La destra cristiana russa e le guerre culturali globali

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Famiglia tradizionale, aborto, cristianofobia: quelli che fin dagli Anni Settanta erano i temi della destra cristiana americana, sono divenuti altresì, oggi, il fulcro programmatico di molti movimenti politici europei di destra. Secondo Kristina Stoeckl, sociologa, coordinatrice del POstSEcular Conflicts Project (POSEC, ERC Starting Grant) e autrice, insieme a Dmitrij Uzlaner, del libro di prossima uscita The moralist international: Russia in the global culture wars (Fordham, 2022), uno degli attori chiave in questo processo è stata la Russia, che in un lasso di tempo relativamente breve si è affermata come capofila degli ultraconservatori d’Europa.

  • Negli ultimi anni, soprattutto durante l’amministrazione Trump, abbiamo spesso sentito parlare della destra cristiana americana. Oggi, grazie al vostro progetto, si può parlare anche di una destra cristiana russa. Di che movimento si tratta?

Negli ultimi due decenni, in Russia, abbiamo assistito all’emergere di attori conservatori cristiani ortodossi, le cui idee e strategie sono molto simili a quelle proprie della destra religiosa degli Stati Uniti. A partire dagli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione sovietica, alcuni accademici, attivisti e uomini d’affari russi, di fede ortodossa, iniziarono a importare in Russia idee e strategie tipiche della destra cristiana americana. Il loro attivismo riguardava soprattutto la difesa della famiglia tradizionale e la battaglia contro l’aborto, tanto che è russo uno dei fondatori del Congresso mondiale delle famiglie (WCF), il raduno di pro-vita e famiglia che ebbe luogo a Verona nel 2019.

  • E oggi? 

Nell’ultimo decennio questi gruppi hanno acquisito un potere politico rilevante, sia a livello nazionale che internazionale. In Russia, hanno instaurato legami sempre più stretti con il Patriarcato di Mosca e con il Cremlino, contribuendo a improntare l’agenda politica del paese – come anche la sua politica estera – alla difesa dei cosiddetti valori tradizionali, contro i diritti di genere e la democrazia liberale. All’estero, grazie a organizzazioni transnazionali come il WCF, hanno sviluppato legami con attori di vari paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’America Latina, e hanno trasformato la Russia in un modello politico per molti attori di destra in Europa, non solo nell’Europa centrale e orientale, ma anche occidentale.

  • Qual è il ruolo della Chiesa ortodossa russa in questo movimento?

Fino a dieci anni fa, la Chiesa non ha giocato alcun ruolo. Il movimento pro-family russo è scaturito dalla società civile e dal mondo accademico. È solo Intorno al 2010, con l’arrivo del patriarca Kirill, il tema dei valori tradizionali entra a pieno titolo nel linguaggio ecclesiastico del Patriarcato e intorno al 2012 diventa dominante nell’agenda del Cremlino. Oggi, assistiamo a un suo pieno consolidamento. Basti pensare che, nel 2019, il giovane oligarca russo Konstantin Malofeev, finanziatore di molte attività russe del WCF e di altre organizzazioni fondamentaliste cristiane, è diventato il vicepresidente di un’organizzazione che si chiama World Russian People’s Council, la cui sede legale è la stessa del patriarcato di Mosca e il cui presidente è il patriarca attualmente in carica, Kirill. Malofeev ha anche esercitato con successo attività di lobbying affinché negli emendamenti alla Costituzione russa redatti nel 2020 fosse inclusa la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

  • Che rapporto c’è, invece, tra la destra cristiana russa e il «putinismo»? 

Come ho detto, i valori tradizionali sono entrati a far parte dell’agenda del Cremlino solo nel 2012 [Putin è in carica dal 2000]. In quell’anno vi furono proteste pubbliche di vaste proporzioni contro le elezioni alla Duma, che erano percepite come fraudolente, e contro la terza rielezione di Putin a presidente, che era discutibile dal punto di vista costituzionale. In quel periodo, Putin era in cerca di un programma che legittimasse la sua presidenza. I «valori tradizionali» sono diventati oggi l’asse portante del suo sistema di governo.

  • Qual è invece il ruolo dell’opinione pubblica russa in questa svolta conservatrice? 

