tornata elettorale europea insolita rispetto alle precedenti. L’implosione generalizzata della forma democratica ha prodotto una strana congiuntura: come se il destino delle forze populiste europee, che utilizzano la rivendicazione della nazione per legittimare la violenza e l’etero-fobia della loro proposta, dipendesse da un voto extra-nazionale.

In parte, si tratta di un’illusione ottica: abilmente usata dalle destre e ciecamente creduta vera da tutti gli altri. In parte, si tratta di una condizione paradossale da non sottovalutare: per ragioni del tutto contingenti, il massimo del tribalismo nazionalista attende la sua ultima benedizione (e definitivo sdoganamento) da una forma transnazionale con forte apertura cosmopolita.

Per poter dire, ciascuno a modo suo: vedete, siamo proprio tutti così! Vi è la possibilità, forse remota, che una tale legittimazione cosmopolita del sovranismo più bieco possa non uscire dalle urne di domenica prossima. Questo non risolverebbe però né il problema di una affermazione governativa di forze neo-fasciste attraverso gli strumenti più avanzati e affinati della democrazia di cui disponiamo, da un lato; né, dall’altro, quello della sostanziale inconsistenza di ogni eventuale proposta politica alternativa. Qualcosa di simile a ciò semplicemente non esiste, l’agenda politica è completamente dominata dall’urlo sacrificale della nuova dottrina illiberale.

Davanti a tutto ciò l’Europa attuale è fragilissima, tutt’altro che troppo invasiva – come qualche frangia autorevole del cattolicesimo nostrano vorrebbe lasciar intendere. Cercando così di ossequiare, allo stesso tempo, sia l’inguardabilità dell’ostensione religiosa di Salvini sia la spiritualità del concreto tenacemente portata avanti da Francesco.

Il primo l’ossequio, anche in questa forma, lo incassa ben volentieri; il secondo non sa assolutamente che farsene – anzi, non gli interessa per nulla.

Solo se la società civile inizia a comprendere questa fragilità dell’Europa come Unione, allora si potrà conservare un briciolo di speranza di riuscire a traghettare le sue aspirazioni migliori in una nuova stagione di un inedito progetto europeo.

Perché l’Unione Europea attuale è costruita su una serie complessa di articolazioni, compromessi, contraddizioni, che si basano tutti su una concezione forte di stato-nazione, democratico e costituzionale. Così che la crisi dello stato-nazione, indotta e implementata dalla globalizzazione e dalla nuova sovranità tecno-finanziaria, ha prodotto al tempo stesso la violenza sovranista e il collasso europeista. I due sono fratelli gemelli, figli della stessa genesi, vivono l’uno per l’altro e l’uno dell’altro.

L’illusione di una legittimazione ultima generata dall’implosione di un sistema è il temibile specchietto per le allodole che il neo-fascismo continentale saprà eventualmente usare con perfida precisione politica.

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