Tutta l’arte è contemporanea

di: Marta Michelacci

locandina

La prestigiosa Royal Academy of Arts di Londra propone tra gennaio e marzo 2019 una mostra in cui le video opere dell’americano Bill Viola sono poste accanto ad una selezione di disegni di Michelangelo e all’unica opera in marmo dell’artista fiorentino presente nel Regno Unito: La Vergine con il bambino e san Giovannino, il Tondo Taddei (1504-1505).

L’intenzione dichiarata dagli organizzatori è quella di voler esplorare le affinità elettive tra Bill Viola e Michelangelo ed è concepita come un viaggio immersivo attraverso il ciclo della vita.

Rinascimento elettronico

La mostra sembra ripetere in terra anglosassone quanto già proposto nel contesto fiorentino a Palazzo Strozzi nel 2017, Rinascimento elettronico, con le stesse motivazioni di fondo, ovvero dare spazio alla fascinazione rinascimentale del video artista mettendo le sue opere a confronto con originali di artisti diversi, oggetto di meditazione e di ispirazione.

Così a Firenze The Greeting (1995) era collocata di fronte alla Visitazione di Pontormo (Pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano 1528-29); Emergence (2002) accanto al Cristo in Pietà (1424) di Masolino da Panicale (affresco staccato proveniente dal Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli); The Deluge (2002) di fronte al Diluvio universale e recessione delle acque di Paolo Uccello (affresco staccato proveniente dal Chiostro Verde di Santa Maria Novella a Firenze e datato 1439-1440); Man Searching for Immortality e Woman searching for Eternity (2013) era accanto ad Adamo ed Eva di Lucas Cranach (proveniente dagli Uffizi e datata 1528). Fuori da Palazzo Strozzi, nel Museo dell’Opera del Duomo, il video Observance (2002) aveva dialogato con la Pietà Bandini di Michelangelo (1547-1555) così come Acceptance (2008) con Maria Maddalena penitente di Donatello (1455).

Senza tempo, universale ed eterna

Proprio a Firenze l’artista, di fronte alla carica emozionale delle opere d’arte del passato, aveva detto che tutta l’arte è contemporanea, senza tempo, universale ed eterna. Le video installazioni di Bill Viola dunque si prestano al dialogo tra artisti di epoca diversa giustificando confronti non solo con il Rinascimento ma anche con il Manierismo e con la grande tradizione ad affresco barocca. Tuttavia ogni accostamento tra artisti di epoche così distanti tra loro può risultare opinabile e peregrino anche se giustificato da motivazioni forti.

L’indagine nel trascendente in Michelangelo era suffragata da una formazione avvenuta nell’ambiente neoplatonico di Lorenzo il Magnifico, e quindi ispirata al tema dell’eterna lotta tra lo spirito e la materia, mentre per l’artista americano la ragione profonda della comunicazione per immagini si radica in un’esperienza diretta che ha lo scopo di portare l’osservatore a ripeterla. In una intervista alla Louisiana Channel (secondo un progetto del Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaek) ha raccontato che all’età di sei anni stava per annegare in un lago ed è stato salvato in extremis.

Quel ricordo è rimasto indelebile nel suo immaginario; egli stesso racconta: I saw what was probably the most beautiful world that I had ever seen. It was colourful and there was light and these plants were moving. I mean I see it regularly, I see it constantly mostly in my mind’s eye. It was a kind of paradise so I felt that was the real world (ho visto che quello probabilmente era il mondo più bello che avessi mai visto. Era colorato e luminoso e queste piante si muovevano. Voglio dire, lo vedo regolarmente, lo vedo costantemente per lo più nella mia mente. Era una specie di paradiso e ho sentito che era il mondo reale).

Genesi di un’artista

Per capire fino in fondo le sue opere, occorre percorrere alcuni tratti della sua storia. Bill Viola nasce nel Queens, nello Stato di New York, nel 1951. La sua formazione è avvenuta alla Syracuse University dove ha conseguito una laurea in Experimental Studies.

Nel 1974 approda a Firenze per Art/tape 22 e vi resterà fino al 1976. Qui l’artista vive una stagione felice, resta incantato dall’esperienza estetica che il capoluogo fiorentino gli offre accanto alla possibilità di vedere molte opere d’arte rinascimentali nel luogo in cui erano state pensate originariamente. Lavorerà accanto ad artisti come Jannis Kounellis, Mario Merz, Vito Acconci, Giulio Paolini.

Successivamente le sue esperienze di viaggio sono state importantissime: dalla Valle della Morte del deserto di Mojave in California, alle isole Salomone nel Pacifico, dalle isole Giava e in Indonesia, a Bali. Nel frattempo presenta He Weeps for you a Documenta 6 a Kassel, in Germania.

Nel 1976 compie il primo viaggio in Giappone, dove ritornerà per un soggiorno più lungo, dopo essersi sposato nel 1980 con Kira Perov che sarà sua costante collaboratrice; in questi anni studierà intensamente anche la cultura Zen. Farà un viaggio nel 1982, con Kira Perov nella regione del Ladakh nell’India meridionale e lì studierà l’arte religiosa e i riti dei monasteri buddisti tibetani. Nel frattempo continuerà a sperimentare nuove tecnologie sonore, film ad alta velocità, video ad alta definizione e schermi LCD.

Cosa c’è oltre l’apparenza terrena?

Alla Royal Accademy of Arts sono esposte 12 video installazioni accanto a 15 opere di Michelangelo. Bill Viola non è un artista religioso ma all’osservatore è richiesta la disponibilità a vivere un’esperienza che può restare indelebile nel ricordo e che invita ad un dialogo con la trascendenza. Questa la ragione del grande successo della sua poetica artistica e del potente fascino di molte sue opere.

Uno dei video più suggestivi presentati nella mostra è Nantes Triptych; Bill Viola nel raccontare l’episodio della morte della madre ha spiegato come è nata quella che è una delle più importanti opere della sua carriera. Il dolore vissuto e il distacco dall’affetto materno, sono diventate, attraverso le riprese con la telecamera, un modo per eternizzare il tempo. Si tratta di una fiducia estrema nel mezzo tecnologico che gli consente di affrontare temi così importanti come la vita, la morte, la ricerca di senso.

Effettivamente lo spettatore è virtualmente incorporato nell’opera, nel senso che non si può limitare a guardare, si è coinvolti nel mistero della vita, dalla nascita alla morte. Cosa c’è oltre l’apparenza terrena? Questa la misteriosa domanda che accomuna Michelangelo e Bill Viola.

Marta Michelacci è dottore di ricerca in Storia e conservazione dei beni culturali artistici e architettonici. Si è dedicata allo studio approfondito dell’opera di Bill Viola. La sua riflessione parte dall’esposizione Bill Viola/Michelangelo, «Life Death Rebirth», proposta dalla Royal Academy of Arts di Londra tra gennaio e marzo 2019.

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