Erich Leitenberger: il giornalista e la verità

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ricordo

Erich Leitenberger, trovato morto nel suo appartamento a Vienna, lunedì 18 gennaio, era professionalmente molto capace, bene informato, acuto, assai stimato nell’ambiente dei mass media.

Portavoce dei cardinali viennesi: il mitico König, il controverso Groër, il teologo pastore Schönborn, lavorò alla Die Presse e fu soprattutto redattore dell’agenzia Kathpress, per finire impegnato nella Fondazione Pro Oriente, voluta dall’arcivescovo König per il dialogo con il mondo ortodosso e le antiche confessioni religiose cristiane.

Scambio di informazioni

Ci conoscemmo a Vienna negli anni di Charta ’77 nella ex Cecoslovacchia, sottoscritta dal drammaturgo Václav Havel, da numerosi intellettuali e dallo stesso arcivescovo di Praga, František Tomášek con altri esponenti della gerarchia ridotta al lumicino per la continua repressione delle autorità comuniste.

Nei miei numerosi viaggi nel vasto impero sovietico, passavo per Vienna, mi incontravo con Leitenberger, ci scambiavamo informazioni, riflettevamo su come informare l’Occidente di quello che avveniva all’Est.

Erano i tempi dei movimenti cattolici a favore dei vari governi comunisti, visti con sospetto e preoccupazione in Vaticano, come la Berliner Konferenz nella Germania dell’Est, la Pacem in terris nella ex Cecoslovacchia, l’Opus pacis in Ungheria, Pax in Polonia. E poi si doveva trovare la strada per “infiltrarsi”, dialogando con i vari direttori dell’Ufficio dei culti per conoscere a fondo la politica nei confronti della Chiesa.

C’era la questione della Chiesa clandestina, di cui si era a conoscenza soprattutto a Vienna nella redazione della Kathpress. Studiavo con Leitenberger la maniera per incontrare i vescovi clandestini Blaha, Davidek e altri nell’ex Cecoslovacchia, per venire a contatto con le diverse comunità della Chiesa clandestina, dove operavano molti preti sposati e alcune donne, alle quali era stato aperto l’accesso al sacerdozio e un bel numero di vescovi, quasi tutti sposati.

C’era da visitare diocesi senza vescovi, rette da vicari capitolari e, nel tempo della breve “primavera di Praga”, guadagnarsi la confidenza di vescovi, usciti dalla clandestinità come Korec a Bratislava e Vlk a Ceské Budejovice, divenuto presto arcivescovo di Praga.

In Ungheria c’era da capire bene l’Ostpolitik vaticana, accusata con l’affare “cardinale Mindszenty”, arcivescovo di Esztergom-Budapest, costretto a lasciare il Paese, di avere addirittura oltraggiato la sua memoria di difensore della patria e della Chiesa. Per non dire della Polonia con Solidarnosc, i Paesi Baltici alle prese con la perestrojka e la glasnost sull’onda delle riforme di Gorbaciov. E dell’Ucraina e Romania con il rigurgito dei greco-cattolici e delle Repubbliche asiatiche al di là degli Urali.

Ripassavo per Vienna e incontravo Leitenberger nella sede della Kathpress. Ore e ore di conversazione.

Conosceva benissimo le varie Chiese austriache, che mi descriveva con puntigliosa obiettività, soprattutto quando furono investite dal caso Groër, accusato di abusi sessuali, e del vescovo bizzarro Krenn, nel cui seminario di Sankt Polten avvenivano episodi di notevole gravità riguardo all’omosessualità.

La ricerca della verità

Leitenberger cercava nella sua professione giornalistica la verità. Mi disse in uno dei tanti incontri che «la cosa più importante è ritrovare la verità sull’uomo e sul mondo in cui l’uomo vive. La verità sulla grandezza e sui limiti dell’uomo, sulla sua meta eterna che si decide qui e adesso, la verità sul Dio che si è fatto uomo. La verità con la V maiuscola. Una verità che aiuta a guarire dalle molte malattie del tempo presente. Una verità che va presentata un maniera diversa rispetto a ciò che spesso è avvenuto nei secoli passati in maniera trionfalistica, prepotente e a volte addirittura crudele, sicura di sé, spietata. La verità, proprio perché la più importante, è in vasi molto fragili.

A colui che crede di averla in pugno, la verità sfugge subito di mano. Ciò che poi rimane sono cocci e schegge. Essi non aiutano a proseguire; al contrario, rendono ancora più faticoso l’orientamento. Senza la verità sull’uomo e sul mondo in cui egli vive, molti, che con le migliori intenzioni pensano di cambiare le cose in meglio, sono votati al fallimento. Ma la verità, se vuole sprigionare la sua forza di liberazione, deve mostrarsi cauta. La verità sull’uomo potrebbe essere come “la piccola fanciulla” (la speranza) di Charles Péguy, che non fa sentire la propria superiorità, ma cambia dolcemente i cuori».

È stato il filo conduttore della sua attività di uomo di fede nel vasto campo dei mass media. Gliene siamo grati e riconoscenti.

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