La “lezione” di catechismo non funziona più

di: Eva Bernarding

Il catechismo nella tradizione cristiana occidentale è l’introduzione teorica e pratica alla fede cristiana. Il termine, che deriva dal latino, significa «istruzione religiosa». La maggior parte dei battezzati giunge a farne esperienza negli anni di preparazione alla prima comunione, alla cresima e al matrimonio. Nell’intervista concessa a katholisch.de Tobias Wiegelmann − diacono e responsabile per la catechesi, la pastorale sacramentale e la comunicazione della fede nell’arcidiocesi di Colonia − parla delle ultime tendenze della catechesi in Germania e spiega come la si potrebbe rendere interessante oggi per i bambini (qui l’originale tedesco).

tobias wiegelmann

Tobias Wiegelmann è diacono e responsabile per la catechesi, la pastorale sacramentale e la comunicazione della fede nell’arcidiocesi di Colonia. Dopo due anni di vita religiosa presso i benedettini, ha iniziato la formazione come specialista nello sviluppo delle risorse umane e ha studiato teologia. Dal settembre 2013 è responsabile dei Social Media e redattore Internet presso la Conferenza dei superiori maggiori della Germania. L’intervista è stata raccolta da Eva Bernarding.

– Diacono Tobias, quali sono le nuove tendenze nella catechesi?

Ci sono anzitutto nuove sfide. Per esempio, il fatto che le classiche lezioni di gruppo non funzionano più perché nessuno ha più tempo nel pomeriggio. La gente ha un ritmo diverso di vita. Inoltre i social media e la tecnologia sono sempre più importanti. Lo notiamo anche nel campo della catechesi e vogliamo servircene. Si sente ormai comunemente dire che la nuova idea che abbiamo del catechismo si allontana sempre più dal modo di concepire la catechesi sacramentale finalizzata a un determinato giorno, quello della prima comunione. Piuttosto occorre riflettere su come proporre un catechismo significativo che accompagni concretamente in maniera significativa tutta la vita.

 – A suo parere, come può aver successo un catechismo significativo che duri tutta la vita?

Anzitutto occorre sottolineare che il catechismo riguarda tutti noi. Quando, nelle nostre comunità pastorali, prepariamo alla prima comunione, dovremmo sempre domandarci anche noi adulti: cosa significa nella mia vita l’eucaristia, che significato ha per me il sacramento? E ciò che compiamo deve avere a che fare con la nostra vita. Possiamo comprendere molto meglio la ragione per cui Gesù si è seduto a banchetto con i poveri e gli esclusi se anche noi apriamo le nostre comunità ai poveri dei nostri giorni. Gesù ce ne ha dato l’esempio. Egli insegna per mezzo delle parabole, cioè racconta ai suoi ascoltatori delle storie tratte dalla vita concreta. Anche noi dobbiamo fare spazio al discorso sulla vita e da questo comune ascolto scoprire che Dio agisce nella nostra esistenza.

– Della mia preparazione alla prima comunione io ricordo ancora le lezioni classiche di gruppo fatte con piccoli lavoretti, il disegno e la lettura. È una cosa che funziona anche oggi oppure nell’epoca del digitale occorre avere sempre in mano lo smartphone per rendere attraente il catechismo?

Sicuramente c’è la classica lezione di gruppo che in alcuni luoghi funziona ancora. Grazie a Dio, le persone sono molto diverse. Ma notiamo anche che con l’utilizzo dei nuovi media possiamo suscitare nuovo interesse per i contenuti. Più importante del metodo, tuttavia, è quanto cuore io ci metto. Se, come catechista, m’accorgo che questo non è il mio metodo, allora m’impegno con minor passione di quando c’è un metodo che mi è consono. Bisogna ricordare che molti giovani catechisti sono cresciuti oggi con i media digitali. Li usano naturalmente molto meglio di coloro che fanno catechismo già da molti anni. Fanno cioè quello che è più adatto a loro e io trovo ciò molto importante. Si tratta dell’incontro di persone e meno di metodi.

– Può in concreto, può dire quali sono i nuovi sviluppi nella catechesi? Come si presenta oggi la preparazione alla prima comunione o alla cresima?

