La fede e la spada

di:

predica

Ringrazio Gabriele Iungo, che nella replica alle mie osservazioni al suo post «Dal Diritto della spada alla Spada del Diritto» (cf. Predicare con la spada?, Settimana News, 12 agosto 2020), mi ha chiamato «amico». Titolo che ricambio di cuore, aggiungendovi quello di «concittadino», al quale tengo moltissimo, come parte indispensabile della nostra comune identità. È al livello della cittadinanza, infatti, che ci ritroviamo al di là delle invalicabili differenze religiose.

In qualità di amico e concittadino lo incoraggio allora a riflettere ancora sul post da lui dedicato al gesto dell’imam turco Ali Erbas, giunto armato di spada il 24 luglio scorso alla preghiera congregazionale nell’edificio nato come chiesa e poi trasformato in moschea. I dubbi di fondo suscitati da quel post non li vedo sciolti.

Premetto che non si tratta di un discorso da eruditi (io almeno non lo sono) su fatti lontani e questioni astruse di giuristi. Il problema è terribilmente attuale, io lo chiamo il «lato oscuro delle religioni», vale a dire l’utilizzo della violenza da parte delle religioni come strumento per affermare il proprio successo nella storia.

Nessun sistema religioso è immune da questo rischio, men che mai il cristianesimo, che nel corso dei secoli ha contraddetto più volte, e in modo patente, il comando esplicito del suo fondatore, Gesù di Nazareth: «Rimetti la spada nel fodero». Non ho alcuna difficoltà a riconoscere questo tradimento del messaggio delle origini, laddove si è verificato.

Nel caso dell’islam, però, la cosa è più complessa, perché il ricorso alla violenza risale alle origini, si situa precisamente nel passaggio della comunità dei musulmani dalla fase di Mecca, disarmata, a quella di Medina, armata, e non solo a scopo di difesa. Non è un caso che pensatori dell’islam jihadista adottino la cronologia Mecca-Medina come schema strategico per l’oggi: pacifismo sino a quando si creino le condizioni opportune per l’offensiva.

Che il fascino oscuro della violenza in nome di Dio sia una cosa attualissima, lo mostra il fenomeno ISIS, che ha attratto moltissimi giovani, compresi convertiti europei e italiani, spesso agganciati dai messaggi della rete e da lì trascinati, passo dopo passo, in un vortice che li ha triturati.

Questo mi fa dire che dobbiamo prestare molta attenzione ai messaggi che mettiamo sui social e che hanno per oggetto la relazione tra religione e violenza: non si può mai sapere che cosa si può seminare, persino a nostra insaputa, nella testa e nel cuore dei più giovani.

Consultando i testi

Spero che Gabriele Ibrahim chiarisca meglio che cosa intende quando afferma che l’imam armato di spada in moschea è «un’usanza di origine profetica». Non è una curiosità intellettuale su dettagli secondari della storia, ma un punto qualificante per la coscienza dei musulmani: se Muhammad usava presentarsi in moschea con la spada, l’autorità del gesto è evidentemente molto maggiore di quella che può venire dal comportamento di un qualche califfo sostenuto dalla sua scuola giuridica.

Esiste un hadith (= racconto) su questo punto? L’ho cercato assiduamente e finora non sono riuscito a trovarlo. Ritengo confermata l’opinione di Ibn Qayyim al-Jawziyya, il quale dice che questo hadith non c’è. L’unica eccezione è una specie di «giallo»: le opere che affermano la presenza della spada in mano a Muhammad, durante il sermone del venerdì, rimandano invariabilmente a un racconto di al-Hakam b. Hazn, che dice di aver visto il Profeta «alzarsi appoggiandosi a una spada, o a un arco, o a un bastone». Affermano che questo hadith è riportato da Abu Dawud, una delle raccolte «canoniche» dell’islam sunnita.

Quando, però, si va a controllare la fonte di riferimento (Sunan n. 1096), di spada non c’è traccia! Per spiegare la stranezza, si deve forse pensare a un’interpolazione – per dirla in termini correnti «una manina» – che ha aggiunto «spada» per avvalorare un uso posteriore mettendolo sotto l’autorità di Muhammad.

Perché è comparsa la spada?

Se si dimostrasse l’estraneità della spada nelle prediche di Muhammad, la domanda naturale sarebbe: quando e perché è comparsa? Un bel tema di ricerca.

Come puro esempio, segnalo Hajjaj b. Yusuf, pugno di ferro dei califfi di Damasco, che entra armato di spada nella moschea di Kufa e dal minbar pronuncia un discorso rimasto celebre: «Vedo teste giunte a maturazione, è giunto il momento di mieterle: ci penso io!».

