Depardieu: il battesimo e le domande

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Venerdì 4 settembre l’attore francese Gérard Depardieu (71 anni) è stato battezzato secondo il rito ortodosso nella cattedrale dedicata a sant’Alessandro Nevsky a Parigi. Ne ha dato notizia l’agenzia di stampa russa RIA-Novosti ed è stata rilanciata dai siti ortodossi francesi. La scelta dell’attore è avvenuta in coincidenza con il suo ruolo di padrino di una bimba battezzata nello stesso giorno.

Ha giustificato la sua decisione ricordando il detto di Agostino – «Ti cercavo dappertutto, ma eri dentro di me» – e in ragione della bellezza dei riti ortodossi. Non si sa se l’attore abbia compiuto l’intero rito, comprese la parte riservata ai catecumeni con le specifiche preghiere e l’interrogazione sulle verità della fede (Credo incluso). Si sa che, partito dalla (supposta) appartenenza cattolica, è poi transitato nell’islam (anni Sessanta), nell’induismo e nel buddismo.

La formula e il “ri-battesimo”

La formula del battesimo ha visto recentemente una rinnovata discussione in casa cattolica in occasione del responso della Congregazione per la dottrina della fede (6 agosto 2020) che ha escluso l’uso del plurale («Noi ti battezziamo») per consentire soltanto il singolare («Io ti battezzo»). Quella ortodossa è alla terza persona: «Il servo di Dio…  è battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» con una triplice immersione al ricordo delle tre Persone trinitarie.

Una questione possibile è relativa al fatto che si tratti di un ri-battesimo. Vi è un’ampia convergenza delle Chiese cristiane in ordine al riconoscimento reciproco del battesimo e della sua validità oltre i confini confessionali. Ma alcune Chiese protestanti non sono del parere e procedono a un nuovo battesimo e così anche alcune delle Chiese ortodosse, in difformità rispetto agli indirizzi ecumenici. Nel caso specifico si è detto che si trattava del primo battesimo.

Qualche interesse lo suscitano anche il battezzatore, il vescovo francese Giovanni di Doubna, e il referente spirituale, il vescovo russo, Tichon Ševkunov. Il vescovo Giovanni (Renneteau) è stato il protagonista del cambiamento di appartenenza della sua Chiesa, dall’obbedienza a Costantnopoli a quella di Mosca. La scelta, che ha assunto forme drammatiche, si è consumata nel settembre 2019, dopo la decisione di Bartolomeo I di Costantinopoli di sopprimere l’eparchia (diocesi) nata all’indomani della rivoluzione d’ottobre (1917) fra i molti esuli russi distribuiti in tutta l’Europa occidentale e, in particolare, in Francia.

L’esarcato – che raccoglieva 65 parrocchie, 11 chiese, 2 monasteri e 7 eremi con la presenza in nove paesi d’Europa – si era ribellato alla decisione costantinopolitana approvando, a stretta maggioranza dell’assemblea generale, di accettare l’ospitalità moscovita. Un passaggio dopo decenni di forte contrasto con il percorso novecentesco della Chiesa russa da cui era originata, pur rimanendo fedele agli indirizzi del concilio di Mosca del 1917-1918. Il direttore delle edizioni YMCA-Press e professore all’Istituto San Sergio di Parigi così si esprimeva: «Si capisce che la soluzione susciti reticenze in un’arcidiocesi che, dal 1930, si è costituta opponendosi a Mosca e aderendo a Costantinopoli. È naturale che la diffidenza verso Mosca sia stata rinforzata dai “torbidi” conosciuti negli anni 2000 dalla diocesi di Suroga (Gran Bretagna) e poi dalla nostra eparchia. Tuttavia oggi verso il patriarcato di Mosca si manifestano giudizi senza sfumature che nascono dal partito preso e da una fobia irrazionale». «Pretendere che il riconoscimento dell’autorità del patriarca di Mosca sia un allineamento alla regia di Putin, una “perversione” che trasformerebbe ineluttabilmente l’arcidiocesi in un nido di agenti segreti del KGB, o ancora che una via ecclesiale degna di questo nome sia impossibile dentro il patriarcato di Mosca, sono argomenti fallaci e senza fondamento».

Il battezzatore e lo starez

Particolare anche il nome del padre spirituale (starez) che avrebbe accompagnato Depardieu. Il vescovo Tichon Ševkunov è vescovo titolare della diocesi di Yegoryevsk e superiore del monastero Sretensky e dell’annessa università teologica a Mosca. Battezzato nel 1982 è un esperto di cinema e autore molto noto. Si dice che sia il riferimento spirituale e consigliere del presidente Vladimir Putin che ha conosciuto negli ultimi anni un rovesciamento dall’ateismo verso un umanesimo spirituale, alimentato da un certo “misticismo russo”. A una domanda esplicita Putin non ha dato né conferma né smentita.

Tichon è noto anche come segretario della commissione di esperti nominata dal patriarca nel 2015 per dare una risposta definitiva circa l’appartenenza alla famiglia imperiale dello zar Nicola II dei resti umani raccolti nei pressi di Ekaterinburg, riconoscimento già formulato da una precedente commissione statale di scienziati “indipendenti”. A lui si dovrebbe la persistenza di un’interpretazione sacrificale della fine dei Romanov in ragione dell’identità ebraica del commissario del popolo, J. Kurovskij, diretto responsabile dell’eccidio  del 1918. Posizione che gli è valsa il severo commento del rabbino Boruch Gorin, portavoce della comunità ebraica russa: «esempio impattante di ignoranza medioevale».

Ma perché Depardieu è così legato alla Russia? La risposta è nell’Ufficio delle entrate francesi che, qualche anno fa, ha chiesto all’attore di pagare una consistente cifra di mancati versamenti di tasse allo stato. Irritato e adirato, l’attore ha chiesto asilo politico a Mosca ottenendo il passaporto russo e vivendo quasi stabilmente in Belgio.

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Un commento

  1. Savio Girelli 9 settembre 2020

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