David Seeber: pensare e raccontare la Chiesa

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Domenica 15 gennaio è morto a Freiburg David Seeber – un maestro dell’informazione religiosa europea, che ha segnato l’epoca del Vaticano II e del post-concilio tra Roma e la Germania; e un amico che ci ha accompagnato con la sua arguta curiosità e il suo giudizio sapiente in tante avventure (personali ed editoriali).

Nato da una famiglia contadina del Sud-Tirolo, terra a cui rimarrà sempre legato, frequenta un liceo retto dai gesuiti e rimane legato alla Compagnia fino al noviziato (dove incontra, come prefetto, il futuro cardinal Martini). Prosegue i suoi studi in teologia, storia e sociologia tra Colonia e Innsbruck – dove scrive il suo dottorato in teologia con una tesi sull’etica dell’economia.

Nel 1961 entra a far parte della redazione di Herder Korrespondenz, di cui è capo-redattore dal 1966 al 1991. Negli anni del Vaticano II fa la spola tra Roma e Freiburg, con un lavoro non solo di informazione sugli eventi del Concilio, ma anche, e soprattutto, di traduzione popolare fruibile a tutti del significato del Vaticano II e della portata dei suoi testi.

Un lavoro di informazione mai servile o di parte, sempre accompagnato da uno sguardo critico rivolto alla concretizzazione degli esiti conciliari, da un lato, e al futuro del rapporto fra Chiesa cattolica e società contemporanea, dall’altro. Una scrittura, la sua, mai pensata per essere letta solo da gente di Chiesa, ma che guardava, nello stile e nel modo di esprimersi, all’intero della società tedesca ed europea.

Lascia la direzione di Herder Korrespondenz nel 1991, nella convinzione che l’assunzione di una responsabilità politica rappresenti uno snodo coerente a una visione di cattolicesimo pienamente moderno, non nostalgico di un milieu assicurato e confortevole, a servizio dell’insieme della convivenza sociale. Così, dal 1991 al 1996, assume l’incarico di capo di gabinetto e consulente personale del Ministro-presidente del Baden-Württemberg Erwin Teufel.

Una sintesi della sua visione di impegno politico si può trovare nel libro-dialogo scritto insieme a Lothar Späth (Die Stunde der Politik: vom Versorgungsstaat zur Bürgergesellschaft).

Dopo il periodo di Stoccarda, lavora nella sua casa di St. Peter insieme alla moglie Leonie come redattore culturale per una casa editrice tedesca. È in questo periodo, verso la fine degli anni ’90, che ha una delle intuizioni che più avrebbero potuto aprire una nuova fase dell’informazione non solo religiosa: per tre giorni convoca presso la “Katholische Akademie” di Stoccarda un piccolo gruppo di giornalisti e intellettuali europei. Il mandato è quello di immaginare la fattibilità e l’eventuale necessità di una rivista culturale europea, di ispirazione cristiana, imperniata sugli intrecci fra vita sociale, politica, religioni ed economia. Europea nella composizione della redazione, nella scelta dei temi portanti e dell’orizzonte culturale complessivo.

Il progetto va poco oltre la sua fase embrionale, anche per la complessità di poter garantire la sua indipendenza rispetto agli eventuali editori e finanziatori disponibili. Col senno di poi, oggi si può dire che questa intuizione di Seeber, e le forze che egli investì nella sua realizzazione, rappresenta l’anello mancante del panorama informativo religioso e culturale del nostro continente. Una seria informazione sulla religione e i suoi fenomeni, delle sue complessità e intersezioni col politico, da intendersi anche come un settore di investimento economico di rilievo, sembrò agli interlocutori di allora, che avrebbero dovuto farsi carico editoriale dell’impresa, qualcosa che riesumava dalla tomba una sorta di caro estinto da cui non si riusciva a prendere congedo – la religione, appunto.

Da lì a poco (con gli attentati dell’11 settembre 2001), fino a oggi (con la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina), divenne subito chiara non solo la miopia del mondo imprenditoriale e politico che decise di non investire in questo progetto, ma anche il cambiamento sostanziale del terreno su cui andavano a radicarsi le forme istituzionali e le pratiche quotidiane delle singole religioni e delle Chiese cristiane. Che non potevano essere più letti e interpretati solo in chiave nazionale.

Dopo essere entrato veramente in pensione, David Seeber è rimasto un osservatore curioso e acuto dei fenomeni ecclesiali e politici – in Italia e in Europa. Ogni telefonata con lui diventava come una sorta di benevolo esame di maturità giornalistica e culturale – interessato com’era a letture capaci di andare contropelo, di cogliere aspetti di sottofondo che erano però quelli più importanti e rivelatori per comprendere il corso delle cose.

Prima della pandemia, siamo andati a trovarlo a casa sua ogni anno, a St. Peter e poi a Freiburg – dove ci accoglieva con la gioia della convivialità ritrovata e con un duro impegno intellettuale e di analisi nel fare due semplici chiacchiere con lui. Per amicizia e stima, ha sempre accompagnato con benevolenza e interesse il nostro lavoro a SettimanaNews – comprendendo, con lucidità, che il nostro piccolo tentativo andava oltre la sua epoca e, proprio per questo, lo interessava e stimolava a pensieri e osservazioni mai banali.

Con la sua morte perdiamo un caro amico, un maestro dell’informazione religiosa europea, ma soprattutto perdiamo una mente lucida e intelligente che non ha mai cessato di stimolare il nostro lavoro e le nostre vite.

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