In un quadro come questo è evidente che la spada in moschea funziona anzitutto come minaccia rivolta ai musulmani, più che a quelli di fuori, ed è forse in questo senso che si è affermata e diffusa nei secoli. In ogni caso, la natura violenta del messaggio veicolato da un’arma brandita dall’imam nell’assemblea cultuale è ribadita, senza giri di parole, in tante opere.

Mi limito a tradurre un autore contemporaneo, Abd al-Karim al-Hudayr, membro della lega saudita della fatwa: «Si è affermato tra i dotti che “la spada” (dell’imam) serve a notificare che questa religione si è diffusa con la spada. Questa parola circolava tra i dotti; in seguito, non piacque a molti, come se l’islam fosse una religione coercitiva, nella quale si entra per assoggettamento. Certo, essa è una religione che corrisponde alla disposizione naturale, nella quale entrano senza bisogno d’invito coloro che non sono sviati dai diavoli. Tra quelli invece che sono sviati dai diavoli, alcuni entrano invitandoli altri costringendoli: la maggior parte dei paesi è stata conquistata con la spada».

Queste idee camminano sul web

Questi elementi, e altri che si possono raccogliere (nel web arabo/musulmano c’è chi ha visto nel gesto dell’imam turco addirittura un «messaggio terroristico»), devono indurre a grande prudenza chi tratta questo argomento, per evitare con cura che, nell’intento informativo, si mescoli un che di apologia.

In questo ordine di idee non ritengo sciolto dalle precisazioni successive di Iungo lo sconcerto prodotto dalla citazione, nel suo primo post, del verso poetico «la spada è più veridica dei [soli] libri, sul suo filo corre il limite fra scherzo e serietà» (secondo la sua traduzione).

Anzitutto, non appartiene affatto alla letteratura sapienziale, perché è l’inizio di un’ode di guerra composta da Abu Tammam a lode della spada e della violenza in nome della religione. Poi è sgradevole la mancanza di citazione della fonte: questa non è soltanto una questione di metodo ma anche un atto di correttezza verso il lettore.

Infine – la cosa più importante – bisognava spiegare al lettore il perché di quella citazione, che non c’entra più nulla con l’informazione sulle scuole giuridiche. Ripeto che non è questione da filologi su una rivista letteraria: ci troviamo sul web, ormai quasi unico strumento di informazione e formazione dei giovani, e abbiamo una responsabilità più grande rispetto ai messaggi che mettiamo in circolazione. Non è un gioco, non stiamo parlando di sport o di musica: la spada serve per ferire e per uccidere, nient’altro che questo e, anche quando rimane nel fodero, la sua presenza rimanda al sangue e alla morte. Non c’è niente di nobile, di mistico e di poetico nell’atto di mutilare e assassinare le persone.

Il figlio di una mia carissima amica è stato ucciso dopo avere ucciso e ferito molte persone nel nome dell’islam, in una sera di folle esaltazione religiosa. Non è nato «mostro», ha anzi nutrito durante la sua breve giovinezza alti e puri ideali. Pur senza averlo conosciuto personalmente, attraverso i racconti della mamma mi sento legato a lui da un tenero affetto, e posso attestare che era un ragazzo bello e buono, generoso, sensibile, con un cuore palpitante di limpida fede. Poi l’insieme dei messaggi ricevuti da tante fonti diverse (decisivi i social) hanno orientato quella fede pulita verso la «spada», il lato oscuro delle religioni, e quella è stata la sua fine. Quella sera maledetta è entrato in azione con i suoi amici armato di coltello.

Il principio di cittadinanza

Al fascino della violenza in nome di Dio si resiste rifacendosi costantemente, esistenzialmente, ai principi della nostra cittadinanza, che fanno da ponte tra credenti e non credenti e affermano una semplice evidente verità: su questa terra ogni religione non è che un pezzo di una realtà più ampia, non il tutto nel quale il resto va incluso, per amore o per forza. La libertà di coscienza va dunque ribadita con fermezza, contro ogni forma di costrizione e intimidazione.

Nei paesi musulmani questa libertà è ben lontana dal realizzarsi. I miei amici convertiti dall’islam devono nascondersi o emigrare. Per loro la spada dell’imam non è affatto una cosa simbolica, è una minaccia incombente. Nessuno di loro potrebbe azzardarsi a scrivere sul web con la libertà di Gabriele Ibrahim e degli altri italiani convertiti. A essi propongo una battaglia di civiltà di grande valore: scrivere ai capi di stato musulmani per chiedere che sia riconosciuta ai convertiti dall’islam la stessa libertà di coscienza che i convertiti all’islam godono in Italia.

Poi c’è da rilanciare, tutti insieme, la battaglia pacifista per ribadire il “ripudio della guerra”. È vero che i governi d’Italia hanno tradito in tanti modi il principio costituzionale dell’art. 11, ma rimane pur sempre la coscienza vigile dei cittadini a poter gridare in tutti i modi (web compreso) che la guerra va ripudiata con triplice ripudio.

