Karl Golser, un vescovo “padre”

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

È morto la notte di Natale, pochi minuti dopo l’annuncio della Luce che irrompe nel mondo, il vescovo emerito della diocesi di Bolzano-Bressanone, Karl Golser, terzo pastore della diocesi sudtirolese (istituita nel 1964 per distacco da quella di Trento), dopo Joseph Gargitter (1964-1986) e Wilhelm Egger (1986-2008).

Karl Golser

Karl Golser, vescovo emerito della diocesi di Bolzano-Bressanone

Molti lo ricorderanno per quell’annuncio pronunciato con una disarmante serenità il 17 novembre 2010 quando, a 67 anni, rivelava di essere affetto da una rara forma di morbo di Parkinson, patologia che i sanitari di Bolzano, Merano e Innsbruck diagnosticavano come incurabile e devastante (e a seguito della quale aveva rimesso il mandato nelle mani di papa Benedetto XVI). Oppure per la sua azione decisa, nel pieno della bufera per lo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero, nell’istituire, primo vescovo in Italia, uno Sportello diocesano per raccogliere segnalazioni e avviare indagini, iniziativa diretta da un laico e magistrato, già difensore civico della Provincia autonoma di Bolzano.

Ma i fedeli della sua diocesi e quanti avevano avuto modo d’incontrarlo, a partire dalla diocesi sorella di Trento fino a quelle oltreconfine in ambito mitteleuropeo e più su, ricorderanno soprattutto la sua umanità frutto della costante disponibilità all’incontro con le persone di ogni età e condizione. In una diocesi di confine, come quella sudtirolese, l’azione del vescovo Golser, sempre caratterizzata dal dialogo e dalla mediazione, ha costituito anche un punto di riferimento per gli amministratori locali di una terra trilingue chiamata quotidianamente a costruire una pacifica convivenza.

Un teologo per la gente

Nato nel 1943 a Cermes in val Venosta, era diventato prete nel 1968 e aveva studiato teologia morale a Roma e Bruxelles. Cooperatore a Caldaro e Merano, era stato insegnante di IRC presso l’allora Istituto magistrale, prima di essere chiamato a Roma presso la Congregazione per la dottrina della fede guidata dall’allora card. Joseph Ratzinger. Collabora con lui – che da cardinale e ancor prima trascorreva le sue vacanze in quel di Bressanone a due passi dal paese d’origine della nonna materna – dal 1977 al 1982, anno in cui rientra in diocesi come docente di teologia morale presso lo Studio teologico accademico di Bressanone (fino al 1991 è anche parroco di Sarnes nei pressi di Bressanone). A più riprese aveva ricoperto la carica di decano e prodecano dello Studio teologico, impegnato anche in un gemellaggio con la diocesi di Minsk in Bielorussia per uno scambio di lezioni nel seminario locale. E poi canonico penitenziere del Duomo, cappellano della delegazione Bolzano/Alto Adige del Sovrano ordine equestre di Malta, e dal 2006 al 2010 presidente dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM).

Dal 1994 era stato il primo direttore (e fino al 2009) dell’Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato (De pace fidei), fondato dal vescovo Wilhelm Egger, e membro della relativa Commissione CEI. Promotore convinto della salvaguardia del creato – spesso profeta inascoltato – rispondeva con slancio agli inviti che gli giungevano da ogni parte d’Italia e dall’estero per aiutare ad approfondire la teologia della creazione e motivare l’urgenza di un cambiamento di rotta nell’approccio con l’ambiente e nell’uso delle sue risorse nella direzione della sostenibilità e della giustizia. In qualità di esperto teologo era stato membro della Commissione istituita da vescovi Comece che aveva elaborato il documento fatto proprio dai vescovi accreditati presso la UE A Christian view on Climate Change (2008), un testo che sarà ricordato per aver definito senza mezzi termini la responsabilità nei confronti dell’ambiente «una questione etica» e la lenta scomparsa della biodiversità «un autentico bio-cidio».

Fino all’anno accademico 2008/2009 era stato anche docente di Etica della comunicazione presso la Facoltà  di scienze dell’informazione della Libera università di Bolzano.

Nominato nuovo vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone – il suo motto «Cristo nostra pace» – il 5 dicembre 2008 da Papa Benedetto XVI (mons. Egger era morto improvvisamente nel mese di agosto), domenica 8 marzo 2009 era stato ordinato dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, insieme all’allora arcivescovo metropolita di Trento,  Luigi Bressan,  al vescovo di Innsbruck,  Manfred Scheuer e numerosi altri vescovi del Nord-Est, oltre  al card. William J. Levada, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. È stato anche presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale regionale del Triveneto per la sua sensibilità ecumenica e l’esperienza della presenza delle differenti confessioni cristiane presenti in Alto Adige (con le quali si era incontrato fin dai primi giorni del suo mandato di vescovo).
Autore di numerosi articoli e testi di morale – coscienza e responsabilità, matrimonio e famiglia, bioetica, giustizia, pace e salvaguardia del creato, questioni di stile di vita cristiano, temi raccolti in un volume edito dallo Studio teologico di Bressanone – aveva lavorato con l’allora arcivescovo di Trento, Luigi Bressan, sui temi della convivenza, dell’ecumenismo e della salvaguardia ambientale (per fare un esempio l’inquinamento da traffico sulla tratta Trento-Bolzano-Innsbruck).

