Assassinato il vescovo-abate copto Epiphanius

di: Antonio Dall'Osto
epiphanius

Il vescovo copto Abna Epiphanius in visita a papa Francesco

Domenica, 29 luglio, in Egitto è stato assassinato il vescovo copto ortodosso Epiphanius, abate del monastero di San Macario il Grande (Dayr Abū Maqār). Il suo corpo – informa l’agenzia Fides – è stato trovato in una pozza di sangue all’interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduce alla chiesa, dove il vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l’ufficio delle preghiere mattutine.

Secondo indiscrezioni filtrate sui media egiziani, il vescovo sarebbe stato colpito alla testa con un oggetto pesante e appuntito. Siti locali parlano di «atto criminale» e «atto terroristico» ma, al momento, le indagini non hanno ancora fornito indicazioni sulla matrice di questo fatto di sangue.

Aveva 64 anni. Nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, situato nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, e era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco in arabo di diversi libri della Bibbia, e aveva preso parte anche alla X Conferenza internazionale di studi copti, svoltasi a Roma nel 2012. Il 3 febbraio 2013, gli oltre 100 monaci del monastero lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate e il 10 marzo successivo è stato consacrato vescovo dal Papa-patriarca Tawadros II.

Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius coltivò intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica.

Era amato e stimato da tutti

I monaci del monastero – come ha dichiarato all’emittente TV copta CTV p. Shenuda, monaco di San Makarios – non riescono a rendersi conto di come abbia potuto succedere un fatto del genere. Epiphanios era amato da tutti. «Nella storia della nostra Chiesa – ha affermato p. Shenuda – non era mai capitato che un vescovo dovesse morire in questo modo. Noi qui viviamo nella pace, nella semplicità e nel silenzio. Non abbiamo mai vissuto un avvenimento del genere».

Epiphanios, in quanto discepolo del celebre e innovatore monaco di San Makarios, Matta el-Meskin, godeva di una grande considerazione anche al di fuori dell’Egitto. Tra l’altro si prendeva cura della famosa biblioteca del monastero, in cui si trovano dei manoscritti di inestimabile valore letterario e storico in diverse lingue. Era molto apprezzato sul piano mondiale come eminente teologo. Ha pubblicato una traduzione direttamente dal testo greco in lingua araba del libro della Genesi e tradotto anche una versione in arabo della liturgia basiliana. Attualmente sono in stampa diverse sue opere: fra le altre, una versione in arabo del libro dell’Esodo e di un’opera classica della letteratura monastica Bustan al Rubaan (Il Giardino dei monaci).

A Epiphanios stava molto a cuore anche la partecipazione ai simposi regionali e internazionali sugli studi copti. Ultimamente, all’inizio di luglio, aveva partecipato al simposio «I copti nel mondo moderno», organizzato dall’università teologica di Melbourne. Durante i lavori aveva parlato del «patrimonio unico» di Matta el-Meskin per la vita cristiana e la scienza teologica.

Il Papa-patriarca Tawadros II, nel suo discorso funebre, ha definito Anba Epiphanios un «vero monaco» la cui vita era impregnata di «mitezza e umiltà», ma ha tessuto il suo elogio anche come studioso le cui vaste conoscenze hanno prodotto una grande quantità di informazioni e pubblicazioni in varie aree degli studi ecclesiastici.

Formazione universitaria dei cristiani copti

Mostafa al-Feki, direttore della Biblioteca Alessandrina, che si vanta di essere la continuazione moderna della celebre biblioteca antica da cui ha ereditato il nome, ha messo in risalto «lo spirito monastico amabile» dell’abate assassinato, i suoi impegni scientifici e anche il suo desiderio di contribuire a dare un’impronta agli avvenimenti in relazione agli studi copti o alle attività interreligiose.

Anba Epiphanios era membro del consiglio di amministrazione del Centro di studi copti della biblioteca alessandrina. La sua ambizione era di favorire lo sviluppo della formazione teologica non solo in Egitto, ma anche nella diaspora.

Nell’elogio funebre sono stati ricordati il grande senso di ospitalità di Epiphanios e il suo spirito aperto. Nell’ottobre del 2016 aveva ricevuto come ospite in monastero il cardinale di Vienna, Christoph Schönborn, alla testa di una delegazione della Fondazione «Pro Oriente».

Epiphanios era inoltre convinto dell’importanza della formazione universitaria dei cristiani copti (monaci, preti e laici), cosa che riteneva assolutamente necessaria per la sua Chiesa. A questo scopo inviò un sacerdote copto sposato a Salisburgo per lo studio della teologia siriaca, e mandò anche uno dei suoi monaci presso la comunità ecumenica di Bose.

L’agenzia Fides ha scritto che l’abate di San Makarios ha vissuto «intensi rapporti di comunione spirituale» con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica.

La costernazione di «Pro Oriente»

La Fondazione austriaca «Pro Oriente» ha appreso la notizia del suo assassinio con profonda costernazione. Da quest’anno Epiphanios era membro della nuova commissione per l’incontro ecumenico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali (CEE), presieduta dal prof. Dietmar W. Winkler di Salisburgo, grande esperto delle Chiese orientali. E, in precedenza, aveva partecipato al dialogo ecumenico non ufficiale della Fondazione.

Il vescovo Epiphanios, col suo atteggiamento aperto e semplice, si era acquistato molte simpatie nella Commissione per l’incontro ecumenico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali di «Pro Oriente». La commissione fu istituita nel 2015 per imprimere nuovo slancio al dialogo non ufficiale tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali.

Il prof. Dietmar W. Winkler ha dichiarato che «Anba Epiphanios era una speranza per il suo dialogo ecumenico così aperto e teologicamente lungimirante e, nello stesso tempo, profondamente radicato nella sua spiritualità di vescovo copto». La sua uccisione costituisce pertanto un grave perdita e «una tragedia» non solo per il monastero di San Makarios ma anche per tutta la Chiesa copta e per il mondo cristiano.

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