Di Maio e Bassetti: cosa potranno dirsi?

di: Lorenzo Prezzi

Dopo il voto del 4 marzo prossimo, cosa potrebbero dirsi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, e l’on. Luigi Di Maio, possibile candidato alla presidenza del consiglio?

La plausibilità dell’evento è tutta legata ai risultati elettorali che, allo stato attuale dei sondaggi, sembrano indicare una prevalenza del Centrodestra o una condizione di stallo piuttosto che una travolgente vittoria dei Cinquestelle. In ogni caso, la situazione politica interpellerà la Chiesa da una distanza maggiore rispetto a quella sperimentata fino ad ora.

situazione politica interpellerà la Chiesa

La voce assente

In questa breve e affannosa campagna elettorale le voci dei vescovi sono state rare e il loro intervento non è stato particolarmente sollecitato. Rispetto anche solo ai primi anni del decennio scorso la costatazione è molto evidente. L’esposizione politica degli ecclesiastici è assai minore e il “voto cattolico” molto aleatorio.

Oltre alla lettera pastorale del vescovo di Noto, A. Staglianò, alla lettera ai 18enni che vanno al voto di mons. Mario Delpini (Milano) e a qualche intervento di mons. E. Castellucci di Modena (cf. Il sale e la luce, EDB 2017), non se ne sono registrate molte.

Utili le riflessioni di p. G. Costa su Aggiornamenti sociali (febbraio 2018). Il personale del cattolicesimo democratico, una delle migliori fucine di politici che il paese abbia conosciuto nei decenni scorsi, è largamente presente ai vertici dello stato (dal presidente, Sergio Mattarella, all’attuale primo ministro, on. Paolo Gentiloni), ma la sua consistenza di “scuola” molto meno. Tanto da provocare costantemente una reciproca chiamata all’impegno fra laici e presbiteri.

La presenza di candidati di formazione cattolica è riscontrabile in molte sigle. Particolarmente in evidente la “cattolicità” in “Noi per l’Italia”, una delle quattro gambe del Centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia).

Rispetto al recente passato, Comunione e liberazione ha fatto un passo indietro e le forme più intransigenti e “di piazza” si accodano ad alcune forze del Centrodestra.

Silente anche il mondo delle associazioni tradizionali. Nessuna proposta particolare nelle altre confessioni cristiane. Solo fra le associazioni islamiche compaiono le prime voci di un possibile entrismo.

Valori non negoziabili e Vangelo

La presenza del religioso è tutt’altro che in calo nel mondo della politica. Le ricerche politiche e sociologiche sono concordi nell’archiviare la «secolarizzazione inevitabile» e insistono piuttosto su tre polarizzazioni in atto.

Nelle società: accanto al fenomeno di una cancellazione delle forme pubbliche della religione fa da contrappunto la riaffermazione della credenza. Non solo come pietà individuale, ma come denuncia della nudità valoriale dello spazio pubblico.

All’interno delle stesse fedi: il gioco fra adattamento critico al moderno globalizzato fa da riscontro ai neo-integralismi.

A livello di politica: i politici chiedono sempre di più una risorsa di senso alla fedi. Alla «pienezza del potere statuale», peraltro sempre meno vera, corrisponde un debito di simbolicità che i governi non sanno alimentare (cf. Religione et politique, SciencePo, Parigi 2017).

Il tramonto dei «valori non negoziabili», ricondotti al no assoluto ad alcune legislazioni di morale personale e familiare, è dovuto alla loro impotenza e impraticabilità, oltre che alla contraddittoria implosione della fede evangelica nella morale. “Prima il Vangelo, poi la morale” (seconda e non secondaria) è oggi coscienza cristiana comune. È indicativo che i valori non negoziabili siano declinati da mons. Staglianò in questa forma: la difesa degli ultimi; il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo; il superamento della logica del profitto; la crescita della libertà umana; l’umanizzazione del vivere sociale; la “spoliticizzazione” di alcune strutture sociali da tanto tempo succubi di logiche clientelari.

