Il Sinodo che sogno

di:

laici

«Far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani».

È la parte conclusiva del discorso pronunciato da papa Francesco il 3 ottobre 2918, all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, richiamata al paragrafo n. 32 del documento preparatorio della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dedicato al tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, pubblicato il 9 settembre 2021.

Mi piace vedere in questa citazione il senso fondamentale della sinodalità, nozione riscoperta dalla teologia cattolica successivamente al Concilio Vaticano II e sostantivo di nuovo conio nella letteratura teologica.[1] In quanto «dimensione costitutiva della Chiesa» e «cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio»,[2] tutti, nel ruolo che ognuno ha nella Chiesa, siamo chiamati a costruirla.[3] Verso una Chiesa sinodale («luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare») ci si deve, infatti, incamminare «non occasionalmente ma strutturalmente».[4]

«Il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o di strumentalizzare nei nostri incontri. No! La sinodalità esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione».[5] Dunque, «occorre promuovere, a tutti i livelli della vita ecclesiale, la giusta sinodalità».[6]

Nel mio sogno di Chiesa sinodale non c’è nulla di inventato da me: i contenuti del sogno sono interamente rinvenibili nel magistero di papa Francesco, al quale il tema della sinodalità sta molto a cuore.[7]

Tutti siamo Chiesa

Nella Chiesa sinodale tutti – laici, pastori e vescovo di Roma – camminano[8] e pregano insieme[9] per essere in grado di «cogliere i segni dei tempi che il Signore offre alla Chiesa perché sia capace – come ha saputo fare nel corso di duemila anni – di portare Gesù Cristo» agli uomini e alle donne del nostro tempo.[10]

Tutti hanno la possibilità di esprimere liberamente opinioni anche diverse senza ricorrere a metodi non del tutto benevoli o a moduli preconfezionati. Tutti attingono dalla fonte inesauribile della fede acqua viva per dissetare cuori inariditi o coscienze anestetizzate. Tutti portano in ogni comunità e in ogni situazione la luce del Vangelo, l’abbraccio della Chiesa e la misericordia di Dio.[11]

Gli uomini e le donne di oggi attendono che la Chiesa sappia «camminare con loro offrendo la compagnia della testimonianza della fede, che rende solidali con tutti, in particolare con le persone più sole ed emarginate»[12] che, come i poveri, «sono la carne di Cristo».[13]

Tutti e tutte in ascolto gli uni degli altri, le une delle altre

Nella Chiesa sinodale più alta è la responsabilità di cui uno è investito, più egli è tenuto all’ascolto. «Ascoltare è più che sentire». Nell’ascolto reciproco, infatti, «tutti hanno qualcosa da imparare»: l’uno in ascolto degli altri e tutti – popolo fedele, collegio episcopale, vescovo di Roma – in ascolto dello Spirito Santo per conoscere ciò che egli dice alle Chiese.[14]

«La Chiesa è come una grande orchestra in cui c’è varietà. Non siamo tutti uguali e non dobbiamo essere tutti uguali. Tutti siamo diversi, differenti, ognuno con le proprie qualità. E questo è il bello della Chiesa: ognuno porta il suo, quello che Dio gli ha dato, per arricchire gli altri. E tra i componenti c’è questa diversità, ma è una diversità che non entra in conflitto, non si contrappone; è una varietà che si lascia fondere in armonia dallo Spirito Santo; è lui il vero Maestro, lui stesso è armonia».[15]

Una Chiesa sinodale si chiede con sincerità: «Come stiamo con l’ascolto? Come va l’udito del nostro cuore? Permettiamo alle persone di esprimersi, di camminare nella fede anche se hanno percorsi di vita difficili, di contribuire alla vita della comunità senza essere ostacolate, rifiutate o giudicate»? Quello dell’ascolto è «un esercizio lento e forse faticoso»: si tratta infatti di «imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti, tutti i battezzati –, evitando risposte artificiali e superficiali, risposte prêt-à-porter. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore e non blindiamoci dentro le nostre certezze».[16]

Nella Chiesa sinodale la voce dei laici e delle laiche va ascoltata «non per concessione», ma «per diritto».[17]

