Luis Figari nella polvere

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Il decantato per troppo tempo fondatore del Sodalizio di  vita cristiana, Luis Figari, di cui SettimanaNews si è tante volte interessata,[1] è stato duramente e fermamente condannato dalla Santa Sede. È ritenuto colpevole di tanti abusi sessuali e ora non ha scampo. Gli viene imposto di non recarsi in Perù, salvo per motivi molto gravi. Gli viene  impedito di avere contatti di qualsiasi genere con persone del Sodalizio. Gli è fatto obbligo di risiedere stabilmente in una residenza nella quale non vi sia  possibilità di comunicare con l’istituzione da lui fondata. D’ora in poi non può far uso dei mass media per rilasciare dichiarazioni e gli viene interdetta la partecipazione a eventi pubblici del Sodalizio o di qualsiasi altra organizzazione. Gli viene garantito uno stile di vita decoroso, di cui dovrà farsi carico economicamente il Sodalizio stesso.

Il successore, Alessandro Moroni, ha informato che le conclusioni alle quali è arrivata la Santa Sede sono il risultato di indagini condotte dalle autorità vaticane, le quali hanno potuto raccogliere le testimonianze di numerose persone e hanno avuto accesso a numerosi documenti. Quindi la condanna è ferma e gli atti del fondatore Figari sono ritenuti di deplorevole gravità. In seguito, saranno resi pubblici i risultati delle investigazioni condotte all’interno dell’istituzione da parte di esperti internazionali.

È sufficiente che il card. Cipriani, arcivescovo di Lima, al corrente dei fatti del Sodalizio, ammetta ora che gli abusi hanno leso la dignità di persone indifese? Crediamo francamente di no.  Figari era protetto a Roma, nella curia romana,  da alcuni cardinali e vescovi di notevole prestigio. Godeva in patria di simpatie nei mass media, nella magistratura e nell’imprenditoria. Erano con lui i benpensanti tradizionalisti in nome del capitalismo e della lotta alle infiltrazioni di sinistra.

I primi accusatori degli abusi furono ritenuti bugiardi e male intenzionati, vendutisi agli oppositori della linea-Cipriani, punta dell’Opus Dei in Perù, che in questi anni ha giocato un ruolo di primo piano nell’opposizione alle correnti riformatrici all’interno della Chiesa cattolica e del Paese. È nota la sua opposizione all’Università cattolica di Lima, per la quale aveva ottenuto dalla Santa Sede che le venisse tolta la qualifica di «cattolica e pontificia», restituitale da poco per interessamento diretto di papa Francesco, dal segretario di stato, card. Pietro Parolin, e dal prefetto della Congregazione per l’educazione cattolico, card. Giuseppe Versaldi, molto apprezzato dalle autorità accademiche dell’Università di Lima e dagli studenti per i suoi interventi.

Ci si augura a Lima che l’intervento della Santa Sede nei confronti del fondatore del Sodalizio porti un po’ di serenità. Ma le tensioni per le vicende del Sodalizio e dell’Università cattolica pontificia richiederanno un bel po’ di tempo per smorzarsi. Forse la gerarchia peruviana e la comunità diocesana di Lima dovranno ben presto misurarsi con il nuovo arcivescovo, volgendo al termine il mandato di Cipriani. La corsa alla successione è già partita e si fanno già i nomi. Continuità o rinnovamento radicale?


[1] Luis Figari cacciato dal Sodalizio; Una storia di abusi e manipolazioni nel Sodalizio; Anche il Cile coinvolto nelle vicende del Sodalizio.

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