Spagna, nostalgia del dittatore?

di: Michelangelo Malavia

francoViviamo in Spagna mesi di agitazione per quello che sembra (ora sì) l’imminente esumazione di Francisco Franco dalla Valle de los Caidos.

Prima di valutare l’ingombrante causa giudiziaria tra la famiglia e il governo socialista, preferisco andare più a fondo nella questione. O almeno a ciò che maggiormente mi interpella: come affrontano i cattolici del 2019 la figura del padre del nazionalcattolicesimo contemporaneo.

E qui, dopo aver costatato nella maggioranza (in relazione a ciò che si vive nella società nel suo insieme) un disinteresse nei riguardi del dittatore, non è poco preoccupante la forte mobilitazione di una minoranza ecclesiale che, nonostante cerchi di dissimularlo con discorsi ingannevoli («non bisogna rimuovere le ferite», «questo è un profanare la tomba»…), in fondo è incapace di dissimulare il suo sentimento interiore: ammirano il dittatore. Anzi, pregano colui che per loro è san Francesco Franco Bahamonde…

È qualcosa dovuto a un profondo infantilismo, a una triste atrofia intellettuale e umana. Non si può giudicare la storia non con gli occhi del nostro tempo. Perfetto. Ma proprio per questo abbiamo l’obbligo morale di sanare la lacerazione prodotta da quel tempo storico. L’incivile Guerra Civile, che rese folle la Spagna al punto da diventare un mattatoio senza regole (los “hunos” contra los otros – gli “unni” contro gli altri, direbbe Miguel de Unamuno), si ripercosse durante quarant’anni di dittatura militare in cui la Chiesa ebbe un ruolo da protagonista.

È qualcosa di cui i principali pastori di quella Chiesa del tardo franchismo negli anni ’70, presero coscienza, stimolati da Roma e con il vento favorevole del concilio Vaticano II. E ruppero i legami con il dittatore, cosa che valse loro gli attacchi interni di un regime che li tacciò, e tacciò lo stesso Montini, di essere «rossi» ed «eretici».

Fortunatamente è acqua passata… Sono trascorsi altri quarant’anni (adesso sì) di pace, di vera pace.

Ora noi cattolici dobbiamo dimostrare la nostra maturità e chiedere di guarire le ferite. Come? Andando oltre Franco e chiedendo che le migliaia di nostri fratelli uccisi nella guerra fratricida e i cui resti giacciono in fosse comuni, vengano identificati e sepolti con dignità. E con gli onori di Stato. O, almeno, con una semplice preghiera.

Utopia? Necessità e giustizia!

 

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