Quo vadis, Turchia?

di: Francesco Strazzari

Dopo un’ampia panoramica sull’attuale situazione politica in Turchia, in particolare sul modo di gestire il potere da parte del presidente Erdoğan, viene ora esaminata la situazione religiosa, la presenza delle comunità cattoliche e il loro rapporto con le istituzioni e con le altre confessioni religiose.

In Turchia sono tre le minoranze religiose riconoscıute: quelle composte dagli armeni, dai greci e dagli ebrei. Quindi, anche gli armeni cattolici sono ufficialmente riconosciuti. Non vi sono praticamente più greci cattolici.

La Chiesa cattolica latina non è ufficialmente riconosciuta, ma gode di buoni rapporti, anche per la presenza della nunziatura apostolica. Si può dire che non è riconosciuta de jure, ma de facto. È difficile dare una cifra precisa dei cristiani. Su una popolazione di 82 milioni, i crstiani sono circa 100 mila, di cui 20 mila i cattolici.

Turchia religiosa

Vi sono in Turchia tre diocesi cattoliche latine: arcidiocesi di Smirne, vicariato apostolico di Istanbul e vicariato apostolico di Anatolia con sede a Iskenderun. Vi sono poi le arcidiocesi armena e caldea con i rispettivi arcivescovi e il vicariato patriarcale siriano cattolico con un corepiscopo. La Conferenza episcopale di Turchia (CET) è inter- rituale ed è quindi composta da sei membri.

Nel vicariato apostolico di Istanbul sono presenti una quarantina di sacerdoti; 15 sacerdoti e 1 diacono sono a Smirne e una decina di sacerdoti nel vicariato di Anatolia. La grande maggioranza dei sacerdoti appartiene a ordini o a congregazioni religiose. Solo 6 sono diocesani, fidei donum.

La Chiesa cattolica latina è strutturata in parrocchie. Anche se spesso sono pochi i parrocchiani, però il riferimento alla chiesa parrocchiale è necessario per poter ottenere il permesso di residenza dei sacerdoti e dei religiosi.

Tutti i grandi ordini e congregazioni sono presenti: francescani (tre famiglie), domenicani, gesuiti, salesiani, assunzionisti, lazzaristi, fratelli delle scuole cristiane. Sopratutto a Istanbul vi è ancora una buona presenza di congregazioni femminili, anche se le religiose negli ultimi decenni sono sensibilmente diminuite.

Vi sono 10 istituzioni scolastiche (8 a Istanbul e 2 a Smirne), appartenenti ai fratelli delle scuole cristiane, ai lazzaristi austriaci e francesi, ai salesiani, alle figlie della carità, alle suore di Notre Dame de Sion e alle suore dell’Immacolata di Ivrea. La direzione di questi istituti scolastici è ormai in gran parte affidata a laici.

A Istanbul vi sono anche due ospedali e una casa per anziani affidati alle religiose e un’altra casa per anziani fondata e gestita da laici cattolici.

Si può dire che la presenza dei cattolici, anche se ridotta in quantità, sia ancora oggi in Turchia significativa, bene accolta e apprezzata.

La quasi totalità della popolazione di Turchia è ufficialmente di religione islamica. In grande maggioranza sono sunniti, ma vi sono anche aleviti e sciiti. I turchi di etnia curda sono circa 20 milioni, in maggioranza sunniti, ma anche aleviti e sciiti.

I rapporti delle autorità civili con le minoranze cristiane ed ebree sono abbastanza buoni. Qualche problema si è creato con le comunità protestanti con l’accusa di interferenza negli affari politici e di eccessivo lavoro di proselitismo. Buoni, in genere, i rapporti tra cristiani e musulmani, mentre sono meno buoni i rapporti all’interno del mondo islamico.

situazione politica in TurchiaLa Turchia è un paese molto composito, per cui, mentre in alcune regioni (Mar Nero, sud-est) e in alcune città, come Konya e Kayseri, la religione (islam) ha influenza sulla vita sociale e politica. N

Nelle altre regioni e nelle grandi città questa influenza si percepisce di meno.

In almeno metà della popolazione turca la figura di Atatürk è ancora molto amata, nonostante il tentativo delle autorità negli ultimi anni di sfumarne la presenza e il pensiero.

Turchia politica

Vi sono partiti politici e sindacati, anche se la loro azione è limitata e controllata dallo Stato. I sindacati sono senza forza. Molte manifestazioni e scioperi vengono annullati. Così anche i media (giornali, canali televisivi e libri) devono essere sempre attenti nelle critiche e nei giudizi, soprattutto nei riguardi del presidente della Repubblica, per non essere censurati o addirittura processati. Molti intellettuali hanno lasciato la Turchia. Si annullano facilmente comizi e concerti. Recentemente il presidente ha ammonito gli artisti e gli sportivi di fare il loro mestiere e non di intromettersi nella politica.

Ma sembra che le censure e le interdizioni stiano ottenendo l’effetto opposto. Lo si è visto nelle ultime elezioni amministrative.

Turchia sociale

La popolazione vive oggi in uno stato di insicurezza e di inquietudine. C’è grande crisi economica. I prezzi continuano ad aumentare. L’inflazione è galoppante. Tutti cercano di risparmiare per paura del futuro. Molte fabbriche hanno chiuso. Il grande problema è la mancanza di lavoro. I giovani sono spesso disperati. Molti grandi industriali sono favorevoli a Erdoğan, perché in questa situazione possono approfittarne per aumentare le ore di lavoro e sottopagare gli operai.

La Turchia ospita circa 4 milioni di rifugiati, soprattutto siriani. La popolazione si è dimostrata generosa nell’accoglienza. Vi è l’aiuto economico dell’Europa che ha chiuso le frontiere, ma senz’altro questa presenza crea molto disagio sociale.

Turchia e Unione Europea

Turchia-EUAnche se il desiderio di molti turchi è di entrare nell’Unione Europea, vi è però grande frustrazione nel constatare le difficoltà. Erdoğan dice che la più grande difficoltà è la paura da parte del’Europa di accogliere un paese islamico.

Ma vi sono anche le difficoltà derivanti dall’insufficiente democrazia, dalla limitata libertà religiosa e di espressione, dal carente sistema giudiziario. Vi sono poi i problemi irrisolti riguardanti i curdi e l’occupazione di parte dell’isola di Cipro con la proclamazione della Repubblica turco-cipriota.

Molti temono, nei tempi brevi, le conseguenze della grave crisi economica. Ma c’è anche chi è ottimista per i tempi lunghi: la Turchia riuscirà a superare la crisi. Come? Con Erdoğan  o senza Erdoğan?

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