Trump e lo smantellamento della diplomazia USA

di: Marcello Neri

Trump distrugge la diplomazia USA

Quando arriverà il momento, per gli storici non sarà facile ricostruire la «cronologia» della presidenza Trump. Basata su procedure informali e volatili, essa assomiglia a una sorta di porta girevole in continuo movimento circolare su se stessa. Tutto e il contrario di tutto escono dal vortice di decisioni basate sull’«istinto» del Presidente, così dice lui, e sul grande buco nero di enormi interessi personali di cui la Casa Bianca diventa una sorta di braccio armato privato.

Di questa nebulosa si potrà, però, scrivere con una certa facilità la storia degli effetti, le conseguenze a livello globale di una leadership che, a mio avviso, in questo momento gode ancora del favore di una maggioranza degli americani che il prossimo anno si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Presidente.

Tra le conseguenze, di cui già oggi gli Stati Uniti pagano il prezzo, c’è la sistemica distruzione dell’apparato diplomatico USA – almeno, così ritiene William Burns (alto ufficiale del Dipartimento di Stato per più di tre decenni) in un articolo pubblicato sul sito di Foreign Affairs.

Annichilire le istanze intermedie

Trump non sopporta le istanze intermedie, le ridicolizza fino a renderle futili simulacri della funzione amministrativa e politica che compete loro. La telefonata con il Presidente ucraino V. Zelensky, a cui potremmo aggiungere anche quella con il presidente turco Erdogan (con relativo memo scritto), è solo l’apice di una corrosione sistemica della mediazione diplomatica da parte di Trump.

«Il disgustoso maltrattamento di Maria Yovanovitch – ambasciatrice in Ucraina, che è stata sollevata dall’incarico perché si frapponeva allo schema del Presidente di richiedere interferenze straniere nelle elezioni statunitensi – è l’ultimo esempio del pericoloso modo di imperizia e abuso in materia diplomatica da parte del Presidente Donald Trump» (W. Burns).

Un McCarthysmo post-moderno

Nel suo articolo, Burns compara la «privatizzazione» del Dipartimento di Stato sotto la presidenza Trump al McCarthysmo degli anni ’50 a inizio della Guerra Fredda fra gli Stati Uniti e il blocco orientale (già nel 2015, con un articolo apparso su The Atlantic, P. Beinert metteva in risalto l’omologia tra Trump e McCarthy).

Trump distrugge la diplomazia USA

D. Trump con R. Cohn

Un arco che non riguarda solo le pratiche di eliminazione di ogni ufficiale del Dipartimento di Stato che non sia gradito al «grande capo», a motivo del fatto che lavora su questioni controversie che, quindi, non possono essere presentate secondo quell’univocità inequivocabile desiderata dalla Casa Bianca. Ma che coinvolge anche il personale; infatti, Roy Cohn, capo di gabinetto dello staff di McCarthy, è stato avvocato e mentore di Donald Trump nei primi tempi della sua avventura imprenditoriale.

Lo smantellamento della diplomazia USA da parte dell’amministrazione Trump è una sorta di guerra totale al sistema diplomatico: tagli nel budget; limitazioni notevoli delle spese legate a strategie di sviluppo; vacanza di posizioni dirigenziali nel sistema amministrativo del Dipartimento di Stato; totale incuranza verso le sedi diplomatiche all’estero (1/5 delle ambasciate americane è senza ambasciatore o ambasciatrice, anche quelle poste in nazioni di critica importanza per gli interessi americani nel mondo).

La «privatizzazione» del sistema diplomatico e della politica estera statunitense, divenuti dei giullari posti a servizio degli interessi personali di Trump, fa della sua presidenza un «regalo continuo e inaspettato» (W. Burns) per tutti i dittatori e oligarchi del mondo. Questo perchè l’amministrazione Trump rappresenta una conferma dell’utilizzo (del tutto incontrollato), per interessi propri e di parte, delle massime cariche istituzionali della forma democratica di governo occidentale.

Non ha più neanche un minimo senso del decoro, signore?

«Joseph Welch, il leggendario avvocato delle audizioni Esercito-McCarthy, fece scoppiare la bolla del McCarthysmo nel 1954 quando pose l’indimenticabile domanda: “Lei non ha più senso del decoro, signore? Insomma, non le è rimasto più niente di un minimo senso di decoro e moralità?”. […] La domanda era retorica allora, come lo è oggi per gli imitatori di McCarthy presenti nella e intorno all’amministrazione Trump. Il loro senso del decoro è ben celato, sepolto da qualche parte, mentre la loro disonestà e bramosia di rivalsa sono pienamente ostentate davanti agli occhi di tutti» (W. Burns).

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