Vecchie e nuove parole

Non è casuale che la voce richiesta in un passaggio elettorale come l’attuale sia ancora quella del card. C. Ruini (cf. Corriere della sera, 8 febbraio). Non solo per pigrizia dei media, ma anche per competenza. Grave insufficienza delle leggi “morali”, difficoltà a tradurre la fede in cultura e politica, occasionalità degli eccessi polemici, possibile torsione della difesa degli immigrati in un alimento delle spinte xenofobe, ma soprattutto convergenza con il Centrodestra : «Sono contento che la Costituzione non abbia subito le modifiche sottoposte a referendum… Forse il fattore più rilevante è stato il rifiuto della prospettiva di un uomo solo al comando». Degna di nota la lucida e meritoria denuncia del deserto demografico: «Lo ritengo il problema più grave, perché distrugge la speranza di futuro».

La stagione del card. Bagnasco alla CEI (2007-2017) è così sintetizza da un suo stretto collaboratore, mons. D. Pompili: «Non è un “animale politico” e la sua leadership è stata minimalista rispetto alla politica. L’episodio iniziale della busta recapitata a Genova con un proiettile dentro da parte di uno squilibrato ha segnato più di quello che si pensa la vicenda pubblica di Bagnasco».

Dopo la tensione fra CEI e Segreteria di Stato (card. Bertone) all’inizio della presidenza Bagnasco, la Santa Sede non interferisce, anche se contatti plurimi sono sempre in atto, dovendo sorvegliare la dimensione concordataria.

situazione politica interpellerà la Chiesa

Gualtiero e Francesco

«Ma allora che cosa dobbiamo fare, padre? – direte voi. Che cosa ci sta chiedendo il papa? Spetta a voi decidere: popolo e pastori insieme. Io oggi semplicemente vi invito ad alzare il capo e a contemplare ancora una volta l’Ecce Homo che abbiamo sulle nostre teste».

Il discorso del papa a Firenze per il V convegno nazionale della Chiesa italiana (10 novembre 2015) ha insistito sull’opzione dei poveri e sulla capacità di dialogo e incontro: e tuttavia «dialogare non è negoziare». «La nazione non è un museo, ma è un’opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose».

Nella sua prima prolusione al consiglio permanente della CEI (settembre 2017) e in quello successivo (gennaio 2018), la spinta papale ai movimenti popolari viene assunta dal card. Gualtiero Bassetti all’interno della tradizione democratica e concordataria del paese. Con due originalità che potrebbero essere importanti per il futuro.

Una rinnovata attenzione all’Europa. Non è casuale l’attenzione alla Comece (Commissione della conferenza episcopali dell’Unione Europea) rispetto al CCEE (il Consiglio che raccoglie tutte le Conferenze dei paesi dell’Europa, anche fuori dell’Unione). Il secondo è spesso prigioniero della visione ideologica di molti episcopati dell’Est, mentre la prima è assai più affinata nella conoscenza delle istituzioni e della spinta unitaria del continente.

In secondo luogo, uno sguardo “profetico” sul Mediterraneo. L’aerea è al centro di numerose crisi. «La CEI intende muoversi per favore la conoscenza diretta…, la difesa delle comunità cristiane perseguitate, la promozione del bene della pace e la tutela della dignità umana. L’incontro intende collocarsi idealmente nel solco della visione profetica di Giorgio La Pira, che era solito definire il Mediterraneo come una sorta di “grande lago di Tiberiade”, come il mare che accomuna la “triplice famiglia di Abramo”» (comunicato finale Consiglio permanente, 24 gennaio 2018).

Può una capacità visionaria e istituzionalmente sovranazionale motivare all’interno della comunità una nuova intelligenza della politica e condizionare l’agire dei protagonisti? È la sfida che si apre.

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