Vanier: non “per” ma “con” i poveri

di: Gérard Daucourt

Deceduto il 7 maggio a 90 anni, Jean Vanier è stato il fondatore delle Communautés de l’Arche (152 comunità in 37 paesi di cui 2 in Italia) e il co-fondatore delle Comunità di Foi et Lumière (1.420 comunità in 86 paesi di cui un certo numero in Italia). È autore di molti libri.

“Con” i poveri

Questo grande testimone del Vangelo ha cercato a lungo la sua strada. Canadese di origine, si arruolò giovanissimo nella Royal Navy, ma la lasciò a 22 anni per seguire Gesù. Fece degli studi di filosofia, coronati con un dottorato. Dopo molti anni di riflessione, spesso in solitudine, capì che non poteva seguire Gesù senza interessarsi dei poveri.

Nel 1964, avendo scoperto la sofferenza e l’abbandono di molte persone con handicap mentali rinchiuse e spesso abbandonate nelle principali istituzioni del tempo, decise di ospitare tre di loro in una piccola casa, a Trosly nell’Oise, a est di Parigi. Rapidamente si rese conto che non doveva fare nulla “per” i poveri, ma “con” loro e che egli stesso era trasformato dalle persone che accoglieva. In seguito ripeteva spesso: «L’appello che lanciano i poveri è un appello alla relazione: io esisto per te? mi ami? E la vita in comunità con loro ci trasforma».

Jean Vanier faceva sempre riferimento alla parola di Dio: Ciò che è stolto per il mondo, quello che è debole, Dio lo ha scelto (cf. 1Cor 2.27-28)… le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie (cf. 1Cor 12,22)… Quando offri un banchetto invita poveri, storpi… sarai beato (cf. Lc 14,12-14). L’origine de L’Arche e di Foi et Lumière e il loro successo nella Chiesa e nella società sono da ricercare lì.

L’ispirazione cristiana

Le comunità riunite nella Fédération Internationale des Communautés de l’Arche saranno in grado di mantenere questa radice cristiana? È una grande sfida.

Jean Vanier ha sempre dimostrato che, per la sua ispirazione cristiana e per il suo fondatore, di origine cattolica, L’Arche deve essere aperta a tutti e vivere l’ecumenismo, l’accoglienza e la condivisione con altre religioni e con persone agnostiche o non credenti.

La seconda comunità è stata fondata in India e le seguenti, in Canada e nel Regno Unito, hanno accolto degli anglicani.

Il legame tra L’Arche e la Chiesa cattolica è sempre stato molto stretto. Ciò è particolarmente vero in Francia e in Italia. Ogni anno, Jean Vanier e i suoi successori andavano a confrontarsi con i dicasteri della curia romana e ad incontrare il papa.

Tre dirigenti della Chiesa accompagnano la Fédération Internationale des Communautés de l’Arche: un pastore protestante, un vescovo cattolico e un vescovo anglicano (gli ortodossi non sono ancora rappresentati). Il vescovo cattolico è nominato in accordo con il Pontificio consiglio per i laici. L’Arche non ha uno status canonico nella Chiesa cattolica ed è in qualche modo nella stessa situazione della comunità di Taizé.

Sul volo Skopje-Roma, prima dell’intervista con i giornalisti, papa Francesco ha reso omaggio a Jean Vanier con parole che dimostrano quanto questi due grandi amici dei poveri e degli esclusi si siano compresi.

+ Gérard Daucourt

Gérard Daucourt è vescovo emerito di Nanterre e ex dirigente della Fédération Internationale des Communautés de l’Arche. È tuttora cappellano di una comunità de L’Arche.

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