Il mimetismo di Epifanio

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Il patriaca ecumenico Bartolomeo e il metropolita Epifanio di Kiev

Forse non abbiamo ben capito perché Francesco abbia definito sacrilega la guerra. Il motivo è probabilmente lo stesso per cui ha voluto affidare, innanzi tutto, la Chiesa – tutta la Chiesa di Cristo – al Cuore immacolato di Maria, ancor prima dell’umanità intera, in particolar modo la Russia e l’Ucraina. Nell’atto di affidamento e di consacrazione ha scritto letteralmente, infatti, di voler consegnare al Cuore immacolato di Maria «noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in particolare Russia e Ucraina» (cf. qui SettimanaNews).

Sacrilegio

Il sacrilegio è l’oltraggio di ciò che è sacro o santo, perché santificato da Dio: la vita umana, in primo luogo. Difficile dubitare che il sacrilegio sia stato commesso, innanzitutto, da chi ha invaso un altro Paese, determinando la morte di tanta popolazione civile.

Tale profanazione avviene in una terra cristiana, peraltro tra battezzati cristiani, non principalmente di diversi, ma della stessa denominazione cristiana. E tutto ciò è stato benedetto proprio da chi è preposto alla cura pastorale di quelle genti, di quella terra. Da una parte e da un’altra.

Non solo quindi Kirill, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie: lui per primo, certamente! L’ha definita guerra «metafisica», afferente alla salvezza dell’umanità perché combattuta per sottrarre l’Ucraina alle grinfie del modernismo ateo che fa del peccato l’opzione più facilmente disponibile all’uomo. Perciò, dalla cattedrale di San Salvatore ha benedetto l’esercito russo, auspicando una rapida vittoria. In quell’occasione accanto al patriarca è apparso il capo della guardia nazionale russa, Viktor Zolotov. Tra loro c’era l’icona della Vergine Maria, la Santa Madre di Dio.

Le tenebre contro la luce

La risposta del metropolita della Chiesa ortodossa di Kiev separatasi da Mosca – Epifanio – non è stata da meno:

«Quello che sta accadendo ora in Ucraina non è solo una guerra, un conflitto armato tra i due paesi, come a volte pensano gli estranei. Ecco la lotta delle tenebre contro la luce, della morte contro la libertà. La Russia come Stato è divenuta la personificazione dell’oscurità, l’impero del male, la tirannia della schiavitù. E la prova di ciò è la distruzione e l’omicidio che la Russia ci ha portato. C’è luce in queste opere? Sono vere tutte le parole con cui la Russia giustifica i suoi crimini? No. E da questo possiamo essere convinti ancora una volta che il male pianificato da Mosca non avrà successo. Perché non sono lo stato russo e l’esercito russo ad essere benedetti, ma le maledizioni e le condanne che il Signore promette ai servi del diavolo. Condanna e maledizione, punizione spietata dell’Onnipotente attendono assassini e assassini, perché amano il male e l’oscurità».

Il flusso sacrilego appare dunque inarrestabile nelle acque delle opposte benedizioni, animate piuttosto dall’odio che dall’amore cristiano, quando invocano la punizione di Dio. La città fonte battesimale della Rus’ – Kiev – ha portato ad un tale smarrimento il cosiddetto «mondo ortodosso»? È così? È proprio vero?

Allora l’atto di affidamento della Chiesa compiuto da Francesco diviene più che mai chiaro. Il cristianesimo è assalito da pensieri estranei, da derive di messianismo pronto a declinare verso l’apocalissi finale, senza rivelazione d’amore. A farci capire che tutti − cristiani e non − siamo chiamati a rinsavire è solo Francesco.

La cosa grave è che le citate posizioni del patriarca Kirill e del metropolita Epifanio convincono pure alti prelati cattolici con i loro seguaci. Pure il mondo cattolico conosce la tentazione dualistica che da queste visioni discende, visto che il noto arcivescovo Carlo Maria Viganò ha sovente parlato di figli della Luce e figli delle tenebre. Ma non è il solo.

Leggendo Girard

Tutto questo ha un particolare rilievo oggi, dopo il ventesimo secolo, col quale ci era parso di esserci liberati dalle ideologie e dai totalitarismi. Ed ecco, tutto sembra ritornare di colpo indietro con la trasformazione della religione di nuovo in ideologia. Ciò contamina il pensiero – non solo religioso – rendendoci tutti degli inguaribili dualisti.

