Lehmann: Il testamento spirituale

di: Antonio Dall'Osto

Il 21 marzo, a dieci giorni dalla sua morte, avvenuta il giorno 11, il card. Karl Lehmannn è stato inumato nella sua cattedrale di Mainz (Magonza).

Ha presieduto il rito funebre il suo successore mons. Peter Kohlgraf, con la partecipazione, secondo i dati della diocesi, di oltre 30 vescovi e cardinali, tra cui il nunzio apostolico in Germania, l’arcivescovo Nikola Eterovic, i cardinali Reinhard Marx, Walter Kasper, Rainer Woelki e Gerhard Ludwig Müller. Erano presenti anche il metropolita greco-ortodosso della Germania, Augoustinos, e il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD), Heinrich Bedford-Strohm.

A rappresentare il governo figuravano il presidente federale Frank-Walter Steinmeier, e il ministro federale dell’Agricoltura Julia Klöckner (CDU) in rappresentanza del governo federale, oltre ai ministri presidenti delle regioni Renania-Palatinato, Assia e Baden-Württemberg, Malu Dreyer (SPD), Violker Bouffier (CDU) e Winfried Kretschmann (Verdi).

Mons. Kohlgraf nell’omelia ha commentato a lungo il “Testamento spirituale” che Lehmann aveva scritto il 15 marzo 2009, e ha affermato di essere rimasto molto impressionato dal modo con cui la gente ha reagito alla morte di Lehmann. Come solo pochi altri, ha detto, egli, nel suo servizio pastorale, aveva saputo armonizzare la teologia scientifica con il ministero sacerdotale ed episcopale e l’attenzione al prossimo. Un fatto questo che la gente aveva fortemente avvertito. Anche il suo attaccamento alla patria non è stata per lui una semplice formula verbale.

 «Sua madre era una libraia e il padre un insegnante, cosicché l’amore ai libri e al pensiero li ha per così dire ereditati dalla culla».

Lehmann aveva insistito affinché la teologia e la fede rimanessero in dialogo con le altre scienze e con il mondo, per non diventare settarie. Riteneva che «un solido fondamento della fede avesse bisogno di apertura e di ampiezza spirituale». Per questo dovette affrontare anche la critica e il vento contrario, come, per esempio, nel conflitto circa la consulenza sulla gravidanza e l’ammissione dei divorziati risposati all’eucaristia.

Lehmann – ha detto ancora Kohlgraf – «ha accettato l’insegnamento del papa, incassando una sconfitta personale, senza alcuna amarezza».

Il “Testamento spirituale”

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Il mio testamento come vescovo.

Ringrazio Dio per tutti i doni, specialmente per le persone che mi ha donato, in particolare i miei genitori, gli insegnanti e la mia patria. Un grande grazie devo ai numerosi fratelli e alle suore, a tempo pieno e volontari, con cui ho lavorato e che mi hanno sostenuto.

La teologia e la Chiesa hanno costituito l’interesse di tutta la mia vita. È una cosa che sceglierei di nuovo. Tutti noi, anche la Chiesa, specialmente nell’epoca successiva al 1945, ci siamo immersi nel mondo e abbiamo sepolto e occultato l’aldilà. Questo vale anche per me. Chiedo perdono a Dio e alla gente. Il rinnovamento deve venire profondamente dalla fede, speranza e carità. Perciò ricordo a tutti le parole del mio motto episcopale, che derivano da san Paolo e sono diventate sempre più importanti per me: “State saldi nella fede!”.

Saluto con gratitudine il santo padre, i vescovi, sacerdoti e diaconi, e tutte le collaboratrici e i collaboratori come pure le suore e i fratelli della diocesi di Mainz, e della mia arcidiocesi natale di Friburgo, così come gli amici nella nostra Chiesa e nell’ecumenismo e i cattolici del nostro Paese per i quali, per oltre 20 anni, volentieri sono stato presidente della Conferenza episcopale, e chiedo di pregare per me. Mi è sempre stata a cuore l’unità della fede nella molteplicità della nostra vita, senza paraocchi e uniformismo.

Al Capitolo della cattedrale e ai vescovi ausiliari lascio l’organizzazione del funerale e della sepoltura. Abbiamo molte buone usanze!

Per due cose ho di continuo e sempre più sofferto: la nostra terra e, in senso ampio, la nostra vita sono per molti aspetti meravigliose, belle e affascinanti, ma sono anche profondamente ambivalenti, distruttive e spaventose. Da ultimo, la brama del potere e il modo inquietante con cui l’uomo se ne occupa sono cresciuti sempre più. Il pensiero brutale e la smania sconsiderata del potere costituiscono per me le espressioni più acute dell’incredulità e del peccato. Resistete agli inizi! Ho sempre nelle orecchie la parole di Gesù, riportate da Luca: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà (ancora) fede sulla terra?”.

Scegliete un buon successore! Pregate per lui e per me.

Arrivederci!

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