Nella preparazione alla prima comunione si tende sempre più a prendere le distanze dalle classiche lezioni di gruppo. Al loro posto ci sono delle iniziative della vita quotidiana in cui genitori e figli, per esempio, celebrano insieme i cosiddetti Weggottesdiente (itinerari liturgici) o realizzano laboratori (Workshops) in cui si lavora insieme. Ci piace integrare nel catechismo anche lo smartphone. In questo modo i bambini possono, per esempio, creare cartoni animati in cui raccontano storie tratte dalla Bibbia. Ciò si può fare bene nella preparazione alla prima comunione, e anche alla cresima. Si tratta soprattutto di imparare attraverso esperienze vissute. I cresimandi, per esempio, fanno delle escursioni nelle palestre di roccia (Klettergärten) in cui verificare il tema della fiducia.

A mio parere, importanti non sono i metodi in sé a determinare la buona riuscita del catechismo. Più importante è che si faccia molta attenzione ai contenuti, che la sacra Scrittura sia di nuovo posta al centro e si badi a ciò che la Bibbia ci dice. Decisivo è riconoscere dove la Bibbia ha una pertinenza per la propria vita. E qui c’è una diversità per i bambini della prima comunione rispetto ai cresimandi. I metodi aiutano a scoprire questa diversa pertinenza.

– Il contenuto della fede da millenni è rimasto lo stesso, salvo piccole variazioni. Che cosa distingue, in concreto, la catechesi d’oggi da quella di un tempo?

Il contenuto della fede è lo stesso. Vediamo la differenza con la preparazione alla mia prima comunione: io sono stato preparato dai miei genitori e dal nostro pastore d’anime. Il pastore ha proposto un insegnamento relativamente classico. Ci ha detto ciò che bisognava imparare: il Padre nostro, il Credo e così via. Veniva effettivamente trasmesso molto sapere anche nei gruppi della prima comunione.

Oggi si tratta piuttosto di incontrarsi. Per esempio, i genitori che accompagnano i gruppi della prima comunione sono spesso persone che non hanno avuto per lungo tempo punti di contatto con la Chiesa. Un tempo era diverso. Attraverso la prima comunione dei loro bambini improvvisamente sono indotti a riflettere di nuovo sulla loro fede.

Il contenuto della fede naturalmente da 2000 anni è il medesimo ma ha, penso, anche un altro impatto nella vita delle persone. Oggi anche i genitori sono coinvolti nel discorso riguardante la fede. Ciò significa che il catechismo della prima comunione non è solamente un catechismo solo per i bambini, ma anche per i genitori.

– La Chiesa in linea generale deve rimanere aperta all’uso degli smartphone e ad altre novità?

Non vedo che cosa si potrebbe dire in contrario. In sostanza, si tratta di essere sempre in comunicazione reciproca e ora i modi sono cambiati. La scoperta della stampa rappresentò un cambiamento nella comunicazione e divenne un grande dono, poiché improvvisamente ciascuno poté così leggere la Bibbia. E oggi è proprio la tecnologia digitale a cambiare la comunicazione. Come Chiesa viviamo la fede che comunichiamo agli altri. E non c’è niente di meglio che ciò continui a svilupparsi con metodi nuovi.

– Chi contribuisce attivamente all’elaborazione delle nuove tendenze? È il desiderio dei neo-comunicandi oppure sono anche i catechisti e il clero a imprimere un impulso al cambiamento?

Nel migliore dei casi questa esigenza viene da entrambe le parti. I bambini e gli adolescenti devono avere la sensazione di poter condividere e collaborare con gli altri. E le catechiste e i catechisti devono anch’essi avere la sensazione di impegnare se stessi attivamente. In questo modo le cose funzionano al meglio. A mio modo di vedere, tutto è più difficile quando non c’è un’attenzione reciproca. Quindi, se proponiamo ai bambini e agli adolescenti dei metodi in cui essi non possono interagire e condanniamo i catechisti a usare metodi a loro estranei, è chiaro che ciò non può funzionare.

– In questi ultimi anni ha scoperto qualcosa di nuovo nel vivere il catechismo?

Per me è sempre emozionante scoprire la quantità di vie diverse con cui poter avvicinarsi alla sacra Scrittura, la Bibbia, e quanta potenzialità ci sia in esse. Trovo fantastico, per esempio, ciò che i bambini e gli adolescenti ricavano con i cartoni animati dai testi biblici. È affascinante che lo stesso libro, sia pure con vari metodi, apra tante vie nuove e diverse.

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