Putin, il mistico

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Vladimir Putin, 65 anni, è stato rieletto presidente della Russia con il 76,66% dei voti il 18 marzo. La partecipazione elettorale è arrivata al 67,47% degli aventi diritto. Un trionfo annunciato, manipolato, costruito e – tuttavia – non privo di un consenso reale.

Vladimir Putin e Ksenia Sobchak, rivale alle elezioni del 18 marzo 2018

Vladimir Putin e Ksenia Sobchak, rivale alle elezioni del 18 marzo 2018

Nella valanga di storie, informazioni e commenti, vi sono due assenze significative. La prima è relativa alla sua vita familiare e personale. La secondo alla sua fede, molte volte esibita nelle cerimonie pubbliche dell’ortodossia russa.

La sua vita privata è un segreto. E nessuno si azzarda a violarla. Le conseguenze non sarebbero leggere. Si sa soltanto che ha due figlie, delle quali una è sposata ad un olandese e che gli ha dato un nipote. Putin è separato dalla sua prima sposa, Ludmila. Un testimone scrive: «È contento di essere diventato nonno e prende tempo per giocare con il nipote». È tutto.

Da apparatcik dei servizi segreti (KGB) comunisti non poteva che proclamarsi ateo. Qualcosa è cambiato una volta che è arrivato al potere. Nel corso degli anni ha lasciato emergere una dimensione di umanesimo spirituale che negli ultimi due-tre anni si è connotata di un certo “misticismo russo”. Si sta ponendo domande fondamentali sul senso della vita e, soprattutto, è tormentato dal pensiero della sofferenza e della morte. Interrogativi che non condivide con l’entourage, poiché nessuno sembra interessato alla questione. E neanche ne parlerebbe con i maggiorenti della gerarchia ortodossa, che ritiene troppo mondana e attaccata ai soldi. Ne parla con il suo vescovo di riferimento, Tikhon Sevchkun, rettore del grande monastero Sretenski e dell’annessa università teologica (Mosca).

Esternamente è molto discreto e, al di là della partecipazione alle grandi funzioni dell’ortodossia moscovita, non lascia trasparire una fede personale. Se non nel riferimento ai valori tradizionali dell’anima russa. Cemento labile, che trova comunque consensi. Su questo anche gli altri candidati alla presidenza si ritrovano. Si sa che il presidente sovvenziona ogni anno la ristrutturazione di un monastero ortodosso e ha visitato con devozione l’Athos, dando piena copertura al monastero di tradizione russa.

Criptomonaco

Un atteggiamento che ha dato adito a riprese assai meno credibili sul portale https://russian-faith.com (che si rivolge a frange conservatrici e filo-monarchiche dell’ortodossia).

Secondo alcuni post, lui sarebbe un cripto-monaco dell’Athos, si sarebbe fatto battezzare in segreto, svilupperebbe una venerazione privata delle reliquie.

Si può trovare anche il racconto di come Kirill, il patriarca, lo avrebbe convinto a intervenire in Siria per salvarvi la presenza cristiana e di come il dialogo del patriarca con papa Francesco avrebbe avuto il compito di sventare un conflitto mondiale in Medio Oriente.

C’è poi un livello popolare – la cui credibilità è ancora minore –, erede di una tradizione di santità della famiglia imperiale zarista in cui scatta l’identificazione Putin-zar.

Il 18 luglio di quest’anno sarà il centenario della morte dello zar Nicola II e della sua famiglia, la fine di Romanov. Sono attese a Ekaterinburg, la città dove è avvenuto l’eccidio, 200.000 persone per una celebrazione a cui parteciperà anche il patriarca di Mosca, Kirill.

Per alcuni, l’origine del diritto non è la Costituzione, ma lo zar. Una frangia eterodossa dell’ortodossia parla di un culto allo “Zar – Dio”, di un imperatore-redentore che trova in Nicola II colui che ha assunto i peccati del popolo russo, accettando la morte. Un’accettazione che fa di lui e della famiglia, dei santi. Si aggiunge – l’elemento antiebraico non poteva mancare – che la morte sarebbe stata decretata da ebrei-bolscevichi, timorosi di una monarchia capace di contrapporsi al moderno. Nei luoghi dell’eccidio sarebbe stati rinvenuti segni cabalistici.