Chiesa docente e Chiesa discente: una separazione non rigida

Nella Chiesa sinodale la separazione tra Chiesa docente e Chiesa discente non è rigida,[18] giacché il popolo di Dio, grazie al sensus fidei, non può sbagliarsi nel credere e possiede un proprio fiuto per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa.[19]

Il Concilio Vaticano II ha respinto la distorta rappresentazione di una gerarchia attiva e di un laicato passivo, ha insegnato che tutti i battezzati, lungi dall’essere «membri di secondo ordine» del popolo di Dio e «semplici esecutori di ordini dall’alto»,[20] partecipano, secondo il modo che è loro proprio, alle tre funzioni di Cristo profeta, sacerdote e re e, in particolare, che «Cristo esercita la funzione profetica non soltanto per mezzo della gerarchia, ma anche attraverso il laicato».[21]

È inadeguato lo «schema di evangelizzazione» dove a farla da padroni sono sempre e solo «attori qualificati», mentre «il resto del popolo fedele» è sempre e solo in atteggiamento di recezione delle azioni di detti “attori”.[22] Per promuovere la vita della Chiesa e dell’evangelizzazione è necessaria la partecipazione piena e attiva dei laici, la cui missione è duplice: «impegnarsi nella vita della parrocchia e della Chiesa particolare e permeare l’ordine sociale con la loro testimonianza cristiana».[23]

Al bando ogni forma di clericalismo

Di conseguenza, nella Chiesa dallo stile sinodale è messa decisamente al bando ogni forma di clericalismo sia attivo (la tentazione, da parte del clero, di clericalizzare i laici) che passivo (il desiderio dei laici di essere clericalizzati).[24] Il clericalismo è come il tango; lo si balla sempre in due: non esistono laici clericali o clericalizzati che non abbiano l’appoggio di qualche prete e non c’è un prete clericale che non abbia qualche laico che muore dalla voglia di fare il prete.[25] Nella Chiesa ha il sopravvento il clericalismo quando in essa manca la profezia e, in definitiva, la vita stessa di Dio.[26] Il clericalismo è una perversione perché stacca il prete o il vescovo dalla gente: e un vescovo o un prete staccati dalla gente sono funzionari, non pastori.[27]

La Chiesa sinodale non ama sostare nelle sacrestie, non forma gruppi elitari che si isolano e si chiudono. In essa ci si mette in moto «come credenti e discepoli di Gesù in cammino per le strade del mondo, sull’esempio di Colui che è la via (cf. Gv 14,6) e ha percorso le nostre strade… La speranza è sempre in cammino e passa anche attraverso comunità cristiane figlie della risurrezione che escono, annunciano, condividono, sopportano e lottano per costruire il Regno di Dio».[28]

Nessuno al di sopra degli altri e delle altre

Nella Chiesa sinodale nessuno si eleva al di sopra degli altri e chi si mette al servizio dei fratelli e delle sorelle lungo il cammino deve abbassarsi. L’immagine da privilegiare è quella della piramide capovolta, il cui vertice si trova al di sotto della base. E coloro che esercitano l’autorità debbono ritenersi i più piccoli tra tutti, in quanto vicari di quel Gesù che nell’ultima cena si è chinato a lavare i piedi degli apostoli. Per i discepoli di Gesù l’unica autorità è l’autorità del servizio.[29]

Nella Chiesa sinodale il pastore «a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere le speranze del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e – soprattutto – perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade».[30]

Per essere sinodale la Chiesa ha «anche bisogno di sostanza, di strumenti e strutture che favoriscano il dialogo e l’interazione nel Popolo di Dio, soprattutto tra presbiteri e laici». Per scongiurare il rischio che il prete diventi «alla fine il padrone della baracca» e non «il pastore di tutta una Chiesa che sta andando avanti», è necessario «trasformare certe visioni verticiste, distorte e parziali sulla Chiesa, sul ministero presbiterale, sul ruolo dei laici, sulle responsabilità ecclesiali, sui ruoli di governo e così via».[31] Soltanto nella misura in cui questi strumenti e strutture «rimangono connessi col basso e partono dalla gente, dai problemi di ogni giorno, può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale».[32]

Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere trattato e approvato

Secondo un principio caro alla Chiesa del primo millennio «ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere trattato e approvato»,[33] la Chiesa sinodale stimola e promuove «la maturazione degli organismi di partecipazione… e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni sempre pronti a fare complimenti».[34] Essa aiuta a «superare ogni ermeneutica cospirativa o chiusure di prospettive, per difendere e diffondere la libertà dei figli di Dio e per trasmettere la bellezza della novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile».[35]

Certamente sinodalità non è sinonimo di parlamentarismo a livello politico o di indagine sulle opinioni. Sinodalità è uno stile ecclesiale, dove il protagonista è lo Spirito Santo. È dello Spirito Santo, come respiro sempre nuovo di Dio, che abbiamo bisogno: è lo Spirito «che libera da ogni chiusura, rianima ciò che è morto, scioglie le catene, diffonde la gioia. Lo Spirito Santo è Colui che ci guida dove Dio vuole e non dove ci porterebbero le nostre idee e i nostri gusti personali».[36]

La parola umana visitata dallo Spirito «diventa dinamica, come dinamite, capace cioè di accendere i cuori e di far saltare schemi, resistenze e muri di divisione, aprendo vie nuove e dilatando i confini del popolo di Dio».[37] «Le differenze e i contrasti che creano separazione non dovrebbero avere dimora presso i credenti in Cristo».[38]

Più spazio alle donne

La Chiesa sinodale avverte in particolare l’esigenza di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva in essa.[39] Nella Chiesa sinodale le donne non sono ospiti, ma pienamente partecipi dei vari ambiti della vita ecclesiale. «È auspicabile, pertanto, una presenza femminile più capillare e incisiva nelle comunità, così che possiamo vedere molte donne coinvolte nelle responsabilità pastorali, nell’accompagnamento di persone, famiglie e gruppi, così come nella riflessione teologica».[40]

La Chiesa sinodale, nell’accompagnare «con larghezza la crescita della corresponsabilità laicale, riconosce spazi di pensiero, di progettazione e di azione alle donne e ai giovani: con le loro intuizioni e il loro aiuto non ci si attarderà su una pastorale di conservazione – di fatto generica, dispersiva, frammentata e poco influente – per assumere, invece, una pastorale che faccia perno sull’essenziale».[41]

Partecipare alla vita della Chiesa è un’esigenza battesimale. Passi in avanti se ne sono fatti, ma siamo costretti a registrare il disagio e la sofferenza non solo di tanti operatori pastorali e degli organismi di partecipazione delle diocesi e delle parrocchie, ma anche delle donne che spesso sono ancora tenute ai margini.[42]

Linguaggio chiaro e comprensibile

Nelle scelte pastorali e nell’elaborazione dei documenti una Chiesa dallo stile sinodale cerca di far prevalere non l’aspetto teoretico/dottrinale astratto utile solo ad alcuni studiosi e specialisti, ma lo sforzo di tradurre le une e gli altri in proposte concrete e comprensibili per tutti, anche per rafforzare l’indispensabile ruolo dei laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono.

I laici e le laiche dalla «formazione cristiana autentica non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del vescovo pastore!».[43]

Soprattutto nella Chiesa sinodale bisogna «parlare chiaro» e dire con parresìa tutto ciò che nel Signore si sente di dover dire: «senza rispetto umano e senza pavidità». E, nello stesso tempo, si deve «ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto» quello che dicono i fratelli e le sorelle.

Condividere gioie, speranze e sofferenze

La Chiesa sinodale cammina con le donne e gli uomini di oggi, inserendosi nelle loro conversazioni; calibra il passo con il ritmo di cammino della gente; sa rispondere non solo all’infanzia dell’uomo ma anche alla sua età adulta; si relaziona con chi vaga in solitudine, senza meta, con la delusione di un cristianesimo ritenuto terreno sterile, infecondo e incapace di generare senso; è capace di decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle;[44] «non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite» degli uomini e delle donne; «non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare e classificare le persone»; «non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani»; «ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi e i pentititi e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti»; «non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l’incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste».[45]

