Cosa succede nel Kashmir?

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Quando l’“India britannica” fu divisa tra India e Pakistan, nell’agosto 1947, c’erano in India oltre 100 stati, tra piccoli e grandi, governati da re in maniera più o meno autonoma, che pagavano le tasse agli inglesi. Ad essi fu offerta l’opzione di rimanere indipendenti o di unirsi all’India o al Pakistan. La maggior parte dei regni dell’India si unirono ad essa.

Hyderabad era un grande stato che non aveva preso una decisione e l’India inviò il suo esercito e se ne impadronì. Lo stesso fu per Goa, che era una colonia portoghese.

Il regno del Kashmir costituiva un caso speciale. Era popolato da una vasta maggioranza musulmana. Avrebbe potuto unirsi al Pakistan. Ma aveva un re indiano. Sia il re sia il popolo potevano cullarsi nell’illusione di rimanere indipendenti.

Tra Pakistan e India

Il Pakistan non ebbe la pazienza di aspettare. Perciò inviò nel Kashmir un piccolo esercito di irregolari. Il re chiese aiuto all’India. L’India voleva che aderisse ad essa prima di inviare l’aiuto. Il re vi aderì con alcune condizioni speciali. Riuscì a convincere l’India a concedere uno status speciale – una specie di semi-autonomia. Il Kashmir avrebbe avuto così una sua bandiera che sventolava accanto a quella dell’India.

Gli indiani non kashmiriani non avrebbero potuto acquistare alcuna proprietà nel territorio. Le leggi approvate dall’India non si sarebbero applicate automaticamente al Kashmir. Esso avrebbe avuto una sua assemblea di rappresentanti per approvarle. Avrebbe potuto approvare proprie leggi locali, come qualsiasi altro stato indiano. Ad eccezione di alcuni aspetti come la difesa, la sicurezza interna e le relazioni poste sotto il controllo indiano, lo stato ebbe la sua autonomia. Il governatore tuttavia doveva essere nominato dall’India.

Una volta raggiunto l’accordo, l’India inviò il suo esercito. Ma, prima che questo potesse scacciare gli invasori, Jawaharlal Nehru, volendo evitare ulteriori spargimenti di sangue, si appellò alle Nazioni Unite. La guerra fu fermata. Il Pakistan e l’India mantennero i territori sotto il loro controllo. Il Pakistan ne possedeva solo una piccola parte.

Alcuni osservatori delle Nazioni Unite sono ancora là, ma solo per quanto riguarda la zona di guerra e la linea di controllo. Un piccolo gruppo di kashmiriani indù, chiamati Pundits, scelse si abbandonare il Kashmir e si trasferì in India affermando di essere perseguitati e di non sentirsi sicuri.

Il quadro attuale e le manifestazioni

Il Kashmir è un grande stato diviso in tre zone. Il Kashmir propriamente detto è ampiamente musulmano. Jammu all’est è prevalentemente indù. Ladak nel nord ha una popolazione mista, alcuni appartengono alle popolazioni indigene.

Dopo circa 60 anni, la linea che divide le zone pachistane e indiane del Kashmir rimane ancora un’area di conflitto. Lo stesso stato è praticamente sotto il controllo militare in ambedue le parti. Si sente parlare di frequenti scontri a fuoco da tutte due le parti. L’India accusa il Pakistan sia di inviare terroristi nel Kashmir indiano sia di fornire armi ai terroristi locali.

Una parte della popolazione locale nel Kashmir indiano continua a manifestare, a volte violentemente, a favore dell’indipendenza. L’opinione generale è che, se fosse consentito un plebiscito, la gente sceglierebbe l’indipendenza anziché unirsi all’India o al Pakistan. Gli sforzi compiuti nei negoziati sono sempre falliti su questo punto.

L’India rifiuta di riconoscere il diritto del Pakistan di tenersi il territorio che possiede, acquisito con un’invasione. In secondo luogo, l’India ha anche rifiutato di negoziare fintanto che il Pakistan sostiene il terrorismo. Su questo argomento c’è stata una breve guerra tra l’India e il Pakistan alcuni anni or sono.

C’è anche la sensazione, da parte indiana, che la politica pakistana in questa controversia non sia decisa né dai kashmiriani vicini al confine, né dai politici, ma dall’esercito che approfitta di questa occasione per rafforzarsi e acquistare armi.

