“Padre Kino” presto sugli altari

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p. kino

Il 10 luglio scorso papa Francesco ha ufficialmente riconosciuto le “virtù eroiche” di “padre Kino” (Eusebio Chini) missionario gesuita trentino. Nelle zone di confine tra quelli che sono oggi gli Stati Uniti e il Messico, p. Kino è ricordato come difensore delle popolazioni indigene e figura esemplare di filosofo-scienziato dal tratto evangelicamente umanista (cf. America).

A Dublin in California in un sottopasso molto trafficato – nei pressi di un Mac Donald’s – un murales coloratissimo lo raffigura sorridente a cavallo con l’immancabile saio nero dei gesuiti del XVII secolo circondato da un nugolo di bambini indigeni che lo accolgono festanti.

A distanza di migliaia di chilometri, a Segno in Valle di Non (Trentino), suo paese natale, è identica la raffigurazione del religioso a cavallo in una statua davanti alla casa di famiglia, per indicare uno dei tratti caratteristici di padre Eusebio Chini, missionario in America e considerato uno dei Padri della nazione americana tanto da avere l’onore di un busto in Campidoglio a Washington, mentre lo scorso 10 luglio un decreto della Congregazione per le cause dei santi informa sul riconoscimento da parte del papa delle “virtù eroiche”, primo passo per la salita agli altari.

Una figura, la sua, assai nota in Trentino, sua terra d’origine – attiva l’Associazione che porta il suo nome guidata oggi da un pronipote, Alberto Chini – e negli Stati Uniti, principalmente Arizona e California, le terre affidate alla sua azione missionaria, molto meno altrove.

Una delle cause è da ricercarsi nelle vicende storiche che hanno visto il bando della Compagnia di Gesù nei secoli scorsi: nel Novecento inizia invece un autentico “recupero” dell’azione di tanti religiosi, principalmente a livello missionario, tra cui anche padre Chini, Kino per gli indigeni.

Se oltreoceano la sua riscoperta si deve soprattutto allo storico Herbert Eugene Bolton (1870-1953), in Italia sono stati la ricerca meticolosa e lo studio attento di un giornalista e scrittore anche lui di origine trentina, Mauro Neri, ad aver fatto conoscere la figura del gesuita (l’ultimo libro – Kino – è del 2017).

Il missionario, che si definiva noneso-tirolese, negli anni del noviziato sognava di andare in Cina (sulle orme di un altro confratello trentino grande cartografo, Martino Martini), per poi prendere invece, per obbedienza, la via del Nuovo Mondo e là avviare un’azione missionaria coraggiosa e instancabile. La figura di padre Kino viene descritta così sull’imponente basamento al Capitol che sintetizza una vita dedicata alla missione: «esploratore, storico, allevatore, costruttore di missioni e apostolo degli indiani».

Vita e opere

Nato a Segno nel 1645 – allora Principato vescovile di Trento e Impero d’Austria e Ungheria guidato dal ’48 da Francesco Giuseppe –, studia a Trento presso il Collegio dei Gesuiti entrando nella Compagnia di Gesù a vent’anni, nel 1665, aggiungendo il nome di Francesco in onore di Francesco Saverio e con l’intenzione di farsi missionario come il grande santo. Abbandonata l’idea di partire per l’Oriente, viene destinato al Nuovo Mondo, s’imbarca a Siviglia nel 1681 raggiungendo la Bassa California allora colonia spagnola.

Nel 1687 è a Sonora per evangelizzare i Pima, la popolazione locale di cui intende migliorare le condizioni di vita lavorando per uno sviluppo economico a partire anche da nuove modalità agricole e di allevamento importate dal Trentino austro-ungarico. Percorrendo instancabilmente quella terra, fonda numerose missioni (più di 27) tanto che, nel 1697, i gesuiti si videro costretti ad avviare una rinnovata azione missionaria inviando altri religiosi per gestire le postazioni di Chini.

Padre Kino, stroncato dalla stanchezza, muore nel 1711 a 66 anni a Santa Magdalena, oggi chiamata “de Kino” e territorio messicano, dove ogni anno viene ricordato con commozione dai locali – imponenti le celebrazioni per il terzo centenario della morte nel 2011 –. Grande, in particolare, la gratitudine per la sua azione decisa a favore della dignità delle persone, non sempre – come, del resto, registra la storia – garantita dai colonizzatori europei.

Ma in terra americana padre Chini ebbe modo anche di portare a frutto la sua passione che l’aveva avvicinato ad un suo confratello, il trentino Martino Martini missionario in Cina e valente cartografo. Fu il primo a disegnare la California (allora Pimeria Alta), come penisola configurando una forma aderente alla realtà e ai criteri scientifici della cartografia moderna sulla scia di Martini, nonostante lo scetticismo degli altri missionari in gran parte gesuiti, ma incontrando la curiosità e il favore dei francescani, i primi europei arrivati in quei luoghi.

Al suo nome sono oggi dedicate vie e piazze di Arizona e California, dove diverse cittadine hanno l’hanno aggiunto in segno di riconoscenza.

A lui è stato dedicato nel 2018 il docufilm Nel segno di padre Kino, realizzato da Mauro Vittorio Quattrina.

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Un commento

  1. Adelmo Li Cauzi 17 luglio 2020

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