Francesco nella terra di don Tonino - SettimanaNews

Francesco nella terra di don Tonino

di: Fabrizio Mastrofini

Un «credente con i piedi per terra e gli occhi al Cielo e, soprattutto, con un cuore che collegava Cielo e terra». Così papa Francesco ha definito don Tonino Bello, indimenticato vescovo di Molfetta, nel corso della visita di poche ore compiuta il 20 aprile ad Alessano (Lecce), nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, e a Molfetta (Bari), nella diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nel 25° anniversario della morte di mons. Tonino Bello (20 aprile 2018).

Contempl-attivi

Di don Tonino, papa Francesco ha aggiunto che «ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione. Gli piaceva dire che noi cristiani “dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione”, della gente che non separa mai preghiera e azione. Caro don Tonino, ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo!».

Nel suo discorso ai fedeli ad Alessano, in Salento, paese natale del sacerdote, Bergoglio ha sottolineato che «se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra. La pace, perciò, si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione», ha aggiunto.

Di don Tonino Bello, papa Francesco ha evidenziato «il desiderio di una Chiesa per il mondo: non mondana, ma per il mondo». «Una Chiesa non mondana!» e – ha ribadito – «il Signore ci dia questa grazia: non mondana, ma al servizio del mondo». «Una Chiesa monda di autoreferenzialità ed estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé, non in attesa di ricevere, ma di prestare pronto soccorso; mai assopita nelle nostalgie del passato, ma accesa d’amore per l’oggi, sull’esempio di Dio, che ha tanto amato il mondo».

Don Tonino, profeta di speranza

«Cari fratelli e sorelle, in ogni epoca il Signore mette sul cammino della Chiesa dei testimoni che incarnano il buon annuncio di Pasqua, profeti di speranza per l’avvenire di tutti – ha concluso il suo discorso papa Francesco –. Dalla vostra terra Dio ne ha fatto sorgere uno, come dono e profezia per i nostri tempi. E Dio desidera che il suo dono sia accolto, che la sua profezia sia attuata. Non accontentiamoci di annotare bei ricordi, non lasciamoci imbrigliare da nostalgie passate e neanche da chiacchiere oziose del presente o da paure per il futuro – ha aggiunto –. Imitiamo don Tonino, lasciamoci trasportare dal suo giovane ardore cristiano, sentiamo il suo invito pressante a vivere il Vangelo senza sconti». «È un invito forte rivolto a ciascuno di noi e a noi come Chiesa. Ci aiuterà a spandere oggi la fragrante gioia del Vangelo», ha concluso il papa.

Nel cimitero di Alessano il papa all’arrivo si era raccolto in preghiera sulla tomba di don Bello, semplice e spoglia, rimanendovi in raccoglimento per alcuni minuti e poi ha deposto un mazzo di fiori bianchi e gialli. Il pontefice ha salutato quindi i familiari dell’ex vescovo di Molfetta, in particolare i due fratelli Trifone e Marcello. Poi è salito su una piccola papamobile elettrica per recarsi nel piazzale antistante dove ha incontrato i fedeli: oltre ventimila le persone presenti, che lo hanno accolto calorosamente, con applausi e ovazioni e sventolii di bandiere.

«Umile non vuol dire timido o dimesso, ha notato papa Francesco nell’omelia della messa a Molfetta prima di rientrare in Vaticano –, ma docile a Dio e vuoto di sé. Allora anche le umiliazioni, come quella provata da Saulo per terra sulla via di Damasco, diventano provvidenziali, perché spogliano della presunzione e permettono a Dio di rialzarci». «E la Parola di Dio fa così: libera, rialza, fa andare avanti, umili e coraggiosi al tempo stesso» e «non fa di noi dei protagonisti affermati e campioni della propria bravura, ma dei testimoni genuini di Gesù nel mondo». «Viviamo ciò che celebriamo… così, come don Tonino, saremo sorgenti di speranza, di gioia e di pace».

Non poteva mancare un riferimento all’attualità. Dalla Puglia papa Francesco ha auspicato che «il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente».

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