Prostituirsi, un mestiere come un altro?

di: Andrea Lebra

prostituzione

Sarà decisa, in pubblica udienza, martedì 5 marzo 2019 dalla Corte Costituzionale la questione sollevata dalla Corte d’appello di Bari in merito alla costituzionalità della legge 20 febbraio 1958 n. 75, laddove considera reato, punibile da due a sei anni di reclusione e con la multa da euro 258 a euro 10.329, il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, effettuato “in qualsiasi modo”, anche nel caso in cui questa sia esercitata volontariamente e consapevolmente.[1]

Non sembra esagerato affermare che il Giudice delle leggi ha un’occasione storica per chiarire autorevolmente se il fondamentale principio dell’autodeterminazione in materia sessuale possa essere invocato anche per ricomprendere nella tutela dei diritti inviolabili accordata dall’articolo 2 della Costituzione l’autodeterminazione lucrativa della propria genitalità come forma di estrinsecazione dell’iniziativa economica privata, anteponendola alla dignità umana.

Più in generale, la Consulta dovrà dirci, con riferimento all’esercizio volontario e consapevole della prostituzione, se possa essere configurata un’indisponibilità e irrinunciabilità della dignità di un individuo con vincoli assoluti nei confronti del titolare stesso.

Sulla sostanzialmente identica tematica si pronuncerà la Corte Costituzionale francese venerdì 1° febbraio. A seguito, infatti, di una “questione prioritaria di costituzionalità” (QPC) sollevata il 22 novembre 2018 dal Consiglio di Stato francese, il Conseil Constitutionel dovrà stabilire se la criminalizzazione di chi acquista prestazioni sessuali da una prostituta, introdotta nell’ordinamento francese con l’entrata in vigore della legge n. 444 del 13 aprile 2016,[2] violi o meno i diritti costituzionali del rispetto della vita privata e della libertà di impresa.

In Francia, in vista della decisione del Conseil Constitutionel, si stanno massicciamente mobilitando entrambi gli schieramenti: da una parte, chi è decisamente favorevole a mantenere il c.d. “modello nordico” che, considerando la prostituzione una forma di violenza di genere, legittima la penalizzazione di chi vi ricorre, dall’altra, chi considera la prostituzione (poco importa, se libera o coatta) alla stregua di qualsiasi altra attività professionale vendibile e acquistabile.

Giovedì 17 gennaio un gruppo di donne fuoriuscite dalla prostituzione hanno organizzato a Parigi una manifestazione per chiedere al Conseil Constitutionel di non cancellare il divieto di acquisto di prestazioni sessuali e la penalizzazione del cliente.

La manifestazione è servita per pubblicizzare, tra l’altro, due slogan che, pur nella loro crudezza, risultano essere decisamente efficaci: “Mon vagin ne se cote pas en bourse” e “Mon corps n’est pas une entreprise”. Slogan che, in un linguaggio più “morbido”, potrebbero essere resi come “La sessualità non può essere quotata in borsa” e “Il mio corpo non è vendibile né acquistabile”.

Di seguito ospitiamo un condivisibile appello rivolto al Conseil Constitutionel apparso in questi giorni sul settimanale Le Journal du Dimanche e firmato da numerose personalità maschili (psichiatri, giornalisti, filosofi, parlamentari, avvocati, medici, componenti dell’Alto Consiglio per la Parità Donne Uomini…).

È auspicabile che del contenuto dell’appello tenga conto anche la Corte Costituzionale italiana nel decidere la questione sollevata dalla Corte d’appello di Bari.

«Signore e signori del Conseil Constitutionel, voi state per pronunciarvi su una “questione prioritaria di costituzionalità” finalizzata ad abrogare la norma che penalizza i clienti-prostitutori introdotta dalla legge del 13 aprile 2016, rendendo così nuovamente lecito l’acquisto di prestazioni sessuali.

Nella stragrande maggioranza ad essere clienti della prostituzione siamo noi uomini. Prima della legge del 2016, esercitavamo liberamente e senza remore il diritto, dietro pagamento, di disporre sessualmente di persone chiamate prostitute. È questo diritto che qualcuno oggi vorrebbe costituzionalizzare in nome di principi decisamente curiosi: forse che le nostre possibili difficoltà sociali o relazionali, le nostre fantasie, i nostri impulsi apparentemente irrefrenabili o la nostra semplice natura umana ci possono autorizzare a fare di una persona – il più delle volte una donna – un oggetto di compravendita, senza tenere in alcuna considerazione lei e il suo desiderio?

