Le domande di Pierino

di: Giovanni Giavini

Le domande di Pierino: «Anche Giuda ha fatto la prima comunione?… Anche a lui Gesù ha lavato i piedi?… Ma che padre è un Dio che lascia morire così suo Figlio?… Ma Gesù è davvero nell’ostia? Come fa a starci?…»,

Invece una Pierina musulmana: «Il vostro Dio mi piace di più: ha anche sofferto!» e un Pierone istruito: «È vero che l’ultima Cena non è avvenuta il giovedì santo ma il martedì precedente?».

Rispondere bene a tutti in poche righe è impossibile.

Giuda: dai Vangeli risulta di sì: nell’ultima Cena, ora di grande amore di Gesù anche per lui come per Pietro che lo rinnegherà, anche Giuda ha ricevuto quel Pane spezzato e quel Calice offerti dal Figlio amatissimo di Dio! E anche i suoi piedi furono lavati dal Signore che si è umiliato come uno schiavetto. Ma, purtroppo il cuore di Giuda è rimasto impuro. Almeno fin quando decise di impiccarsi, perché l’evangelista Matteo scrive che «si pentì». Meno male.

Il mistero di quel Dio Padre: la domanda del Pierino è molto seria, e una risposta del tutto soddisfacente io non l’ho e forse nessuno l’ha. Certo, in quel Padre e nel Figlio suo amatissimo si nasconde e si rivela un mistero d’amore immenso e sofferente: amore tra loro e per gente anche come Giuda e Pietro… per tutti noi! L’intuizione della Pierina musulmana è un capolavoro!

Nell’ostia c’è davvero Gesù? Anche qui tocchiamo una realtà ma misteriosa, ossia che sta fuori e oltre le nostre comuni esperienze. Leggiamo nei Vangeli che Gesù disse: «Prendete, mangiate: questo pane è il mio corpo». Però attenzione: il corpo di Gesù reale e fisico in quel momento restava al di qua del tavolo e delle bocche dei suoi commensali; nel pane consacrato quindi c’era e c’è una presenza di Gesù reale ma non fisica, materiale (altrimenti verremmo pure noi sospettati di… cannibalismo!). Una presenza quindi nascosta, invisibile, intangibile, appunto misteriosa (idem per il sangue di Cristo nel vino). Così è secondo la vera fede cristiana (pure di Lutero); anche nella santa messa proclamiamo: «Mistero della fede».

Un esempio forse utile: nelle comuni michette di pane noi vediamo, tocchiamo, mordiamo e mangiamo un po’ di farina ben cotta con acqua, ma dentro, nel pane, c’è una sostanza che rimane nascosta e però ci nutre e ci dà energia; così – insegna la saggia dottrina cattolica – nell’ostia consacrata con le parole di Gesù noi ci nutriamo della “sostanza”, dell’energia vitale, dello Spirito del Signore crocifisso e risorto. Non tocchiamo né vediamo né Gesù né tale sostanza, ma essa c’è col suo mistero e si offre al nostro corpo, alle nostre mani e labbra, perché passi soprattutto al nostro «cuore». Altrimenti rischiamo di assomigliare a quel tale che ebbe i piedi lavati ma non il cuore.

L’ultima Cena. Bella, giusta; risposta complicata. Studi moderni sui Vangeli e su antichi documenti hanno messo in rilievo innanzitutto una difficoltà: è difficile inserire in nemmeno 24 ore tutta una serie di fatti come: ultima Cena, Getsemani, cattura di Gesù, processi davanti al Sinedrio, processi davanti a Erode e Pilato, condanna, flagellazione, via crucis, morte e sepoltura. D’altra parte, sappiamo che alcuni giudei celebravano la pasqua sempre di mercoledì invece che nel giorno in cui capitava secondo le fasi della luna. Anzi, per alcuni la pasqua durava tutta una settimana e quindi la cena pasquale poteva avvenire non solo al giovedì.

Di qui l’ipotesi: per qualche comprensibile motivo, Gesù ha anticipato la sua ultima Cena in una sera di un giorno diverso da quel giovedì in cui la maggioranza dei suoi connazionali celebrava la cena pasquale. Magari, appunto, lui il mercoledì (che iniziava al nostro martedì sera). In questo modo diviene più comprensibile tutta quella serie di avvenimenti: si inserirebbero almeno in tre giorni.

Comunque, l’essenziale rimane ancora lo stesso di prima e quindi possiamo continuare a distinguere e celebrare i giorni pasquali secondo la tradizione liturgica.

Spero di essere stato chiaro. Magari anche per la bravissima Pierina musulmana… Buona Pasqua anche a lei e ai suoi cari.

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