Si racconta del viaggio di Nicola II in Giappone, pochi mesi prima della rivoluzione, in cui, visitando un monastero, si trovò dinanzi un monaco che cominciò a gridare «vedo sangue, vedo sangue!». Episodio che viene interpretato come profezia di quello che sarebbe successo dopo.

La connessione fra zar e Putin fa scattare anche per l’attuale presidente l’aura di solitudine e di pericolo. È necessario quindi proteggerlo.

Si attribuisce a Putin un maestro di pensiero, Ivan Iline (1883-1954), filosofo antibolscevico e antioccidentale, secondo cui la Russia rinascerà quando riapparirà un altare per Dio e un trono per lo zar.

Il mausoleo costruito da Eltsin a Ekaterinburg raccoglie le ceneri che si attribuiscono alla famiglia imperiale. Ma, poiché i corpi sono stati dispersi a una trentina di chilometri dalla città, non si è sicuri dell’identificazione delle spoglie. Nell’area è stato costruito un monastero.

La serietà della questione è dimostrata dal fatto che il recente concilio russo (29 novembre – 2 dicembre 2017) è stato informato dello stato attuale delle verifiche degli esperti in merito, dando appuntamento per una parola conclusiva quando esse saranno finite.

Ortodossia: forte e clericale

Putin e Kirill

Fin troppo evidente l’appoggio della Chiesa ortodossa alla candidatura Putin. Sulla sua efficacia ci possono essere dubbi. La Chiesa non è certo decisiva. La prospettiva con cui si muove è bene espressa da alcune righe del messaggio inviato ai fedeli all’indomani del citato concilio: «Ricordando i tragici avvenimenti del XX secolo e riflettendo sulle loro cause, testimoniamo con profonda umiltà e sincera convinzione, davanti ai fedeli e a tutti, della lezione principale del secolo passato: senza Dio nessun edificio di governo o di società può condurre alla prosperità. La storia ha mostrato che le attese rivoluzionarie, nate dalle spinte politiche, poggianti in particolare sulle domande di giustizia sociale, sono funeste per gli stati e disastrose per i popoli. I rappresentanti di tutti i settori della società devono fare ogni sforzo per evitare la ripetizione degli errori che hanno provocato nell’ultimo secolo sofferenze e morte per tanta gente e la distruzione dello stato».

Il contesto conciliare ha permesso a Kirill di elencare la nuova forza della Chiesa in queste cifre: 303 diocesi (144 in più del 2009), 377 vescovi (177 in più del 2009), di cui 293 diocesani. Il clero è formato da 39.414 persone, 34.774 sono preti, 4.640 sono diaconi. Le chiese e i luoghi di culto sono 36.878. I monasteri maschili sono 462, quelli femminili 482. All’estero ci sono 900 parrocchie dipendenti dal patriarcato di Mosca. Il concilio ha approvato una serie di documenti: il regolamento sui monasteri, le disposizioni sulle canonizzazioni, sugli statuti ecclesiali, sull’elezione dei membri del tribunale ecclesiastico, sul matrimonio religioso, un nuovo regolamento ecclesiale e il messaggio finale.

Un esperto mi ha ricordato che la moltiplicazione delle diocesi ha anche un significato economico per la sede patriarcale, dove vengono convogliate crescenti risorse e che i parroci sono talora sollecitati a costruire chiese. Se non lo fanno, sono spostati in aree periferiche. È noto che i giovani preti vengono inviati almeno per un biennio nelle aree della Siberia per la difficoltà di coprire quelle sedi parrocchiali, assai povere.

Contrariamente al concilio del 1917, ricordato come un momento di straordinaria creatività e coraggio, l’attuale ha prodotto di fatto una maggiore clericalizzazione, verticalizzazione e accentramento. È stato solo un concilio episcopale: vescovi, selezionate rappresentanze del clero e nessun laico (rispetto al 1917). Si ha l’impressione che stiano guardano a quello che ha fatto e fa la Chiesa cattolica, assumendo elementi che i cattolici dismettono. Indubbio è l’impulso pastorale soprattutto sul versante della catechesi, della formazione e del coinvolgimento dei giovani, oltre ad un’energica revisione del curriculum formativo di monaci e preti. C’è una corsa ad aprire istituti di teologia, anche perché adesso ci sono professori formati, spesso fuori della Russia.

