Capodanno ebraico

di: Valerie Mitwali

Il calendario ebraico delle feste è regolato secondo le fasi lunari. Quest’anno il Rosh haShana – il capodanno – è iniziato le sera del 9 settembre. Già il libro del Levitico (23,24) menziona il primo giorno del mese ebraico Tishri come inizio del nuovo ciclo annuale. Nella diaspora ebraica la celebrazione della festa dura tradizionalmente due giorni.

La comunicazione con i centri religiosi era difficile e il prolungamento doveva assicurare che almeno un giorno fosse celebrato insieme. Il giudaismo riformato vede nella diaspora uno stato permanente e rinuncia perciò al secondo giorno.

Rosh haShana è un giorno di gioia

Rosh haShana commemora l’anniversario della creazione di Adamo ed Eva quando ebbe inizio la storia dell’umanità. Dio è re su tutti gli uomini e conosce le loro azioni.

Il capodanno ebraico è considerato anche il giorno del giudizio su tutti i popoli. I «dieci giorni del pentimento» successivi sono un invito alla conversione interiore e culminano nello Jom Kippur, il grande giorno dell’espiazione e la più santa delle feste ebraiche. Nonostante questo tema severo, Rosh haShana è un giorno di festa. I fedeli commemorano l’amore misericordioso del Signore e chiedono un felice anno nuovo.

Quando il primo giorno del mese ebraico Tishri non cade di sabato, giorno che deve essere libero dal lavoro, allora la festa del nuovo anno inizia con il suono di un corno, chiamato sofar. Come le campane delle chiese cristiane, il suono del sofar interrompe la vita di tutti i giorni e invita alla preghiera. Già nell’antichità giudaica veniva suonato il corno per l’incoronazione del re. Nel Rosh haShana, il sofar ricorda anche la creazione del mondo, che rappresenta l’inizio della creazione del regno di Dio.

Dopo la preghiera nella sinagoga, molti ebrei si recano presso un lago, un fiume o il mare. E lì gettano simbolicamente i loro peccati nell’acqua, recitando particolari preghiere e svuotando le tasche. Questo rituale si chiama Tashlich. Dio nella sua misericordia getterà tutti i peccati «nel profondo del mare» (Mi 7,19) in modo che i credenti possano riconciliarsi entrando nel nuovo anno.

Mele dolci per un anno dolce

In relazione con il Tashlich, nell’ambito familiare si tiene un banchetto speciale. Molti cibi hanno qui un significato particolare.

Una delle tradizioni più caratteristiche del Rosh haShana consiste nell’immergere delle mele nel miele come segno di speranza per un «dolce» anno nuovo. Viene immersa nel miele anche la Challa’, il pane delle feste ebraiche: ricorda la raccolta e la semina e unisce il passato e il futuro. A seconda della regione, anche le melagrane i cui semi simboleggiano ricche benedizioni, sono popolari nel Rosh haShana. Ma nessuna festa ebraica è completa senza il vino dolce su cui viene recitata la rituale preghiera dei doni, Qiddush.

Il fatto che molti fedeli a capodanno mangino la testa di un pesce non è solo un gioco di parole con il nome della festa. Tradotto letteralmente Rosh haShana significa «capo d’anno».

Il consumo di una testa di pesce è simbolo del buon proposito di praticare l’autocontrollo e di essere padroni di sé stessi.

Per lungo tempo si è ritenuto come sicuro che il saluto augurale (in tedesco) Guter Rutsch fosse una corruzione dell’ebraico Rosh haShana. Ma questa teoria è controversa. La locuzione è entrata in uso soltanto all’inizio del 1900, benché già da molti secoli tanti ebrei vivessero in Germania. Forse la parola tedesca Rutsch (scivolata) vuol dire semplicemente il viaggio in un nuovo anno. In ogni caso: Guten Rutsch nel nuovo anno o Shana Towa.

Pubblicato il 10 settembre 2018 sul sito katholisch.de (qui), nostra traduzione dal tedesco.

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