Di seguito riporto alcune delle fonti arabe da me consultate e che non ho tempo di tradurre in italiano. Mi scuso per questo. È solo una selezione. Chi gradisse avere l’intero malloppo me lo chieda.

Qui voglio ringraziare ancora Gabriele Ibrahim, rispettabilissimo cittadino e musulmano italiano, per avermi dato l’occasione di riflettere su queste cose.

Ringrazio anche tutti coloro che hanno partecipato con i loro commenti, in tutta libertà ma anche con rispetto. Si dice che i social per natura eccitano all’insulto. Si può dimostrare che non è un fato. Si dice anche che i social sono per loro natura inadatti a uno scambio di un certo livello. Anche questo non è un destino.

Andiamo ai testi originali

Qui la forma originale del hadith di Abu Dawud, senza “spada”:

1096 – حَدَّثَنَا سَعِيدُ بْنُ مَنْصُورٍ، حَدَّثَنَا شِهَابُ بْنُ خِرَاشٍ، حَدَّثَنِي شُعَيْبُ بْنُ رُزَيْقٍ الطَّائِفِيُّ، قَالَ: جَلَسْتُ إِلَى رَجُلٍ لَهُ صُحْبَةٌ مِنْ رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ، يُقَالُ لَهُ: الْحَكَمُ بْنُ حَزْنٍ الْكُلَفِيُّ، فَأَنْشَأَ يُحَدِّثُنَا، قَالَ: وَفَدْتُ إِلَى رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ سَابِعَ سَبْعَةٍ – أَوْ تَاسِعَ تِسْعَةٍ – فَدَخَلْنَا عَلَيْهِ، فَقُلْنَا: يَا رَسُولَ اللَّهِ، زُرْنَاكَ فَادْعُ اللَّهَ لَنَا بِخَيْرٍ، فَأَمَرَ بِنَا، أَوْ أَمَرَ لَنَا بِشَيْءٍ مِنَ التَّمْرِ، وَالشَّأْنُ إِذْ ذَاكَ دُونٌ، فَأَقَمْنَا بِهَا أَيَّامًا شَهِدْنَا فِيهَا الْجُمُعَةَ مَعَ رَسُولِ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ، فَقَامَ مُتَوَكِّئًا عَلَى عَصًا، أَوْ قَوْسٍ، فَحَمِدَ اللَّهَ وَأَثْنَى عَلَيْهِ، كَلِمَاتٍ خَفِيفَاتٍ طَيِّبَاتٍ مُبَارَكَاتٍ، ثُمَّ قَالَ: «أَيُّهَا النَّاسُ، إِنَّكُمْ لَنْ تُطِيقُوا – أَوْ لَنْ تَفْعَلُوا – كُلَّ مَا أُمِرْتُمْ بِهِ، وَلَكِنْ سَدِّدُوا، وَأَبْشِرُوا»، قَالَ أَبُو عَلِيٍّ: سَمِعْتُ أَبَا دَاوُدَ قَالَ: «ثَبَّتَنِي فِي شَيْءٍ مِنْهُ بَعْضُ أَصْحَابِنَا، وَقَدْ كَانَ انْقَطَعَ مِنَ القِرْطَاسِ»

Qui la citazione del hadith in un’opera successiva, con aggiunta di “spada” e spiegazione che con quella la religione vince:

ف القناع 2,36
كشا (وَ) يُسَنُّ أَنْ (يَعْتَمِدَ عَلَى سَيْفٍ أَوْ قَوْسٍ أَوْ عَصًا بِإِحْدَى يَدَيْهِ) قَالَ فِي الْفُرُوعِ: وَيَتَوَجَّهُ بِالْيُسْرَى. (وَ) يَعْتَمِدُ (بِالْأُخْرَى عَلَى حَرْفِ الْمِنْبَرِ أَوْ يُرْسِلُهَا) لِمَا رَوَى الْحَكَمُ بْنُ حَزَنٍ قَالَ «وَفَدْت عَلَى النَّبِيِّ – صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ – فَشَهِدْنَا مَعَهُ الْجُمُعَةَ، فَقَامَ مُتَوَكِّئًا عَلَى سَيْفٍ أَوْ قَوْسٍ أَوْ عَصًا مُخْتَصِرًا» رَوَاهُ أَبُو دَاوُد وَلِأَنَّهُ أَمْكَنُ لَهُ، وَإِشَارَةٌ إلَى أَنَّ هَذَا الدِّينَ فُتِحَ بِهِ.
المؤلف: منصور بن يونس بن صلاح الدين ابن حسن بن إدريس البهوتى الحنبلى (المتوفى: 1051هـ)
الناشر: دار الكتب العلمية