Kirill: cerchiobottista

Kirill sembra gestire le correnti conservatrici con la tattica del colpo al cerchio e alla botte. Anche perché, dopo l’incontro col papa a Cuba (12 febbraio 2016), ha dovuto difendersi sia rispetto ai vescovi (la sua decisione non è passata dal sinodo) che ai monaci dall’accusa di essere un «cripto cattolico».

Per rifarsi l’immagine ha dovuto dare spazio alle correnti politicizzate e nostalgiche (guerra culturale all’Occidente, sostegno all’occupazione della Crimea e alla guerra in Ucraina), senza però offrire giustificazione alla posizioni di chi vorrebbe uno stato confessionale ortodosso. Vanta il successo e l’espansione della Chiesa ortodossa russa per il fatto che essa conserva le tradizioni ed è intransigente sulla dottrina morale, ma nello stesso tempo amplia l’uso liturgico del russo (rispetto all’antico slavone), stimola l’elevazione intellettuale e spirituale del clero, apre ad attività sociali, educative e umanitarie.

Sulla spinta delle critiche, si raggomitola sull’identità ortodossa ed elogia Marco d’Efeso (1392-1444) per la sua dura opposizione alla riconciliazione tentata dal Concilio di Firenze (1439) durante l’omelia della prima domenica di Quaresima ma, nello stesso tempo, mantiene relazioni con i cattolici e le altre fedi.

I paragrafi dedicati all’incontro col papa e approvati dal concilio sono presentati unicamente come difesa dei cristiani in Medio Oriente e non come gesto ecumenico.

Il cristianesimo in Europa Occidentale è ormai definitivamente perduto. Il suo futuro possibile ha solo il nome dell’Ortodossia.

Elezioni e sanzioni

Un quadro che relativizza le letture occidentali dell’evento elettorale come anche la reazione muscolosa dell’allontanamento di oltre 140 diplomatici russi dai paesi occidentali in ragione del tentato avvelenamento di Serguei Skripal e della figlia Yulia a Salisbury (Gran Bretagna) il 4 marzo scorso. Una saldatura fragile e solo occasionale.

Putin interpreta le domande di difesa e di prestigio del suo popolo, senza ignorare la violenze e le forme dittatoriali del suo governo. Ha ricevuto 56 milioni di voti rispetto ai 42 della consultazione del 2012. In 17 anni di governo ha fatto uscire il paese dal caos, piegati gli oligarchi oppositori, limitate le libertà, favorito l’ortodossia, raddrizzato l’esercito, avviato quattro guerre (Cecenia, Georgia, Ucraina e Siria), occupata la Crimea. Con il vergognoso lasciapassare ai turchi contro le aree dei curdi in Siria.

Un diplomatico di lunga carriera mi ha detto: «È uno dei pochi leader internazionali affidabili. Si sa quello che vuole».

Il suo bilancio di governo non è dei migliori. Nonostante che, dal 2000 al 2017, abbia ricevuto 3,5 trilioni di dollari dalle esportazioni di petrolio e di gas, migliaia di scuole sono state chiuse, gli insegnanti sono diminuiti di un terzo, gli ospedali sono 5.400 (rispetto ai 10.700 del 2000), non esistono autostrade neppure fra Mosca e Pietroburgo. Il reddito mensile russo arretra da 800 a 500 dollari al mese e il prodotto interno lordo è il 49° del mondo. La crescita economica è ferma da dieci anni.

I cyber attacchi all’Occidente sono ormai provati in molte tornate elettorali (compresa quella italiana). E tuttavia le sanzioni economiche non hanno scalfito il suo consenso. Il Cremlino alimenta l’immagine di una Russia assediata, di un imminente pericolo di guerra. In una testimonianza riportata da La Croix (16 marzo) si dice: «Ha restaurato l’ordine del paese ed è capace di difenderci contro le minacce straniere».

Nella gente è rimasto un profondo terrore delle rivoluzioni violente, dei massacri e del sangue, anche se si guarda con ammirazione agli uomini forti e crudeli del passato (e del presente). Come ha fatto notare uno specialista sulla Russia: «È certamente necessario condannare gli sbagli della politica russa quando viola le regole internazionali. Ma è necessario uscire dalla spirale delle minacce e, mentre l’America di Trump difende coi denti i suoi interessi, di impegnarsi in vere discussioni in cui prendere in considerazione gli interessi europei e quelli della Russia» (Le Monde, 18-19 marzo).

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2 Commenti

  1. Francesco Papagni 5 aprile 2018
  2. Akex 3 aprile 2018

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