La nuova partenza dei Legionari

di: Matthias Altmann

I Legionari di Cristo e il Regnum Christi hanno terminato il loro cammino di rinnovamento in seguito allo scandalo che ha coinvolto il loro fondatore, Marcial Maciel Degollado (1920-2008). Dopo un lavoro durato diversi anni, durante l’assemblea generale di Roma, poche settimane fa, sono stati emanati i nuovi statuti della Comunità e sono già stati presentati in Vaticano. La novità più importante è una struttura collegiale di governo, intesa a impedire per il futuro ogni sistema di abuso. Padre Valentin Gögele, provinciale dell’Ordine per l’Europa occidentale e centrale, in questa intervista rilasciata a Matthias Altmann, per katholisch.de, pubblicata il 28 dicembre scorso, ritiene che il processo di rinnovamento abbia avuto un buon successo. Egli adesso spera che la Comunità possa concentrarsi di nuovo sui suoi problemi di fondo.

Valentin Gögele

Padre Valentin Gögele LC

– Padre Valentin, nel 2009 si seppe che tra i Legionari di Cristo c’erano stati per anni degli abusi sessuali di cui era partecipe anche il fondatore dell’Ordine, Marcial Maciel. Come si è comportata la Comunità a questo riguardo?

Gli anni successivi alla conoscenza dello scandalo sono stati naturalmente molto difficili. Ci sono stati momenti di incertezza e di dubbi istituzionali avvertibili anche nelle persone. Ci siamo domandati fino a che punto i comportamenti del Fondatore hanno lasciato delle tracce strutturali. Ciò che è stato elaborato nelle ultime settimane e negli ultimi mesi – con il risultato dei nuovi statuti per il Regnum Christi – è frutto di un processo di rinnovamento che è stato in parte provocatorio e irto di difficoltà, ma che ci ha condotto, per mano della Chiesa, ad un vero rinnovamento sia della Comunità dell’Ordine dei Legionari di Cristo sia anche del Regnum Christi. Senza un rinnovamento interiore – di conversione, di immersione spirituale e un ritorno a Cristo – ciò non sarebbe stato possibile. Tutto l’insieme è stato un processo di purificazione che ha orientato il nostro sguardo verso ciò che è essenziale.

 – Con lo scandalo degli abusi sessuali ci fu una grande perdita di fiducia nella vostra Comunità. Quale strategia segue il Regnum Christi per riacquistarla?

Anzitutto cerchiamo di essere il più trasparenti possibile. Non si tratta di tutelare il buon nome o l’apparenza. Si tratta di fare giustizia e di chiamare le cose per nome. Siamo messi in mostra dalla storia e abbiamo perciò una responsabilità speciale. Ma la migliore strategia per ricuperare la fiducia è, a mio parere, una vita autentica e la gioia delle vita cristiana vissuta. La credibilità è la cosa decisiva. Io spero – e questa è la mia preoccupazione quotidiana – che in questo non ci sia nulla di artificioso, ma qualcosa che provenga da una vita di preghiera, da una comunità viva, da un vero desiderio di andare alla gente e dia in qualche modo un contributo alla Chiesa e alla società.

–In quale misura Regnum Christi tiene conto della prevenzione degli abusi?

Abbiamo già lavorato molto negli anni scorsi in questo campo. Sul piano mondiale abbiamo introdotto dei programmi di prevenzione nelle nostre istituzioni, scuole e università. Per i nostri dipendenti e i volontari abbiamo dappertutto introdotto corsi di formazione. Abbiamo ratificato le linee guida della Conferenza episcopale tedesca e della Conferenza dei superiori maggiori, ma abbiano anche formulato delle direttive interne. Vogliamo in tal modo contribuire a promuovere una cultura di attenzione, rispetto e apertura. Questa è, a mio parere, la migliore prevenzione. Dovessero capitare ancora – cosa che non speriamo – nuovi casi sospetti: ci siamo accordati con i Maltesi e abbiamo creato là dei punti di riferimento esterni. Il loro indirizzo è accessibile anche nel nostro sito web. D’altra parte, anche la nostra gente è tenuta a comunicare alle autorità competenti ogni fondato sospetto.

– I numeri degli ingressi tra i Legionari e Regnum Christi hanno sofferto a causa dello scandalo?

Qualcuno del nostro Ordine ha detto una volta: “Siamo contenti di essere sopravissuti”. I numeri degli ingressi tra i Legionari di Cristo all’inizio sono crollati o meglio sono rimasti stagnanti. Nel frattempo ho l’impressione che ci siamo ripresi. Vorrei tracciare dei paralleli con l’insieme della Chiesa: se uno oggi si impegna consapevolmente nella Chiesa o in una Comunità, lo fa per convinzione.

– Qual è l’atteggiamento di coloro che sono entrati negli ultimi anni nei riguardi della storia precedente della Comunità?

Naturalmente essi conoscono bene ciò che è avvenuto. Ma per chi, nel 2018, viene a contatto con il Regnum Christi, anche il processo di rinnovamento degli ultimi nove anni appartiene alla storia precedente. Abbiamo fatto i compiti che la Chiesa ci aveva incaricato di compiere e messo tutte le carte in tavola. Chi si unisce a noi oggi può farsi personalmente un’idea se questo è autentico e se può iniziare qualcosa. Costatiamo che ci sono delle persone che tuttora si interessano a noi. Facciamo fatica a rispondere a tutte le richieste.