Qui la ripresa dell’“utilità” della spada in un autore contemporaneo, Abd al-Karim al-Hudayr:

ومما ذكر من سنن الخطبة أنه تعتمد على سيف أو قوس أو عصا، يقول الفقهاء: السيف: للإشعار بأن هذا الدين انتشر بالسيف، وهذه الكلمة كانت متداولة بين الفقهاء، ثم بعد ذلك صارت لا تعجب كثير من الناس، وأن الإسلام دين قهر، وأن الناس دخلوا فيه بالغلبة، نعم، هو دين الموافق للفطرة، فالناس الذي لم تجتالهم الشياطين يدخلون في هذا الدين من غير دعوة، لكن من اجتالتهم الشياطين منهم من يدعى ومنهم من يلزم، وأكثر البلدان إنما فتحت بالسيف.
الكتاب: التعليق على تفسير القرطبي
مؤلف الأصل: أبو عبد الله محمد بن أحمد، شمس الدين القرطبي (المتوفى: 671هـ)
الشارح: عبد الكريم بن عبد الله بن عبد الرحمن بن حمد الخضير
دروس مفرغة من موقع الشيخ الخضير
[الكتاب مرقم آليا، رقم الجزء هو رقم الدرس – 22 درسا]

Qui il parere negativo di Ibn Qayyim al-Jawziyya, tanto sul fondamento profetico della spada che sull’interpretazione “intimidatoria”:

محمد بن أبي بكر بن أيوب بن سعد شمس الدين ابن قيم الجوزية (المتوفى: 751هـ)
زاد المعاد في هدي خير العباد 1,411
وَكَانَ يُمْهِلُ يَوْمَ الْجُمُعَةِ حَتَّى يَجْتَمِعَ النَّاسُ، فَإِذَا اجْتَمَعُوا خَرَجَ إِلَيْهِمْ وَحْدَهُ مِنْ غَيْرِ شَاوِيشٍ يَصِيحُ بَيْنَ يَدَيْهِ، وَلَا لُبْسِ طَيْلَسَانٍ وَلَا طُرْحَةٍ وَلَا سَوَادٍ، فَإِذَا دَخَلَ الْمَسْجِدَ سَلَّمَ عَلَيْهِمْ، فَإِذَا صَعِدَ الْمِنْبَرَ اسْتَقْبَلَ النَّاسَ بِوَجْهِهِ وَسَلَّمَ عَلَيْهِمْ، وَلَمْ يَدْعُ مُسْتَقْبَلَ الْقِبْلَةِ، ثُمَّ يَجْلِسُ وَيَأْخُذُ بلال فِي الْأَذَانِ، فَإِذَا فَرَغَ مِنْهُ قَامَ النَّبِيُّ صَلَّى اللَّهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ فَخَطَبَ مِنْ غَيْرِ فَصْلٍ بَيْنَ الْأَذَانِ وَالْخُطْبَةِ، لَا بِإِيرَادِ خَبَرٍ وَلَا غَيْرِهِ. وَلَمْ يَكُنْ يَأْخُذُ بِيَدِهِ سَيْفًا وَلَا غَيْرَهُ، وَإِنَّمَا ( «كَانَ يَعْتَمِدُ عَلَى قَوْسٍ أَوْ عَصًا قَبْلَ أَنْ يَتَّخِذَ الْمِنْبَرَ،» ) وَكَانَ فِي الْحَرْبِ يَعْتَمِدُ عَلَى قَوْسٍ، وَفِي الْجُمُعَةِ يَعْتَمِدُ عَلَى عَصًا. وَلَمْ يُحْفَظْ عَنْهُ أَنَّهُ اعْتَمَدَ عَلَى سَيْفٍ، وَمَا يَظُنُّهُ بَعْضُ الْجُهَّالِ أَنَّهُ كَانَ يَعْتَمِدُ عَلَى السَّيْفِ دَائِمًا، وَأَنَّ ذَلِكَ إِشَارَةٌ إِلَى أَنَّ الدِّينَ قَامَ بِالسَّيْفِ، فَمِنْ فَرْطِ جَهْلِهِ، فَإِنَّهُ لَا يُحْفَظُ عَنْهُ بَعْدُ اتِّخَاذُ الْمِنْبَرِ أَنَّهُ كَانَ يَرْقَاهُ بِسَيْفٍ وَلَا قَوْسٍ وَلَا غَيْرِهِ، وَلَا قَبْلَ اتِّخَاذِهِ أَنَّهُ أَخَذَ بِيَدِهِ سَيْفًا الْبَتَّةَ وَإِنَّمَا كَانَ يَعْتَمِدُ عَلَى عَصًا أَوْ قَوْسٍ.

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2 Commenti

  1. p. Claudio Monge 25 agosto 2020
  2. Senat Halilaj 21 agosto 2020

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