Dichiarazione interreligiosa congiunta

di:
viaggio papa
Dichiarazione Interreligiosa Congiunta delle Organizzazioni di ispirazione religiosa che operano in Iraq in occasione della Visita apostolica di S.S. Papa Francesco

2 marzo 2021

Noi, le sottoscritte organizzazioni religiose che lavorano in Iraq, rappresentando l’appello delle nostre rispettive religioni alla solidarietà umana, accogliamo con favore la visita di Sua Santità Papa Francesco nel luogo di nascita di Abramo, padre di molti nella fede.

L’Iraq è la culla della civiltà umana e un bellissimo paese di ricca diversità culturale e religiosa. Per secoli, molte comunità etniche e di fede hanno vissuto fianco a fianco in questa terra. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’Iraq ha sofferto per la guerra, l’insicurezza e l’instabilità e, più recentemente, a causa dell’ascesa dell’ISIS. Una tale sequenza di conflitti ha profondamente minato le relazioni tra le comunità e danneggiato il tessuto sociale del paese.

Oggi, l’Iraq affronta importanti sfide. Tra gli 1,2 milioni di iracheni che continuano ad essere sfollati all’interno del loro paese e i circa 4,8 milioni di persone che rientrano nelle loro aree di origine dopo essere stati sfollati, molti hanno estremo bisogno di aiuto. Nel frattempo, una crisi economica in peggioramento, esacerbata dalla pandemia di COVID-19, sta spingendo numerose persone nella povertà assoluta e priva il governo delle risorse necessarie per assistere il suo stesso popolo.

Nella sua recente lettera enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco scrive che le religioni hanno un ruolo importante da svolgere al servizio della fraternità nel nostro mondo. Il documento di Abu Dhabi sulla Fraternità Umana spiega ulteriormente: “La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello o una sorella da sostenere e amare. […] I credenti sono chiamati ad esprimere questa fraternità umana salvaguardando la creazione e l’intero universo e sostenendo tutte le persone, specialmente le più povere e le più bisognose”.

Come organizzazioni religiose, abbracciamo pienamente questo messaggio di fraternità e dialogo che Papa Francesco sta portando in Iraq. Crediamo fermamente che rappresenti il percorso necessario per guarire le ferite del passato e costruire un futuro per le diverse comunità del paese. Lavoriamo in collaborazione con le Autorità nazionali e locali per aiutare le comunità a riconciliarsi, ricostruire la pace e reclamare i loro diritti collettivi alla sicurezza, ai servizi e ai mezzi di sostentamento.

Ispirati dall’insegnamento di Papa Francesco sulla fraternità umana, ci impegniamo a:

  • Continuare a servire e dare potere alle persone solo sulla base dei loro bisogni, rifiutando qualsiasi forma di discriminazione.
  • Rispettare i valori culturali e le convinzioni religiose degli altri, continuando a rifiutare ogni settarismo e proselitismo nelle nostre azioni e nei nostri partenariati.
  • Rafforzare le iniziative e gli approcci inclusivi che favoriscono la coesione sociale.
  • Intensificare la collaborazione tra noi al servizio dei bisognosi, mentre viviamo la nostra comune chiamata alla solidarietà.

Infine, esortiamo la comunità internazionale a rimanere impegnata a sostenere il popolo iracheno per superare le sue attuali sfide, in un vero spirito di fraternità e solidarietà umana.

Adyan Foundation; Ankawa Humanitarian Committee; Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII; Assyrian Aid Society Iraq; Caritas Czech Republic; Caritas Germany; Caritas Iraq; Catholic Relief Services; Christian Aid; Christian Aid Program – CAPNI; CNEWA/Pontifical Mission; Cordaid; Dan Church Aid; Dorcas; FOCSIV; Fondazione AVSI; Fraternité en Irak; Hungarian Interchurch Aid; Internationales Katholisches Missionswerk missio Aachen – Pontifical Mission Society; Islamic Relief Worldwide; Jesuit Refugee Service; Lutheran World Federation;  Lutheran World Relief; Malteser International; Masarat; Norwegian Church Aid; Stand With Iraqi Christians; World Vision International; ZOA.