Sul tema «Eucaristia, natura e libertà dell’uomo» aveva tenuto una relazione a Bologna nel contesto del Congresso eucaristico diocesano nel 2007 e alla «conversione ecologica» aveva dedicato tanti sforzi a partire dalle Assemblee ecumeniche di Basilea, Graz e Sibiu. Riguardo al Gruppo di lavoro che aveva contribuito a istituire presso la CEI, lavorando fianco a fianco con il trentino mons. Giancarlo Bregantini diceva, vero anticipatore della Laudato si’ di papa Francesco: «Stiamo lavorando perché l’ambiente non sia solo interesse di alcuni teologi moralisti». Per lui l’“homo oecologicus” era il vero nuovo paradigma culturale dell’uomo contemporaneo.

Ma, nonostante lo studio e l’approfondimento appassionato e meticoloso delle diverse tematiche – qualità riconosciuta e assai apprezzata anche in ambito laico – il prof. Golser è sempre stato un prete fra la gente che incontrava in ogni occasione fin nei più lontani paesi di montagna, perché erano le persone concrete la sua priorità (nessuno ricorda di avergli sentito dire «non ho tempo» perché sempre cercava un momento alternativo tra gli impegni che si accavallano). Gli studenti di un liceo provinciale trentino avevano apprezzato, non senza stupore, i suoi sforzi per accoglierli allo Studio teologico e presentar loro il pensiero della Chiesa nei confronti della salvaguardia del creato, ritagliandosi il tempo tra la visita agli ammalati e un incontro a Dobbiaco: ma in quelle due ore non c’è mai stata fretta …

Sostenitore convinto dei moderni mezzi di comunicazione – «uno strumento formidabile per raggiungere le persone» – di cui era stato utilizzatore fin dalla prima ora, rispondeva alla posta elettronica quasi in tempo reale, sempre disponibile ad un’informazione, un chiarimento (come una discussione veloce su temi di bioetica …). Il 1° gennaio 2010, chiamato a Trento in qualità di relatore in occasione della Giornata mondiale della pace sul tema «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato», aveva stupito molti presenti (anche operatori dei media) per aver parlato alla Sala della cooperazione con l’ausilio di una presentazione in power point, fatto usuale per le sue lezioni e conferenze, ma per tanti presenti, che forse aspettavano una predica, «un inedito per un vescovo».

Tra le sue preoccupazioni anche quella che lui chiamava «per un giornalismo di qualità»: «La qualità della notizia precede la quantità delle notizie» affermava convinto che la comunicazione dovesse essere costantemente guidata dalla responsabilità e dalla verità, e con gli operatori della comunicazione si è sempre confrontato con disponibilità e schiettezza.

La stessa disponibilità con cui partecipava alle gare di sport invernali organizzate dalla diocesi (dove, ancora da vescovo, vinceva le competizioni di slittino) o alle escursioni in montagna che tanto amava.

Vescovo e “padre”

Alla domanda di un giovane seminarista, in occasione del 15° anniversario di fondazione dell’Istituto giustizia e pace, su come voleva essere chiamato da vescovo quello che fino a poco prima era il prof. Golser aveva risposto con semplicità: «Padre», con una forte analogia con il vescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi.

E forse è proprio la paternità di mons. Golser che verrà ricordata, con nostalgia e affetto, da quanti l’hanno conosciuto. Un vescovo che si è mostrato un padre per la sua gente cui ha annunciato con gioia l’amore di un Padre nei cieli. Un vescovo che ha guidato le persone verso il Bene, mostrando una meta raggiungibile per ciascuno, con gradualità (al ruolo della coscienza aveva dedicato una lettera pastorale e per formare le coscienze in senso evangelico ha speso la sua vita fino all’irrompere della malattia).

Forte di una spiritualità che diventava un faro per illuminare la fatica di tanti, ha mantenuto la serenità anche quando, avuta la certezza dell’irreversibilità della sua condizione fisica, si preparava ad abbandonare la sua missione.

«Quando ho saputo la diagnosi della mia malattia ho cercato di pregare con Gesù sul Monte degli ulivi: “Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36) – scriveva nella sua ultima Lettera pastorale per la Quaresima 2011 –. Sappiamo che ci sono persone che dicono: “È solo una questione di destino”. Una tale posizione sarebbe espressione di un fatalismo cieco. Crediamo invece a un Dio che è amore, che ha progetti per la nostra salvezza». E le sue parole diventavano una riflessione sulla vocazione personale di ciascuno e un invito a seguire la chiamata.

Per concludere così: «Non siamo in balia di un destino cieco, ma siamo nelle mani di Dio. Quando affidiamo a Dio tutta la nostra vita, allora tutto quello che ci va contro, anche la malattia e la sofferenza, tutto acquista un significato più profondo. Dio ha un disegno per la nostra vita. Egli nel suo amore chiede il nostro sì libero a questo disegno; questo è il senso della sua chiamata».

L’annuncio della sua morte è stato dato dal vescovo Ivo Muser nel Duomo di Bolzano e dal vicario generale nel Duomo di Bressanone. Negli ultimi giorni lo stato di salute di mons. Karl Golser era andato peggiorando, tanto che, dopo la veglia di Natale, il vescovo Muser e tutti i concelebranti dalla cattedrale di Bressanone si erano recati a fargli visita e pregare per lui, accompagnandolo così verso l’ultimo passo.

«Siamo rattristati dalla perdita, ma in noi è viva la speranza natalizia-pasquale che adesso, dopo anni di sofferenza, il vescovo Karl sia nella luce, sia da Cristo che è la nostra pace», ha affermato il vescovo Ivo Muser anticipando il suono delle campane grandi del Duomo di Bolzano e di Bressanone che annunciavano la morte del vescovo Karl Golser.

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