Il papa ad Abu Dhabi: punti grigi

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Il papa è andato ad Abu Dhabi ed è ritornato a Roma. Ora che i riflettori si sono spenti, è più facile vedere qualche punto piuttosto grigio che invece prima era abbagliato dall’entusiasmo del viaggio “storico”.

I motivo ufficiale della visita del papa era la sua partecipazione ad un convegno sul dialogo interreligioso. Ma, che cosa avvenne? Domenica 3 e lunedì 4 febbraio erano i giorni dedicati al convegno. Ma il papa arrivò la sera tardi del 3 e il 4 mattina ebbe la visita al palazzo reale. Nel frattempo si svolgeva il convegno, ovviamente senza il papa.

Tutti i partecipanti al convegno ricevettero il biglietto aereo gratis (business class) e arrivarono ad Abu Dhabi ma, all’entrata nella sala delle riunioni, parecchi non risultarono iscritti. Furono fatti entrare ugualmente. Furono iscritti il giorno seguente.

Al pomeriggio del 4 febbraio aveva luogo la firma del documento Fratellanza Umana da parte del papa e del Grande Imam dell’Azhar. Per parteciparvi, occorreva avere un altro pass, che veniva dato solo a quelli che erano iscritti come partecipanti al convegno. Ne risultò che quelli che furono iscritti il secondo giorno non ebbero il pass e non poterono partecipare alla cerimonia della famosa firma, che avvenne in un altro posto, un incantevole anfiteatro con circa 500 sedili in marmo bianco e davanti ad ognuno il televisore.

Il convegno in sé era stato organizzato molto male. Non ci fu nessun rispetto del calendario stabilito. Tutto iniziò con un’ora e mezza di ritardo, alcuni conferenzieri parlarono senza limiti di tempo, gli orari ne risultarono completamente sballati e molti oratori che erano in lista non poterono parlare, il tempo era terminato.

Non si sa se era questo il dialogo interreligioso a cui doveva partecipare il papa, o se era quell’incontro dove parlarono due “saggi” e che ebbe luogo il 4 febbraio, in un’altra sede. Sta di fatto che la partecipazione al dialogo interreligioso, che era la ragione ufficiale della visita, non ebbe luogo, almeno nel grande salone dove si svolgevano le varie conferenze. Ma, allora, qual era la vera ragione della visita papale ad Abu Dhabi? Il convegno era solo una scusa?

Fa specie che il papa e il Grande Imam dell’Azhar siano stati equiparati: tutti e due nella stessa macchina del papa e tutti e due nello stesso piano del palazzo che li ospitava. Il Grande Imam non è il Capo di tutti i musulmani, non può rivolgersi a tutti i musulmani. Infatti, nel suo discorso prima della firma del documento Fratellanza Universale, si rivolse ai cristiani (per dire loro che non devono più sentirsi una minoranza e che sono cittadini come tutti gli altri) e non ai musulmani. Mentre il papa può parlare a tutti i cattolici del mondo.

Ancora, il Grande Imam non è un Capo di Stato, mentre lo è il papa. È risaputo che il protocollo papale prevede che mai il papa abbia con sé il presidente o il re di un Paese o qualsiasi altro Capo di Stato, anche se cattolico, ma solo il vescovo locale. Ma questo non avvenne ad Abu Dhabi. Perchè? Come mai questa relazione così particolare del papa con il Grande Imam dell’Azhar? Forse il papa intende mettersi al suo livello per facilitare l’incontro, il dialogo, la fratellanza? Speriamo che questo atteggiamento porti dei frutti.

Fa ancora più specie che sia stato detto che l’Islam ad Abu Dhabi è una “religione di pace”. È più prudente pesare le parole, perché è molto facile generalizzare e affermare continuamente che l’Islam è religione di pace. Lo fu all’inizio quando Maometto si rifugiò a Medina e lì era in forte minoranza ma, una volta conquistata La Mecca, non ci fu più la pace ma la conquista armata.

E come avvennero le altre conquiste arabe? Sarebbe interessante chiedere agli specialisti di storia di quel tempo se l’Islam si diffuse così rapidamente perché “religione di pace”.

Comunque, ora questa strana visita papale è terminata. Gli Emirati hanno fatto mostra della loro grandiosa accoglienza. Non credo che ricevano in quel modo qualsiasi Capo di Stato. È innegabile che il papa è l’autorità morale più potente nel mondo. Gli Emirati l’hanno capito e hanno mostrato tutta la loro generosità. Sono stati generosi anche con il segretario del papa per la lingua araba, mons. Gaid, e gli hanno conferito una degna onorificenza.

Come sarà il viaggio del papa in Marocco? Credo molto diverso.

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