Intervista a Davide Bernocchi, responsabile in Iraq del Catholic Relief Services, branca della Caritas statunitense. Ha assunto tale ruolo da sei mesi, dopo molti anni passati in Libano.

  • Davide, quanto hai a che fare in questi giorni con la visita di papa Francesco?

In veste di responsabile di un organismo cattolico che opera in Iraq sono in questi giorni sollecitato ad offrire comunicazioni per questa storica visita. Voglio segnalare pertanto la Dichiarazione interreligiosa congiunta (sotto-riportata) sottoscritta da tanti altri organismi di ispirazione religiosa, mossi da un’unica fiducia.

Il papa è venuto qui a portare un messaggio di fratellanza umana particolare al popolo dell’Iraq, non solo alla Chiesa locale. È giunto in questo momento in cui – dopo la violenta aggressione prodotta dall’Isis – le comunità, specie minori, rischiano di rimanere ripiegate su stesse e di coltivare l’idea che costruire muri di separazione siano l’unica soluzione per preservarsi. Francesco dice chiaramente a queste comunità che possono continuare ad abitare questa terra solo riprendendo a costruire ponti, non muri.

Ogni organismo firmatario del documento sta lavorando quindi con lo stesso intento di coesione sociale con progetti fatti con le persone del popolo dell’Iraq, per renderle capaci di riannodare i fili delle relazioni strappate tra appartenenti a diverse comunità religiose. In questo modo si mette concretamente in pratica il messaggio di papa Francesco.

Il documento è sottoscritto dai rappresentati di numerose realtà presenti e operanti in Iraq: dai cristiani delle varie confessioni ai musulmani. Questa visita non poteva passare senza che fosse preso un impegno serio e duraturo di collaborazione.

Sta a cuore evidenziare come Daesh abbia lasciato tanta distruzione e come ora non basti portare fondi per ricostruire dalle macerie: bisogna occuparsi innanzi tutto delle macerie lasciate nei cuori.

  • Quali progetti state realizzando?

Stiamo realizzando progetti sia di coesione sociale, sia di ricostruzione materiale, specie nella piana di Ninive ove cristiani e altre minoranze stanno tornando a vivere. Per questo bisogna ricostruire innanzi tutto fiducia reciproca e collaborazione tra le comunità.

Nel vuoto lasciato dal cosiddetto stato islamico è molto facile che qualche gruppo cerchi di guadagnare qualche “metro” o qualche “centimetro” di terreno di importanza, mentre si deve cercare tutti insieme aiuto e collaborazione negli altri, in fraternità.

  • Manca qualche significativa rappresentanza?

Nella sottoscrizione c’è la rappresentanza della Chiesa assira che è la Chiesa ortodossa speculare alla Chiesa caldea cattolica. Abbiamo desiderato la firma di un organismo musulmano sciita che in effetti aveva anticipato la partecipazione.

Poi gli sciiti hanno comprensibilmente concentrato tutta la loro attenzione sull’importante incontro tra papa Francesco e l’ayatollah al-Sistani.

  • Come è stato possibile giungere a una Dichiarazione congiunta tra realtà così diverse? 

Esiste da diversi anni – almeno dal 2014 – un coordinamento degli organismi cattolici che lavorano nell’area in questa area, ossia in Iraq, Siria. Libano e Giordania, voluto dal Vaticano. Ci si ritrova, con cadenza più o meno annuale, a Roma: siamo stati ricevuti direttamente dal papa diverse volte. Il primo proposito del coordinamento era e resta quello di rafforzare la collaborazione tra noi cattolici.

Ma, rispetto a questa visita in Iraq, questo coordinamento non sarebbe bastato. Non avrebbe avuto senso che gli organismi cattolici facessero una loro dichiarazione. Così si è giunti alla proposta di aggregare altri organismi non cattolici e non cristiani all’insegna della fratellanza umana, come vuole la Fratelli tutti e perciò in consonanza al tema del viaggio di Francesco. Ora possiamo dire che la proposta è stata accettata.

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