P. Luigi Guccini (1937-2020)

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Il pomeriggio di domenica 15 marzo si è spento all’ospedale di Arco (Trento) padre Luigi Guccini. Dal 1966 al 1996 è stato artefice e direttore della rivista Testimoni.

Nato a Maserno (Modena) il 31 marzo 1937 è entrato nei dehoniani nel 1955 ed è stato ordinato prete nel 1965. Oltre al consueto ciclo formativo e di studio, ha approfondito la teologia alla Gregoriana a Roma. Agendo con «grinta e tenacia» – come lui diceva – è arrivato al Centro dehoniano a Bologna a ridosso del Concilio. E all’assise ecclesiale ha fatto sistematico riferimento nella lunga stagione, oltre un trentennio, in cui ha diretto la principale rivista per la vita consacrata in Italia.

morte p. gucciniLa rivista Ancilla Domini (così si intitolava allora, prima di diventare semplicemente Ancilla), ereditata da Presbiterium di Padova, venne trasformata da una raccolta di testi meditativi ed esortativi in una rivista di informazione, aggiornamento e formazione spirituale.

Lo strumento mediale si lasciava alle spalle consuetudini nobili, ma polverose, per entrare di forza nella riforma richiesta dal Vaticano II. Anche la semplice possibilità di lasciar parlare le suore nelle “Lettere al direttore” parve a molti qualcosa di improprio e da censurare.

Quello che c’era in ballo era la trasformazione radicale della comprensione della vita religiosa: non più “stato di perfezione”, ma scelta di sequela evangelica; non più caratterizzata dalla “fuga mondi”, ma chiamata all’inserimento nella storia; non più autoreferenziale, ma collocata dentro la vicenda ecclesiale.

Da qui si dipanavano molti filoni di ricerca. Dai più marginali, come il vestito, ai più complessi come l’esercizio dell’autorità negli istituti, il tema della persona e della sua maturità umana (l’attenzione alla psicologia fu un tratto importante), la collaborazione coi laici e il volontariato (la grande stagione della Caritas di mons. Nervo e Pasini), l’attenzione alle nuove fondazioni monastiche e no. In particolare, il fulcro centrale della vita religiosa nella Chiesa, cioè il carisma, declinato sia nella sua figura di consacrazione e di contemplazione, sia nella sua dimensione narrativa.

Ogni famiglia religiosa ha come fonte originante un aspetto del Vangelo, ma la sua traduzione nella vita pratica e lo stile collettivo che questa comporta lega le generazioni successive alla fedeltà dell’origine come alla creatività spirituale del presente. Diventando quindi narrazione. Conseguentemente si allargava la questione centrale della spiritualità come anche l’attenzione pratica alle forme di consacrazione non immediatamente religiose, come gli istituti secolari.

Il cammino percorso e sollecitato da padre Luigi Guccini è reso emblematico dal cambiamento della testata: se Ancilla si richiamava alla dimensione del servizio e anche alla subalternità della figura femminile, la testata Religiose oggi si collocava sulla linea conciliare, mentre Testimoni declinava e declina la consacrazione religiosa dentro il comune compito e dono ecclesiale della testimonianza cristiana dell’insieme del mondo dei consacrati (maschile e femminile). Nel frattempo padre Luigi esercitava sia compiti interni (superiore, consigliere provinciale, esperto) sia esterni (conferenziere, predicatore, direttore spirituale).

La sua seconda stagione parte con il suo trasferimento a Capiago (Como), alla Casa Incontri Cristiani, dove arriva nel 1996 e dove rimane fino a pochi mesi dalla morte. Qui sviluppa in particolare la dimensione comunitaria, il servizio alla Chiesa locale di Como e, soprattutto, l’animazione spirituale di gruppi di credenti, la direzione spirituale e la ricerca di una forma testimoniale adatta  ai processi di secolarizzazione.

Di particolare significato è stato l’incontro con il Centro Aletti e la figura del suo fondatore: l’artista gesuita sloveno p. Marko Rupnik. Per chi ha l’occasione di visitare la grande cappella della Casa, di forma circolare, radicalmente rivista nel suo impianto liturgico e lo spazio concesso ai grandi mosaici sui testi biblici afferenti alla dimensione del cuore trafitto di Gesù, può intuire le novità e gli accenti più significativi della sua ricerca. Dalla riscoperta della tradizione spirituale orientale alla centralità dello Spirito, dalla rilevanza dell’accompagnamento degli esercizi ignaziani ad un arte religiosa “teologica”. Per molti anni Casa Incontri Cristiani è stata il luogo privilegiato per la proposta del Centro Aletti.

Negli ultimi anni padre Luigi insisteva con tenacia, anche con i suoi confratelli, sulla preziosità del servizio di luoghi di preghiera e di riflessione come Capiago e sulla priorità di non farsi sequestrare dalla mondanizzazione. Una consapevole distanza dalle derive dell’attivismo, dell’efficientismo, del ritualismo, come da un eccessivo affiatamento al moderno.

Numerosi i suoi scritti, non solo sulla rivista. Ne ricordo alcuni, editi dalle Edizioni Dehoniane di Bologna. Carisma, persona e comunità nella vita religiosa (1972), Verso un nuovo stile di preghiera (1976), Vita nello Spirito (1981), Colloquio monastico (1983), La vita consacrata a 20 anni dal concilio (1986), Una comunità per domani (2000), Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (2006), Vita consacrata: le radici ritrovate (2014), Papa Francesco e la mondanità spirituale (2016), Non da soli. La vita consacrata nella Chiesa (2018).

È arrivato all’infermeria provinciale di Bolognano pochi mesi fa, segnato dalla disfunzione del fegato che lo ha portato in breve tempo alla morte. Lo raccomandiamo alle preghiere dei lettori e di quanti l’hanno conosciuto. Riposi in pace!

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