Le posizioni dell’opinione pubblica c’entrano ben poco, si tratta più che altro di un cambiamento politico imposto dall’alto. Analizzando i dati resi disponibili dallo European Value Study, risulta evidente, infatti, che i russi non sono diventati più conservatori, anche se ma che le loro opinioni sui diritti riproduttivi e sessuali sono diventate più polarizzate. Per quanto riguarda l’aborto, ad esempio, vediamo che è aumentata la percentuale in entrambi i campi, sia il campo di quanti credono che l’aborto non sia mai legittimo, sia di quanti credono che sia sempre legittimo. Lo stesso vale per l’omosessualità. Questo significa, da una parte, che l’informazione pubblica russa è schiacciata su posizioni conflittuali e non lascia spazio a riflessioni complesse su temi di natura etica e morale; dall’altra, che nonostante la Russia sia ancora una società prevalentemente conservatrice, sta diventando gradualmente più permeabile ai valori progressisti e liberali.

  • Uno degli aspetti centrali di questa nuova destra russa, è il suo attivismo transnazionale e il suo impatto sulle culture wars europee. Cosa intende con l’espressione «culture wars»?

Il termine culture wars fu coniato, negli anni Novanta, dal sociologo statunitense James D. Hunter, il quale descrive l’innalzamento dello scontro tra progressisti e conservatori americani su questioni come l’aborto, il matrimonio egualitario, la libertà di religione, o l’homeschooling. Negli ultimi decenni questo fenomeno ha assunto una dimensione globale, coinvolgendo numerosi Paesi e organizzazioni sovranazionali, come l’ONU, e istituzioni internazionali, come quelle della UE. Tuttavia, se fino a un decennio fa, dal lato conservatore, i protagonisti indiscussi di questo confronto ideologico erano gli Stati Uniti e il Vaticano, la novità di oggi è l’entrata sulla scena della Russia che, nel giro di pochissimo tempo, è diventata una sorta di capofila nelle culture wars europee.

  • In che modo la leadership conservatrice russa sta ridefinendo i rapporti tra politica e religione in Europa?

Grazie al suo attivismo e ai suoi legami transnazionali, la destra cristiana russa sta spingendo per un ricentramento del ruolo della religione nella sfera pubblica, in chiave anti-secolare e antiliberale. Non è un caso che i partiti di destra europei stiano diventando sempre più «religiosi». Le destre europee, anche quelle post-fasciste, non erano cristiane, anzi. Oggi, invece, i leader populisti non fanno altro che sottolineare la loro aderenza ai valori cristiani.

  • Quali sono le sue previsioni? Questa «internazionale moralista», che mette insieme russi, europei e americani, è destinata a durare o a scomparire?

Per il momento, continuano a sussistere tutte le condizioni perché duri. Ma siamo di fronte a un fenomeno complesso e non escludo che su alcune questioni si possa arrivare a delle frizioni tra la Russia e i suoi partner occidentali.

  • Per esempio?

Un primo esempio è la libertà religiosa. La difesa della libertà di religione e dei diritti dei cristiani è sempre stata uno dei temi della destra cristiana americana. Tuttavia, in Russia i cristiani non ortodossi, soprattutto se si tratta di gruppi protestanti di origine americana, continuano ad incontrare ostacoli alla loro libertà di culto. Un altro tema è il nazionalismo. In Russia, l’idea di un’identità ortodossa russa «pura» è centrale per il discorso conservatore, così come la lotta per difenderla dalle influenze occidentali. I contatti transnazionali, se visibili, possono causare quindi molti problemi. E questo non vale solo per la Chiesa ortodossa russa, dove i più fondamentalisti aborrono qualsiasi contatto straniero come potenziale eresia, ma anche per la destra cristiana degli Stati Uniti, dove ogni accenno a una collusione con la Russia è motivo di sospetto.

Kristina Stoeckl è professoressa di Sociologia all’Università di Innsbruck e coordinatrice del Postsecular Conflicts Research Project. Dal sito della rivista Confronti (5 novembre 2021).

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5 Commenti

  1. Pietro 22 novembre 2021
    • Adelmo li Cauzi 24 novembre 2021
  2. Claudio 20 novembre 2021
  3. Giorgio De Benedittis 20 novembre 2021
  4. Adelmo li Cauzi 19 novembre 2021

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