Sisci: seta cinese e stracci italiani

di: Lorenzo Prezzi (a cura)

Abbiamo chiesto un parere a un illustre sinologo sul memorandum italo-cinese che verrà firmato durante la visita ufficiale del presidente dell’«impero di mezzo» (21-23 marzo).

di maio

  • Francesco Sisci, potrebbe indicare le direttive maggiori che sostengono le grandi vie del commercio internazionale cinese, chiamate «vie della seta»?

«La via della seta riapre dopo cinque secoli la via del commercio attraverso il continente eurasiatico. La scoperta dell’America e le rotte transoceaniche l’avevano oscurata. Oggi la crescita dell’economia cinese e di quelle altre asiatiche di fatto ha riaperto queste rotte. La Cina le sta riaprendo con grande coscienza. Queste rotte, come mezzo millennio fa, ritornano al Mediterraneo, dove l’Italia ha una posizione centrale».

  • Il memorandum che il presidente XI Jinping e il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, firmeranno aprirà una intesa commerciale di vasto profilo. Quali sono gli elementi positivi e quelli negativi. Perché il nostro governo ha dato l’immagine di un pasticcio?

«Il valore positivo è che pur con 20 anni di ritardo e una folla di fallimenti, l’Italia si apre alla Cina, una grande economia in crescita veloce. Il lato negativo è che questa apertura non può avvenire a discapito di rapporti antichi e consustanziali all’esistenza stessa dell’Italia. La Cina deve essere un di più, non può sottrarre il pregresso. La mancanza di coscienza di come funziona il mondo è l’errore più profondo di questo governo».

  • Gli USA temono che l’Italia esca dall’orbita americana? Quali possibili censure e misure punitive potrebbero scattare?

«Se veramente l’Italia tentasse una cosa del genere, le contromisure sarebbero infinite. La sicurezza italiana è garantita dagli USA e così la nostra economia. meno informazioni di intelligence significherebbe maggiori rischi per attentati. Un downgrading delle agenzie internazionali per rischio sovrano avrebbe conseguenze enormi per la nostra economia».

  • Perché l’Europa (Germania e Francia in particolare) si sono mostrate tanto critiche?

«Perché noi facciamo parte dell’Unione Europea. Un forte rapporto con la Cina, non concordato e al pieno delle informazioni con gli altri paesi europei, cambia equilibri regionali. Inoltre, c’è il contesto. Oggi le tensioni tra USA e UE con la Cina sono in aumento verticale, che significa allora un’apertura dell’Italia alla Cina oggi? Ciò poteva avvenire, ma preparandola non di sorpresa come una coltellata alle spalle».

  • Lei conosce bene i cinesi. Che giudizio si fanno del nostro paese?

«Mah, non conosco così bene i cinesi. Da quel poco che so è che per loro siamo “romantici”,  promettiamo amore eterno quando vogliamo avere spesso solo un soffio di passione».

 

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