– Il processo di rinnovamento del Regnum Christi è durato diversi anni. Come lo ha affrontato la Comunità – specialmente in queste circostanze specifiche?

Abbiamo dovuto riconoscere la colpa, gli errori e le difficoltà, per questo abbiamo avuto bisogno di tempo. Abbiamo dovuto riconoscere anche che alcuni di noi hanno preso le distanze. Il primo passo è stato anzitutto ascoltare. Il processo di riforma ha cercato di coinvolgere in qualche modo gli oltre 20.000 membri. Non si tratta di democrazia, ma volevamo coinvolgere consapevolmente la base. Per questo il processo è durato un tempo piuttosto lungo. Volevamo costatare come era il Regnum Christi nei singoli membri. Ciascuno poteva e aveva la possibilità di coinvolgersi. Si trattava, infatti, di percorrere insieme questo cammino di rinnovamento e con coraggio. Importante era creare il maggior consenso possibile. Alla fine, è risultato un consenso quasi unanime nella votazione degli Statuti. Non ce lo saremmo aspettato solo un anno fa.

– Questo processo di rinnovamento si riflette anche nei nuovi Statuti?

Un punto molto importante è la leadership collegiale. Noi ci comprendiamo come un’unità che vive l’unico carisma in quattro forme diverse (la Comunità religiosa dei Legionari di Cristo, le donne consacrate, gli uomini e i laici, ndr). Volevamo rifletterlo nella dirigenza del Regnum Christi. I tre rami consacrati sono rappresentati sul cosiddetto territorio locale, i laici hanno diritto consultivo. Ma questo arricchente intreccio deve dimostrarsi nella vita quotidiana nelle regioni in cui lavoriamo. È qui dove si devono portare avanti insieme i problemi e completarsi a vicenda nelle particolari vocazioni. Il Regnum Christi non è una proprietà particolare dei Legionari né dei laici – è una realtà comune. Possiamo donarci molto gli uni gli altri e imparare molto vicendevolmente.

– Anche se il Fondatore di Regnum Christi si è rivelato un trasgressore, si può separarsi del tutto da lui?

È stato naturalmente un processo difficile. La figura di Marcial Maciel era onnipresente nella nostra Comunità. Ma è stato compito degli ultimi dieci anni separarsi da lui. Voglio dire che non si è trattato solo di farlo in teoria, per il fatto che su questo argomento abbiamo un paio di testi che hanno preso le distanze da lui. Penso che siamo riusciti a farlo soprattutto interiormente. Ci siamo resi conto che questo è il Regnum Christi, che noi siamo i Legionari di Cristo, e non il Regnum Christi e i legionari di Marcial Maciel. D’altronde, egli è stato lo strumento di Dio, colui che ha dato origine alla nostra Comunità. Ha avuto il suo tempo. Anche i suoi scritti occupano il loro posto negli archivi storici. Ma abbiamo ripulito i riferimenti alla sua persona. È stato un processo piuttosto doloroso, ma anche molto salutare.

 – In che modo il Regnum Christi impedisce in futuro le strutture interne create da Maciel?

Dobbiamo fare attenzione a tutti i livelli e continuare ad attuare ciò che all’inizio del processo di rinnovamento nel 2010 ci è stato chiesto dalla Chiesa e anche ciò che ora è prescritto nelle nuove costituzioni dei Legionari di Cristo del 2014 e nei nuovi statuti generali del Regnum Christi. Ciò significa, da una parte, la leadership collegiale, e, dall’altra, la memoria delle radici spirituali che ci uniscono. Ora c’è più flessibilità per il singolo membro dell’Ordine e quindi una maggiore responsabilità personale, cosa che è anche desiderata e incoraggiata. A questo scopo, per esempio abbiamo elaborato un nuovo piano di formazione per i Legionari di Cristo. Per i religiosi c’è, inoltre, una chiara separazione tra foro interno e foro esterno, ossia tra la formazione, da una parte, e l’accompagnamento spirituale, dall’altra. Il singolo membro per i suoi problemi ha ora diverse persone a cui rivolgersi.

 – In Messico, come anche in Italia, le vittime stanno preparando una procedura giudiziaria – le trasgressioni sono già state prese criticamente in esame?

So che ci sono ancora delle procedure aperte. Cooperiamo con le autorità competenti nel miglior modo possibile. Mettiamo anche del tutto in chiaro ciò che abbiamo. Dal passato abbiamo imparato che la copertura o il rinvio dei problemi non portano a nulla. Che corrisponde al vero che molte situazioni devono essere ancora chiarite.

 – Pensa che il Regnum Christi sia sulla buona strada?

Siamo ora giunti a un punto finale del nostro rinnovamento. Questo è nello stesso tempo un segnale di partenza riguardo alla ragione per cui esistiamo. Il mio grande desiderio è che abbiamo a riscoprire il significato del nostro essere in quanto Regnum Christi al di fuori di noi stessi – il servizio alla Chiesa e alla società. Il nostro interrogativo dev’essere di nuovo questo: come possiamo offrire il nostro contributo affinché la Chiesa sia viva e la fede porti gioia anche nel 2018? Negli anni scorsi il nostro sguardo era rivolto necessariamente a noi stessi. Ora deve di nuovo guardare al di fuori, al nostro compito e alla nostra missione in questo mondo. È quanto chiaramente ci proponiamo.

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