Gius, la compassione come terapia

di: Edoardo Vicomanni (a cura)

copertinaErminio Gius, sacerdote e frate francescano cappuccino, è ricercatore, psicologo e docente di Psicologia Sociale presso l’Università di Padova. Ha collaborato con molte università internazionali, come Oxford, Harvard University, Georgetown University (Washington), Boston University e Melbourne University.

È nato 81 anni fa a Malosco in val di Non e la sua «avventura» inizia con la Licenza in Teologia nella Pontificia Università Lateranense di Roma nel 1966 e nell’Ateneo di Padova dove si forma alla scuola di Carlo Diano, Marino Gentile, Dino Formaggio e Paolo Bozzi con il quale si laurea in Filosofia nel 1970. Unisce il rigore scientifico di un ricercatore ad una profonda umanità e spirito di accoglienza tipici della vocazione religiosa.

È membro del Comitato Consultivo di Bioetica della Regione Veneto e Presidente del Comitato etico per le attività sanitarie dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento. In questa intervista ci racconta del suo ultimo libro Compassione (EDB, Bologna 2019).

  • Ci spieghi il titolo del suo ultimo libro Compassione

Nell’Antico Testamento si sovrappone Misericordia e Compassione. L’essenza di Dio è la misericordia. Come ricercatore sono convinto che l’uomo non è misericordioso. Egli non è stato progettato per la misericordia, ma per la sua conservazione. Prova ad accedere all’ambito della misericordia perché la sua mente è compassionevole. Nel libro ci sono quindi due tematiche: il dolore (la nostra mente sente ed avverte il dolore altrui) e la compassione. La tesi fondamentale è che l’uomo non è misericordioso, bensì compassionevole.

Sulla base di questo c’è un prologo che utilizza l’Antico Testamento per parlare di compassione dal punto di vista epistemologico. Si basa sulla fondazione della dialettica e sulla libertà della persona. Punto d’inizio è la disobbedienza di Adamo ed Eva, che ha permesso all’uomo di poter accedere alla conoscenza diversamente dal paradiso terrestre.

  • È quindi una conoscenza improntata principalmente sull’agire dell’uomo?

Sì. È una conoscenza della propria identità e realtà. Nel momento in cui è accaduto il peccato originale, Dio va a cercare Adamo, che preferisce nascondersi. È lì che l’uomo scopre la differenza di genere e la vergogna intesa come precarietà e fragilità.

  • Come è strutturato il libro?

Il libro è strutturato in due parti: la prima parte è una trilogia (tre capitoli) che riguarda le dinamiche intrafamiliari. È una rappresentazione completa di come la compassione agisca all’interno delle relazioni familiari. Prendo come spunto la parabola del figliol prodigo e il quadro di Rembrandt Ritorno del figliol prodigo (nel quadro c’è l’immagine del padre che poggia due mani sul figliol prodigo, una mano maschile e una femminile, con il significato della compresenza).

Il primo capitolo è quindi il problema dell’attaccamento e della compassione. Il secondo capitolo riguarda il potere e l’autorità rappresentata dalla figura paterna (il dilemma del dover cambiare/non poter cambiare), e il terzo capitolo è sul figlio maggiore (nel dipinto di Rembrandt è disegnato come una figura distaccata). Il significato che assume nel quadro, così come nel libro,  rappresenta la pluralità dei rapporti e la resistenza al cambiamento.

Nella seconda parte prendo come spunto la parabola del buon samaritano. Questa parte riguarda quattro capitoli che sono il frutto del lavoro sulle neuroscienze e sulla ricerca prosociale. Parlo del tema della giustizia, e in particolare sul dilemma se sia meglio il buono o il giusto. C’è inoltre uno sguardo sul dolore innocente, in particolare la compassione come possibilità di una  carta etica ideale mondiale che regoli i rapporti intrapersonali.

  • Quindi la compassione può ridurre il dolore esistenziale?

Si, la compassione diventerebbe terapia.

  • Questa sofferenza deriva da un agire dell’uomo problematico e senza linee guida?

Sì. Io lavoro utilizzando le categorie psicoanalitiche, non con lo sguardo di un sociologo, ma di un ricercatore che indaga i lati oscuri della mente. Quelli che impediscono alla compassione di essere autentica. C’è una parte nel libro che si intitola “i lati oscuri della mente” dove dico che, lì dove apparentemente possa esserci compassione, ci sono aspetti interiori devastanti da quelle persone che controllano sé stessi attraverso atti compassionevoli.

Questo libro è stato per me come una specie di testamento accademico, perché penso che il tema della compassione sia l’unico tema che può essere introdotto per regolare i rapporti.

Il testo riprende in parte un’intervista apparsa su La voce del Trentino lo scorso 31 marzo 2019.

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