Spigolature sinodali /4

di: Armando Matteo

Ho fatto un sogno. Era il 28 ottobre del 2018. Al termine della solenne celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco, per la conclusione del sinodo sui giovani, un cardinale si alza in piedi e legge un messaggio. Eccolo.

 Lettera dei Padri sinodali agli adulti

A voi, adulti del mondo, ci rivolgiamo noi padri sinodali. Nei giorni scorsi, convocati qui a Roma, sotto la guida amabile di Francesco, abbiamo raccolto il grido dei giovani: il grido dei vostri figli e delle vostre figlie. È un grido di giustizia rivolto a tutti noi adulti e a tutti noi già vecchi. E il grido dei giovani è questo.

È il grido di chi chiede che non gli venga tolta la possibilità di fare la sua parte in questa storia.

È il grido di chi è stanco di essere chiamato “giovane”, solo per ricevere l’amara indicazione per la quale ci sarà un tempo – solo Dio sa quando – in cui potrà finalmente ricevere questo mondo dalle nostre mani adulte.

È il grido di chi è arrabbiato di sentirsi chiamare “giovane”, solo per venire a sapere che il suo compito sarebbe quello di “non disturbare” noi adulti, mentre distruggiamo con incredibile precisione e cinismo questa società, questo bellissimo pianeta, la nostra madre Chiesa.

È il grido di chi è, oltre ogni misura, deluso di sentirsi chiamato “giovane”, solo per il ricordo di quell’amena banalità che a lui mancherebbe quell’esperienza del mondo che noi adulti avremmo in abbondanza. Ci siamo forse dimenticati che nessuno nasce al mondo imparato?

I giovani, però, nascono al mondo con tutto ciò che devono avere per rinnovare, rinvigorire, riumanizzare questo mondo. La loro potenza d’essere è qualcosa di unico in termini di forza e di capacità di visione.

Francesco ci ha ricordato che le caratteristiche d’essere dei giovani sono le stesse caratteristiche di Dio. Ed è proprio così.

Ma se è proprio così, allora non perdiamo tempo.

Perché è tempo, per noi adulti, di passare la mano. I giovani sono pronti.

Questo è ciò che abbiamo capito in questi giorni. E abbiamo pure capito che non sono i giovani che hanno bisogno di noi adulti; siamo noi che abbiamo bisogno di loro. È la società, è la Chiesa che, di loro, ha bisogno.

Non sottraiamo, ancora più a lungo, ai giovani l’occasione di dare una nuova vita e una vita nuova a questa nostra società e a questa nostra Chiesa, fin troppo “sfigurate” da noi adulti.

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2 Commenti

  1. Alberto 29 ottobre 2018
    • Angela 30 ottobre 2018

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