I pacifisti hanno organizzato un sit-in davanti all’ambasciata di Mosca? A me non risulta. Come non mi risulta che i bellicisti anti-Putin abbiano inviato qualche cerbottana in Cecenia o in Siria ai tempi delle precedenti guerre dello zar, che ora denigrano, dopo averlo tanto esaltato. Ricordo bene pure certi preti inneggianti all’intervento dell’uomo forte e senza paura contro i terroristi islamici.

Il problema è che il dualismo religioso reintrodotto in queste visioni cristiane ci porta tutti in pieno mimetismo. Mi spiego.

Il mimetismo è una teoria fondamentale, tassello prezioso dell’opera del grande antropologo René Girard. Leggendo Girard si capisce che l’errore di fondo – antropologico prima che teologico – dei teocon è quello di aver sostenuto, con Weigel e Novak, che l’uomo è animato da una naturale concorrenzialità. Perciò definiscono il capitalismo e il mercato – realtà della natura umana – intrinsecamente giusti. Il professor Massimo Borghesi cita le opere in cui si afferma tale pensiero nel suo recente saggio «Francesco. La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo».

Girard sostiene l’opposto. L’essere umano è guidato da una naturale tendenza all’imitazione. Fa l’esempio di un gruppo di 10 bambini ai quali si dà un trenino per giocare. Facile immaginare che questi si azzuffino, ognuno volendo il trenino per sé. Ma se diamo loro 10 trenini, dopo pochi minuti la concorrenzialità sparisce e nessuno desidera più il trenino per sé. Perché a muoverli è appunto il mimetismo, base della visione della violenza mimetica.

Violenza mimetica

Dopo l’11 settembre, analizzando le affermazioni di Bin Laden, Girard ha individuato la violenza mimetica nella base del pensiero del fondatore di al-Qaida.

Girard nota che Bin Laden ha rimproverato agli Stati Uniti i disastri di Hiroshima e Nagasaki, dove non è morto neppure un musulmano. Perché? Perché contro la violenza globale degli USA, Bin Laden ha affermato la sua violenza, il suo terrorismo globale, uguale e di segno contrario: al punto da usare – molto simbolicamente – due arei statunitensi per abbattere le più che emblematiche torri gemelle di New York negli Stati Uniti d’America. Mimetismo purissimo.

Torniamo dunque a noi e ai nostri giorni. Non c’è forse mimetismo violento alla base della risposta di Epifanio a Kirill? Probabilmente irato col patriarca di Mosca, ne ha copiato il discorso cambiandolo di segno, con la stessa violenza intrinseca, ritorta contro. Il mimetismo in questo modo si espande a macchia d’olio, radicalizzando i campi, l’uno contro l’altro armato: tanto opposti quanto eguali.

Biden insultando – fondatamente – Putin, lo imita. Putin, criminalizzando – fondamentalmente – la NATO, la imita e fa di peggio. Così la violenza mimetica travolge tutto e tutti.

Spezzare il cerchio

Così non mi sorprende che il presidente Biden abbia cercato di arruolare pure Giovanni Paolo II. Se l’idea è di fare delle religioni le ideologie del proprio campo avverso all’altro, il «non abbiate paura!» del Santo contemporaneo non gli poteva risultare più invitante.

Ma ha ovviamente omesso la parte caratterizzante dell’appello accorato di Karol Wojtyla: «spalancate le porte a Cristo!». Biden intende arruolare anche Lui.

Chi spezza decisamente il mimetismo, chi non imita, chi non si rassegna a questa naturale inclinazione – ma per fedeltà a Cristo – è Francesco. Affida sé stesso, la Chiesa, la sua Chiesa, – la Chiesa tutta –, a Maria, per liberarsi e liberarla dalla tentazione demoniaca, dall’accecamento interiore che non consente di vedere più nulla, se non la propria contrapposizione all’altro da sé.

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3 Commenti

  1. Adelmo Li Cauzi 1 aprile 2022
  2. Salfi 31 marzo 2022
  3. Marco Ansalone 31 marzo 2022

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