La Turchia dopo le elezioni

di: Francesco Strazzari

A Smirne c’è stata molta delusione, sopratutto dopo il comizio pre-elettorale di Muharrem Ince, principale antagonista di Erdoğan, con la presenza impressionante di più di 2 milioni di persone.

I risultati

I dati parlano della vittoria di Erdoğan in coalizione con il partito nazionalista dell’estrema destra (MHP). Hanno ottenuto la vittoria con il 52% dei voti, ma il partito di Erdoğan dal 49,5% delle ultime elezioni è sceso al 42%: quindi non sarebbe passato al primo turno. Ora si tratta di formare il governo e il partito MHP non sembra voler entrare nel governo. Ma Erdoğan, che da qualcuno è stato definito un “animale politico”, riuscirà a trovare una soluzione anche per questo…

Comunque Erdoğan è stato abbastanza discreto nelle sue manifestazioni dopo la vittoria. Non è apparso, come in altre occasioni, euforico e spavaldo. Sembrava stanco. C’è chi parla di una malattia (tumore?) che si porta addosso da qualche anno. Inoltre, si trova il paese diviso in due.

Nonostante Erdoğan abbia in mano la gran parte dei canali televisivi e i principali giornali, il candidato oppositore ha avuto il 30% delle preferenze. È entrato da pochi mesi in politica e ha potuto fare una propaganda molto limitata. In televisione: una proporzione di 2 ore per Erdoğan e 5 minuti per Muharrem Ince.

Inoltre, il partito filo curdo ha superato il 10% per cento dello sbarramento dei voti e avrà 67 rappresentanti in parlamento. Tutto questo nonostante che il suo presidente sia in prigione.

Davanti a questo quadro politico, come sarà il futuro?

E adesso?

Erdoğan, nel suo discorso dopo l’annuncio della vittoria, ha affermato di voler continuare l’opera di revisione della legislazione e di completare tutti i vuoti legislativi. Inoltre di voler essere ancora più duro nella lotta al terrorismo e di saper risolvere i problemi economici.

Certamente Erdoğan aumenterà ancora il suo potere. Molti vedono in lui una persona capace di salvare la Turchia dall’ondata di terrorismo che investe tutto il Medio Oriente. E, inoltre, nonostante tutte le difficoltà, sembra deciso a continuareil suo impegno per far entrare la Turchia in Europa.

Non è un momento facile: ha problemi con tutti i paesi confinanti, sopratutto con la Siria e l’Iraq per il problema dei curdi.

Ha però dimostrato di saper gestire il problema dei rifugiati: più di 3 milioni i siriani e circa 300 mila i non-siriani (iracheni, iraniani, afghani, africani…).

Finora Erdoğan ha rispettato le minoranze religiose, in particolare ebrei e cristiani. Negli ultimi mesi si è anche impegnato nella restituzione dei beni che erano stati sottratti alle comunità armene e siriane ortodosse. Ha dato il permesso per la costruzione di una chiesa ai siriani ortodossi a Istanbul.

A sentire i nostri cattolici di Smirne, c’è anche chi tra di loro ha votato per Erdoğan, perché vedono in lui una personalità forte in grado di dare stabilità al paese e di risolvere la grave crisi economica.

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