La scomparsa di Johann Baptist Metz

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Con la morte di J.B. Metz scompare uno dei più significativi protagonisti della teologia post-conciliare. Molti i riconoscimenti.

Johann Baptist Metz, teologo di fama mondiale e fondatore della “Nuova teologia politica”, è morto lunedì 2 dicembre all’età di 91 anni, a Münster. La notizia è stata confermata martedì dalla Facoltà teologica cattolica dell’Università di Münster.

Professore emerito dell’Università di Münster, Metz era considerato uno dei più importanti pensatori nel periodo successivo al concilio Vaticano II (1962-65). Discepolo del gesuita Karl Rahner (1904-1984), esercitò un influsso decisivo sul nascere e sullo sviluppo della teologia della liberazione latinoamericana e ne fu poi a sua volta influenzato nel suo pensiero.

A partire dalle sue esperienze durante la seconda guerra mondiale e dalla morte di milioni di persone, Metz si pose l’interrogativo di come parlare di Dio e come promuovere la teologia dopo la catastrofe di Auschwitz.

Il vescovo di Münster, Felix Genn, ha scritto in un messaggio di condoglianze alla Facoltà teologica in cui afferma che Metz ha esercitato un grande influsso come docente accademico nella Chiesa in Germania e nel mondo. «A Münster – scrive il vescovo – siamo grati e orgogliosi per il fatto che egli ha offerto la sua competenza e le sue grandi capacità ai numerosi studenti dell’Università di questa città».

L’Università di Münster e la sua Facoltà cattolica hanno sottolineato che Metz ha influenzato diverse generazioni di studenti. La “Nuova teologia politica” da lui fondata è espressamente intesa come un discorso su Dio dopo l’Olocausto nella seconda guerra mondiale.

L’arcivescovo di Bamberg, Ludwig Schick, ha espresso il suo grande dolore per la morte di Metz,anche perché proveniva da questa arcidiocesi. Ha ricordato con gioia gli incontri personali e le preziose conversazioni avute con lui. Soprattutto ha reso omaggio al suo generoso impegno per la teologia della “compassione”, la compassione di Dio per il bene e la salvezza dell’umanità, facendone un concetto centrale della teologia contemporanea. Con questa intuizione ha impresso importanti impulsi per una nuova “teologia del mondo” e per l’agire della Chiesa di oggi. Dalla compassione di Dio per gli uomini, ha derivato una compassione dei cristiani e dell’intera Chiesa verso ogni creatura umana e l’intera creazione. È stato giustamente considerato uno dei teologi più importanti dopo il concilio Vaticano II.

Il filosofo Jürgen Habermas (90 anni) ha reso omaggio a Metz definendolo un «interlocutore sensibile». Metz – ha affermato Habermas, membro della sua generazione – è «forse il teologo che ha elaborato più appassionatamente il problema per lui esistenziale, di come, dopo l’Olocausto, poter ancora parlare di Dio». Con questo interrogativo, non solo ha lavorato politicamente nella Chiesa, ma ha anche attirato come docente universitario un gran numero di studenti che hanno sviluppato poi autonomamente il suo pensiero.

Il teologo di Tubinga, Hans Küng (91 anni), si è detto anche lui addolorato per la morte del suo collega a Münster. Ha dichiarato che, nonostante la diversità di risposta teologica alla comune preoccupazione circa la Chiesa e il mondo, Metz ha saputo unire l’orientamento a Gesù Cristo come figura guida di vita e di dedizione amorevole verso gli uomini e l’impegno per una Chiesa aperta al mondo. Allo stesso modo, Küng ha reso omaggio a Metz per la sua «passione personale e l’impegno pratico».

Nato ad Auerbach, nell’Alto Palatinato, nel 1928, Metz conseguì il dottorato in filosofia e teologia dopo aver studiato a Bamberga, Innsbruck e Monaco, e fu ordinato sacerdote nel 1954.

Dopo anni di impegno pastorale, dal 1963 al 1993 insegnò teologia fondamentale a Münster. Dopo il Concilio, fu anche consigliere a Roma nel Segretariato per i non credenti. Fu cofondatore della rivista teologica internazionale Concilium.

Un grande influsso ebbe anche come consigliere del sinodo dei vescovi della Repubblica Federale Tedesca dal 1971 al 1975 a Würzburg. La decisione sinodale – “a nostra speranza” – sull’essere cristiani nella vita di ogni giorno porta la sua firma.

Metz ha ripetutamente messo in guardia contro un imborghesimento del cristianesimo e un «adeguamento alla società». Nel suo pensiero, fu ispirato anche dalla cosiddetta scuola di Francoforte e dai filosofi Theodor W. Adorno, Max Horkheimer e Habermas.

La “Nuova teologia politica” fondata da Metz, tuttavia, fu accolta con grande scetticismo da Joseph Ratzinger, ora emerito papa Benedetto XVI. Ratzinger, come arcivescovo di Monaco, rifiutò, nel 1979, di chiamare Metz all’università locale. Anche in seguito, Metz «non volle creare l’impressione che non fosse successo nulla». A un riavvicinamento si giunse nel 1998, durante un convegno ad Ahaus, in occasione del suo 70° compleanno.

L’Università di Vienna, in cui più volte fu professore invitato dal 1993 al 1997, gli conferì nel 1994 un dottorato onorario.

Nel 2002, il Consiglio di coordinamento delle società di cooperazione ebraico-cristiana lo decorò con la medaglia Buber-Rosenzweig.

Nel 2007 ricevette il “Premio teologico del Salzburger Hochschulwochen”.

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