«Una Chiesa sinodale è come vessillo innalzato tra le nazioni (cf. Is 11,12) in un mondo che – pur invocando partecipazione, solidarietà e trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica – consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere». Come Chiesa che cammina insieme agli uomini e alle donne di oggi, partecipe dei loro travagli, tutti siamo esortati, grazie alla riscoperta della dignità inviolabile dei popoli e dell’autorità esercitata come servizio, a contribuire all’edificazione della società civile nella giustizia, nella fraternità e nella sororità, «generando un mondo più bello e più degno dell’umanità per le generazioni che verranno dopo di noi».[46]

La Chiesa sinodale invoca lo Spirito Santo e Maria, donna dell’ascolto

Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto, non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili. Vieni, Spirito Santo d’amore, apri i nostri cuori all’ascolto. Vieni, Spirito di santità, rinnova il santo Popolo fedele di Dio. Vieni, Spirito creatore, fai nuova la faccia della terra. Amen.[47]

Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perché altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen.[48]


[1] Commissione teologica internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa (2017), n. 5.
[2] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[3] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[4] Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale (9 ottobre 2021).
[5] Discorso ai fedeli della diocesi di Roma (18 settembre 2021).
[6] Discorso ai partecipanti della plenaria della Congregazione per la dottrina della fede (29 gennaio 2016).
[7] Discorso ai membri della Commissione teologica internazionale (29 novembre 2019).
[8] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[9] Pagina Twitter ufficiale di papa Francesco (2 ottobre 2014).
[10] Discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (29 maggio 2015).
[11] Discorso a conclusione dei lavori della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (24 ottobre 2015).
[12] Discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (29 maggio 2015).
[13] Ai partecipanti al Capitolo generale dell’Ordine francescano secolare (15 novembre 2021).
[14] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[15] Udienza generale del 9 ottobre 2013.
[16] Omelia in occasione della celebrazione eucaristica per l’apertura del sinodo sulla sinodalità (10 ottobre 2021).
[17] Discorso ai membri del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica italiana (30 aprile 2021).
[18] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[19] Discorso in occasione dell’incontro con i vescovi responsabili del CELAM (28 luglio 2013) e discorso in occasione dell’Incontro con il clero, persone di vita consacrata e membri dei consigli pastorali (4 ottobre 2013).
[20] Messaggio in occasione del 50° anniversario del decreto Apostolicam actuositatem (22 ottobre 2015).
[21] Commissione teologica internazionale, Il sensus fidei nella vita della Chiesa (2014), n. 4.
[22] Evangelii gaudium n. 120.
[23] Discorso ai vescovi giapponesi in visita ad limina (20 marzo 2015).
[24] Discorso ai membri dell’associazione “Corallo” (22 marzo 2014).
[25] Parole di Francesco riferite dal segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, nel corso dell’intervista a TV2000 (25 gennaio 2015).
[26] Meditazione del 16 dicembre 2013.
[27] Discorso ai fedeli della diocesi di Roma (18 settembre 2021).
[28] Messaggio ai partecipanti alla 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani (4 ottobre 2021).
[29] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[30] Evangelii gaudium n. 31.Cf. anche Lettera ai presbiteri del 4 agosto 2019 in occasione del 160° anniversario della morte del Curato d’Ars.
[31] Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale (9 ottobre 2021).
[32] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[33] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi sulla famiglia (17 ottobre 2015).
[34] Evangelii gaudium n. 31.
[35] Discorso a conclusione dei lavori della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (24 ottobre 2015).
[36] Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale (9 ottobre 2021).
[37] Udienza generale del 29 maggio 2019.
[38] Udienza generale dell’8 luglio 2021.
[39] Evangelii gaudium n. 103.
[40] Discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio della cultura (7 febbraio 2015).
[41] Discorso alla 66ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (19 maggio 2014).
[42] Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale (9 ottobre 2021).
[43] Discorso alla Conferenza episcopale italiana (18 maggio 2015).
[44] Incontro con l’episcopato brasiliano (27 luglio 2013).
[45] Discorso per la conclusione della 3ª Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi (18 ottobre 2014).
[46] Discorso per commemorare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
[47] Momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale (9 ottobre 2021).
[48] Recita Santo Rosario (31 maggio 2013).

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