Addio e grazie, monsieur Chirac

di: Michel Aupetit

Lunedì 30 settembre 2019, la Francia ha reso omaggio al presidente Jacques Chirac. Alle 9,30, il corteo è arrivato nella chiesa di san Sulpizio per la celebrazione funebre presieduta dall’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit. L’arcivescovo ha sottolineato la necessità della fraternità e ha ricordato la “coscienza etica” dell’ex presidente. Un testo pubblicato da “Documentation catholique”.

Abbiamo appena sentito san Paolo spiegarci il senso del rito che stiamo per vivere: «Fratelli, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti, per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere».

È dunque una tradizione ancestrale della Chiesa pregare con sentimenti di benevolenza e con speranza per coloro che ci governano. Se preghiamo per tutti coloro che hanno il compito di dirigerci, è perché hanno la responsabilità del bene comune, cioè di ogni persona e dell’insieme della comunità, affinché tutti possano raggiungere la loro piena realizzazione. Non è quindi una preghiera facoltativa per noi, ma un obbligo legato all’amore del prossimo. Sappiamo anche che il bene comune non è l’interesse generale, perché l’interesse generale può tollerare il sacrificio e la dimenticanza del più debole.

Il presidente Jacques Chirac – lo ricordate certamente – aveva basato la sua campagna del 1995 sul tema della frattura sociale, puntando così il suo sguardo su coloro che restano ai margini della strada. La frattura sociale è indubbiamente un male difficile da affrontare poiché, ancora oggi, alcuni si sentono esclusi.

Uno dei ruoli della Chiesa è di costruire la fraternità, quella fraternità che costituisce uno dei pilastri della nostra Repubblica e che permette di costruire una vera unità tra di noi. Questa fraternità è evidente per i cristiani in quanto si riferisce all’unica paternità di Dio. È in nome di questa paternità che Dio, dall’inizio della divisione dell’umanità, domanda a Caino che ha appena ucciso suo fratello Abele: «cos’hai fatto di tuo fratello?». Forse questa domanda è rivolta anche a ciascuno di noi. Cosa ho fatto di mio fratello ?

“Nel nostro presidente c’è un vero amore per la gente”

L’attenzione ai più piccoli, ai più deboli, agli abbandonati è una caratteristica del cristianesimo. L’abbiamo sentito nel Vangelo scelto dai familiari: «avevo fame, mi hai dato da mangiare, avevo sete, mi hai dato da bere, ero nudo e mi hai vestito, ero straniero e mi hai accolto, ero malato e mi hai visitato, ero in carcere e sei venuto a trovarmi».

Il nostro presidente, sostenuto dalla moglie Bernadetta, era un uomo pieno di calore, con un vero amore per la gente. A suo agio nei saloni dell’Eliseo, come al Salone dell’agricoltura, molta gente che lo incontrava si sentiva presa in considerazione.

L’amore per la sua famiglia era profondo e velato di pudore. Ognuno ha potuto accorgersi della tenera compassione che aveva per la vulnerabilità di sua figlia Lorenza. A proposito di questa attenzione verso i più deboli, sono stati riportati molti esempi. Ancora ieri, qualcuno mi diceva che, quando era sindaco di Parigi, non esitava a fare delle ronde notturne per incontrare la gente della strada.

Ma questa attenzione ai più deboli ha una ragione ancora più profonda della delicatezza dell’affetto. Gesù dice chiaramente ciò che abbiamo appena sentito: «quello cha fai ai più piccoli dei miei è a me che lo fai». È dunque in forza della scintilla divina che abita nella nostra umanità che ogni persona, dall’inizio della sua vita al concepimento, fino alla sua morte naturale, è chiamata ad essere amata e rispettata. Questo ci obbliga a cambiare il modo di vedere per andare al di là delle apparenze e degli schemi che caratterizzano le nostre società terrene.

Dio vede in fondo al cuore, è necessario mettersi alla sua scuola. Infatti, i gesti che poniamo nei confronti di un fratello in umanità vanno ben al di là della parentela e della dimensione sociale e politica, perché passano dal Cristo e, da lui, raggiungono altri fino ai confini del mondo.

“Aveva visto la necessità di una coscienza etica”

«Governare è prevedere». Questa celebre citazione di Emile de Girardin, il presidente Jacques Chirac l’ha illustrata diverse volte. Nel settembre 2002, in occasione del summit della Terra, prima della forte presa di coscienza ecologica di oggi, aveva detto: «La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove». Ugualmente, nel febbraio 2001, al Forum mondiale delle biotecnologie, aveva visto la necessità di una coscienza etica Cito: «di fronte all’importanza delle sfide e alla rapidità dei progressi, è essenziale che le conquiste della scienza siano ovunque accompagnate da una coscienza democratica e da una riflessione politica e morale più ampia possibile.

Infine, quando la Francia poteva essere coinvolta in una guerra ingiusta e pericolosa per l’equilibrio mondiale, ha saputo liberamente smarcarsi dai paesi amici che volevano coinvolgere la nostra patria in un’avventura imprudente.

Possa oggi egli essere preso in considerazione su tutti questi argomenti.

Ma se siamo qui, se celebriamo questa messa di funerale chiesta dalla famiglia e, credo, da tutto il paese, che oggi ci accompagna, è per presentare quest’uomo alla misericordia di Dio. San Paolo ce lo ha ripetuto nella prima lettura: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi». Se, in Francia almeno, tutti gli uomini «nascono liberi e uguali nei diritti», si sa anche che non nascono necessariamente uguali nella realtà della loro esistenza. Tutto dipende dal modo in cui sono accolti, accettati, amati e dalle condizioni nelle quali inizia la loro giovane vita. Al contrario, la morte, questo momento della morte, è proprio il luogo comune della nostra umanità e, in fondo, la vera uguaglianza della nostra condizione umana.

San Giovanni della Croce, questo grande mistico spagnolo del XVI secolo, ce lo aveva rivelato: «in cielo saremo giudicati sull’amore». Se presentiamo a Dio il nostro ex presidente con tanto di fiducia, è perché sappiamo che solo l’Amore può giudicare l’amore. Il Cristo, Gesù di Nazareth, ci ha rivelato l’intensità di questo amore di Dio che supera infinitamente le nostre conoscenze pratiche e le nostre capacità intellettuali di conoscere l’aldilà del reale che ci circonda.

Per finire, vorrei citare questa frase del presidente Chirac, attualissima, che ha pronunciato in occasione della visita del papa san Giovanni Paolo II nel 1980, nella cattedrale di Notre Dame: «È in questi luoghi, sotto la maestosità delle torri di Notre Dame, vicino alla cappella dove san Luigi  ha onorato la Passione, ai piedi della montagna di santa Ginevra dove arieggia ancora il ricordo dell’antica pastora di Nanterre, patrona della capitale, sotto lo sguardo della prestigiosa Sorbona, dove tanti dottori hanno insegnato, è in questi luoghi che la Francia sente battere più forte il cuore».

I fatti recenti e drammatici avvenuti a Notre Dame ci hanno dato la prova di quanto questa intuizione sia vera. Addio e grazie, signor Chirac.

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