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Le offerte di mediazione da parte di terzi, avanzate recentemente anche da parte di Trump, sono state rifiutate dall’India, affermando che si tratta di un problema bilaterale. Dal punto di vista indiano, la parte del Kashmir occupata dal Pakistan appartiene all’India, dal momento che l’intero stato del Kashmir ha aderito ad essa.

Nehru è sempre stato accusato dal Bharatiya Janata Party (BJP), ora al potere in India, di essere ricorso all’ONU anziché respingere l’esercito pakistano al tempo dell’invasione. Siccome il problema riguarda l’ONU, si ritiene che l’India non dovrebbe intraprendere alcuna azione unilaterale a questo riguardo.

Ora ciò che essa ha compiuto di recente è stato di comportarsi come se il Kashmir non fosse più un territorio conteso, ma effettivamente una parte dell’India. Il ministro degli Interni indiano ha recentemente affermato che anche la parte del Kashmir occupata dal Pakistan appartiene all’India.

Perdita dello status speciale

L’India ha diviso la parte indiana del Kashmir in tre zone: la valle del Kashmir, Jammu e Ladak. Jammu e Ladak sono stati dichiarati territori dell’unione che saranno retti direttamente da un governatore nominato dal presidente, ossia dal governo centrale.

Il Kashmir è stato pure dichiarato territorio dell’Unione, non però uno stato dell’Unione. Alla fine avrà una sua assemblea legislativa, anche se il potere effettivo sarà esercitato da un governatore nominato dal centro. Ciò richiama la situazione di Pondicherry: dal momento che il Kashmir ha perso il suo status speciale, gli estranei potranno ora acquistare delle proprietà, vivere là e creare degli organismi, fabbriche ecc. Alcuni pensano che ciò possa diventare una fonte di sviluppo economico per il Kashmir, che finora dipendeva in gran parte dal turismo per garantire posti di lavoro e introiti.

Il Pakistan, ovviamente, ha protestato contro questa presa di possesso. Ma tutti gli altri paesi, compresa la Gran Bretagna, l’ex potenza coloniale, sembrano stare in silenzio. Gli USA, che si sono offerti anche di recente per mediare nella disputa, non hanno protestato. I paesi musulmani dell’Asia occidentale finora non hanno detto nulla. Sembra che tutti diano il fatto per scontato. All’interno della stessa India, alcuni partiti di opposizione hanno votato con il governo quando il problema è stato presentato in parlamento.

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Il Congresso, principale partito di opposizione, è molto debole ed è diviso su questo problema; attualmente non ha nemmeno un leader, dopo la dimissioni di Rahul Gandhi. Alcuni certamente si rivolgeranno alla Corte Suprema, contestando la legalità dell’iniziativa indiana. Non sappiano come la Corte reagirà.

Futuro incerto

L’unica conseguenza che alcuni commentatori indiani temono è che i musulmani del Kashmir non accettino questa situazione. Temono che ora il Kashmir sarà “invaso” dagli indiani di altre parti dell’India. Ciò potrebbe aumentare la violenza “terroristica” sia di origine locale sia quella pachistana. Alcuni hanno detto persino che potrebbe diventare un’altra Palestina.

Se si arrivasse alla pace tra gli USA e i talebani in Afghanistan, questi ultimi potrebbero unirsi ai terroristi ai confini del Kashmir. I kashmiriani possono aspettare di vedere come l’India li tratterà. Al momento, la situazione futura nel Kashmir sembra incerta.

Il BJP, che è sempre stato contrario alla spartizione del Kashmir e l’ha considerato parte integrante dell’India, ha raggiunto il suo scopo. Ladak e Jammu sono ora soddisfatti per il fatto di essere meno trascurati e più assistiti dal centro.

L’India non rinuncerà mai al Kashmir per ragioni di sicurezza, data la sua posizione globale strategica tra l’India, il Pakistan, la Cina e anche la Russia. Sul posto, solo la situazione giuridica è cambiata. Il Kashmir ha perso il suo status speciale ed è diventato giuridicamente parte dell’India. Il suo futuro rimane aperto. Potrebbe svilupparsi meglio, con maggiori investimenti finanziari da parte dell’India. Questa farà certamente del suo meglio per soddisfare la popolazione del Kashmir. Ciò può anche convincere il BJP ad essere meno anti-musulmano.

L’India, per popolazione, è il terzo più grande paese musulmano del mondo, dopo l’Indonesia e il Pakistan. Speriamo e preghiamo per il meglio.

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