Francia-Italia: la parola ai rabbini

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Domenica 21 gennaio sono uscite contemporaneamente due intervista ai rabbini capi d’Italia (Corriere della sera) e di Francia (La Croix): Riccardo Di Segni, 68 anni, rabbino della comunità ebraica di Roma da 17 anni, e Haïm Korsia, 54 anni, rabbino capo di Francia dal 2014. La prima intervista, nella serie “Italiani”, la seconda, al termine di un viaggio della memoria ad Auschwitz. Korsia è intervenuto recentemente anche in Questa memoria che impegna, documento della Federazione protestante di Francia (4 dicembre 2017).

– popolo eletto. «Non nel senso di una presunta superiorità. L’elezione è una sfida. È una continua messa alla prova. Non ti è consentito quello che è permesso a una persona normale. Sei chiamato a rispettare una disciplina particolare, con tutti i rischi che questo comporta» (Di Segni). «Amante dell’arte, il rabbino capo è capace di comprare una tela rappresentante Maria ai piedi della croce: “Maria era ebrea, e questo è bene”» (Korsia).

– Padreterno e Padre nostro. (L’elezione) «è una scelta del Padreterno: ci ha esposti a ogni rischio, e continua a farlo; e, nello stesso tempo, ha un impegno con noi per la nostra sopravvivenza. Non lo dico io, lo dicono i profeti» (Di Segni). «Durante il viaggio (ad Auschwiz) domando sempre al prete cattolico di recitare un Padre nostro, perché so come sia importante per i cristiani» (Korsia).

Pio XII, vescovi e Shoah «Ho studiato la sua storia (di Pio XII) e devo ribadire un giudizio severo. Non fece nulla per impedire la deportazione. È vero che poi offrì rifugio a molti perseguitati» (Di Segni). Nel 1942 in Francia «è il momento del risveglio delle coscienze della Chiesa cattolica con le lettere pastorali di mons. Saliège di Tolosa e mons. Théas di Montauban. Essi non rappresentano che una minoranza dentro la loro Chiesa mentre una gran parte del mondo della Riforma (francese), o quasi, è già in marcia per la giustizia» (Korsia).

vicini e distanti. Disaccordi? «Ne ho molti. Ad esempio il papa fa passare la domenica come un’invenzione cristiana; ma se voi avete la domenica, è perché noi abbiamo il sabato. Quando Francesco è venuto qui in sinagoga voleva discutere di teologia. Gli ho risposto di no: di teologia ognuno ha la sua, e non la cambia. Discutiamo di altro» (Di Segni). «In effetti, ciò che ritorna sempre fra ebrei e protestanti è la Bibbia che noi chiamiamo legge orale, che domanda uno sguardo esegetico e rispettoso sul testo e quello che il mondo protestante chiama la critica biblica. L’apporto dell’interpretazione del giudaismo è essenziale, ma per noi ebrei è necessario apprendere meglio la specificità protestante» (Korsia).

dialogo. «Il rapporto con l’islam è molto complesso. Ci stiamo lavorando. Al corteo del mese scorso a Milano si sono sentiti slogan in arabo che inneggiavano a Khaybar, la strage di ebrei fatta da Maometto. Ho ricevuto lettere private di scuse da parte di organizzazioni islamiche; non ho sentito parole pubbliche» (Di Segni). «C’è un vero arricchimento a conoscere altre forme di spiritualità. Non è questione di sincretismo. Niente è più bello dell’incontro tra fratelli. I fratelli hanno gli stessi parenti, le stesse radici e tuttavia sono differenti. Le nostre religioni hanno la stessa sorgente divina e tuttavia la nostra maniera di servire l’Eterno è così diversa… e così vicina. Io sono quello che sono, ma apprendo dai cattolici la fede dei semplici, vorrei imparare dai protestanti il sentimento di responsabilità personale e la capacità di tornare al testo, e dai musulmani ascolto la bella sottomissione a Dio. E tuttavia resto quello che sono ma in più con ciò che ciascuno mi ha offerto, per meglio situarmi nel mio giudaismo» (Korsia). «Il dialogo religioso è essenziale a una migliore conoscenza e quindi a una migliore comprensione reciproca fra le tre religioni del Libro» (Korsia).

immigrazioni. «Sui migranti noi ebrei siamo lacerati. La fuga, l’esilio, l’accoglienza fanno parte della nostra storia e della nostra natura. Ma mi chiedo, tutti i musulmani che arrivano qui intendono rispettare i nostri diritti e valori? E lo stato italiano ha la forza per farli rispettare?». «Purtroppo devo rispondere due no. Per questo sono preoccupato. L’Europa è nata dopo Auschwitz; non vorrei che finisse con un’altra Auschwitz. Non so chi sarebbero stavolta le vittime. So che la migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza; ci andremo di mezzo anche noi, e forse per primi» (Di Segni).

le leggi. «Lo stato fa le leggi che ritiene» (Di Segni). «Le regole sono fatte per le persone intelligenti» (Korsia).

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