In ricordo di Giovanni Avena

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Quanti, in Italia, conoscono Adista, un’agenzia di stampa specializzata nell’osservazione dei fenomeni religiosi (in ambito cattolico, ma anche ecumenico) che viene pubblicata a Roma dagli anni Settanta del secolo scorso? Non saprei rispondere. So con certezza, però, che chi ha incrociato – almeno qualche volta – questo foglio indipendente, curioso, talora irriverente, non ha potuto fare a meno di incontrare Giovanni Avena che, almeno dal 1979, ne ha costituito l’anima infaticabile.

Dalla sera del 4 settembre quest’uomo mite, ma determinato, sempre misurato e gentile nel tratto ma incapace di compromessi diplomatici, non c’è più. Se ne è andato serenamente a 83 anni, dopo una lunga malattia in cui è stato amorevolmente assistito dalla moglie Ivana e circondato dai “giovani” della sua cooperativa editoriale.

Da giovane è stato prete e parroco a Palermo. Le iniziali simpatie con il cardinale Salvatore Pappalardo si andarono offuscando – come per la verità avvenne nel caso di altri preti progressisti – quando egli espresse posizioni critiche nei confronti della Chiesa istituzionale e dei legami tra questa e la criminalità mafiosa attraverso la mediazione politica di vari esponenti della Democrazia Cristiana.

La situazione divenne insostenibile quando Avena, anche in collegamento con le lotte dello psichiatra Franco Basaglia, guidò la sua comunità parrocchiale in una lunga battaglia per i diritti umani calpestati dei malati ricoverati nell’ospedale psichiatrico dove vivevano, da reclusi, anche bambini dai 7-8 anni in su.

Trasferitosi a Roma, inizia a collaborare con Adista (allora agenzia della Sinistra Indipendente), di cui promuove la trasformazione in un vero e proprio organo di contro-informazione a disposizione degli eretici (in senso religioso ma anche partitico) di varia estrazione.

Da allora non ha smesso di girare per l’Italia per conoscere e indagare, ma anche per regalare informazioni e intuizioni, pareri e consigli: talora in forma pubblica, tal altra in forme più riservate (non tutti i vescovi e gli aspiranti tali amavano che fossero noti i rapporti di amicizia con questo personaggio così fuori gli schemi).

Per chi lo ha conosciuto e apprezzato ci sono molti modi per onorarne la memoria: uno dei più concreti ed efficaci accostarsi alla sua “creatura” giornalistica e, qualora se ne condivida il taglio e lo stile, sostenerla anche economicamente.

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