Questo arcaico privilegio che ci permette di costringere una donna a compiere un atto sessuale per denaro, noi non lo vogliamo! Non abbiamo nulla da guadagnare da questo atto che ci trasforma in stupratori in grado di provare piacere solo dominando l’altra persona. L’acquisto, da parte di noi uomini, di un corpo, per lo più quello di donne in situazioni di precarietà o di vulnerabilità, spesso vittime di sfruttatori o trafficanti, fa di noi dei predatori sessuali.

Aver penalizzato dal 2016 i clienti-prostitutori è stato un efficace messaggio simbolico rivolto a tutti gli uomini. Questa norma ci ha costretto a riflettere sul modo di concepire il nostro rapporto con le donne e sul senso della nostra sessualità. Forse che noi vogliamo continuare a schiavizzare e a violentare le donne? Forse che noi vogliamo continuare ad ignorare il fatto che a condannarle alla prostituzione è la situazione sociale, economica e culturale? Forse che noi vogliamo continuare ad ignorare le disuguaglianze di cui sono vittime?

In un momento in cui, in tutto il mondo, sono finalmente milioni le donne che denunciano abusi e molestie sessiste e sessuali, si avverte forse l’urgenza di inserire tra i nostri principi fondamentali un “diritto all’abuso sessuale” penosamente esercitato in un contesto di transazione economica?

Noi non vogliamo più avere nulla a che vedere con questo sistema patriarcale, discriminatorio e foriero di violenze di ogni tipo nei confronti delle donne: verbali, fisiche, sessuali, psicologiche. Vietandoci di commercializzare il corpo altrui, il legislatore ha affermato il principio che le donne non sono destinate ad essere valvole di sfogo per le pulsioni dei maschi, i quali di conseguenza non possono più ritenersi destinati a comportarsi come predatori sessuali. E’ questo il principio che noi vogliamo vedere confermato dalla legge.

Noi affermiamo che le donne sono nostre eguali sotto tutti gli aspetti. Noi affermiamo che non ci può essere uguaglianza finché gli uomini avranno la facoltà, pagandole, di negare alle donne il diritto di dire no, un diritto così faticosamente conquistato e oggi così unanimemente condiviso. Noi affermiamo che la libertà sessuale non è una strada a senso unico: può essere costruita solo all’interno di un rapporto egualitario, in un contesto di condivisione del desiderio. Noi vogliamo vivere in una società in cui le potenzialità della sessualità umana sono vissute con piacere tra persone libere.

Signore e signori del Conseil Constitutionel, vi chiediamo di non attribuire alla figura dell’aggressore sessuale valenza istituzionale. In questo tempo di grandi cambiamenti della società, dateci l’opportunità di cambiare con essa: confermate il principio della parità tra donne e uomini».

 

La legge n. 444 del 13 aprile 2016 nell’opinione pubblica francese

(da La Croix del 22 gennaio 2019)

• Secondo un sondaggio IPSOS realizzato l’11 e il 12 gennaio 2019, Il 78% dei francesi considera la penalizzazione del cliente come una “buona cosa”;

• Il 71% delle persone interpellate è contrario ad abrogare la penalizzazione del cliente, anche se il 47% di essi afferma di “comprendere” gli argomenti di chi la vuole abrogare (a parte la libertà d’impresa e la vulnerabilità delle persone che si prostituiscono);

• Il sondaggio mette inoltre in evidenza importanti differenze nel percepire il problema da parte degli uomini e delle donne: a considerare la prostituzione come una violenza è l’81% delle donne, contro il 66% degli uomini.

[1] Sulla questione, cf. SettimanaNews n. 15/2018 (dal 9 al 15 aprile), Signor presidente, sulla prostituzione mi ascolti, di Andrea Lebra e SettimanaNews. n. 33/2018 (dal 13 al 19 agosto), Prostituzione e dignità umana, di Andrea Lebra.

[2] Cf. SettimanaNews.it n. 15/2016 (dal 4 al 14 aprile), Francia: esemplare legge antiprostituzione, di Andrea Lebra.

 

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3 Commenti

  1. Margherita 1 febbraio 2019
    • Francostars 1 febbraio 2019
  2. Francostars 31 gennaio 2019

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