Tedeschi ad limina: convergenze parallele

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La formula politica enigmatica con cui Aldo Moro indicava la possibile convergenza delle due maggiori forze politiche italiane è forse utilizzabile, per analogia, per dire la distanza che rimane fra episcopato tedesco e curia vaticana, ma anche la forza di attrazione che impedisce sia la simbiosi sia la rottura.

I 62 prelati della Germania nella loro visita ad limina (14-18 novembre) hanno mantenuto la sostanza delle conclusioni, non ancora compiutamente definitive, del Sinodaler Weg. La curia vaticana e il papa non hanno nascosto nulla del loro dissenso e delle loro perplessità.

Ma non c’è stato alcuno scontro finale. «Non mi turba, ed è anzi falso, parlare di un cosiddetto Showdown a Roma» (mons. Georg Bätzing, presidente della conferenza episcopale, conferenza stampa finale). Senza che per questo vengano meno nella curia il sospetto sulle riforme e il timore di vedere un’espansione incontrollata delle richieste tedesche oltre i confini.

La tensione rimane e le divergenze non sono finite. Sono prevedibili nuove contrapposizioni. È bene che restino: «Il santo Padre ci ha mostrato chiaramente come le tensioni siano necessarie, a quali tensioni lui sia sottoposto e come coraggio e pazienza siano importanti per arrivare a soluzione» (Bätzing).

Pellegrinaggio ed evangelizzazione

Entrambe le parti si sono riconosciute in un dibattito aperto e fraterno. Entrambe sono desiderose che le loro argomentazioni vengano capite e prese in conto. «È emersa così l’importanza e anche l’urgenza di definire e approfondire alcune delle tematiche evidenziate, ad esempio quelle riferite alle strutture della Chiesa, al ministero sacro e all’accesso ad esso, all’antropologia cristiana ecc. Al contempo, si è manifestata la piena consapevolezza, da parte di tutti, di essere in cammino con l’intero santo e paziente popolo di Dio anche nel confronto fra posizioni diverse» (comunicato congiunto dopo la riunione con i dicasteri vaticani).

Non è privo di significato che la visita ad limina sia vissuta dagli interessati come un pellegrinaggio alla radici della fede. La messa iniziale davanti alla tomba di Pietro nelle Grotte vaticane e quelle successive a Santa Maria Maggiore, a San Paolo fuori le mura e a San Giovanni in Laterano costruiscono una tessitura su cui si innesta la preoccupazione maggiore sia dei vescovi sia del papa e dei suoi collaboratori: l’annuncio evangelico oggi in contesti di post-modernità, come la Germania.

Rispetto a tutti i temi sul tappeto – ha detto  Bätzing – la questione di fondo è l’evangelizzazione in un contesto secolare. L’accento è tornato nei vari incontri: «molti interventi hanno indicato la centralità dell’evangelizzazione e della missione come fine ultimo dei processi in corso» (comunicato congiunto). «Con il cammino sinodale vogliamo rinnovare il compito di parlare di Dio in pubblico. La nostra società, per quanto secolare e in mutamento, ha bisogno di religiosità, ha bisogno di testimonianza pubblica della fede cristiana e di nuovi impulsi per evidenziare la questione di Dio» (Bätzing, nell’introduzione all’incontro interdicasteriale).

Tutti i quattro ambiti di ricerca del sinodo (potere e responsabilità nella Chiesa, il ruolo delle donne, i preti e il loro vissuto, l’amore e la sessualità), come i sette documenti finora approvati (teologia del cammino sinodale, esercizio dei poteri nella Chiesa, i laici nella nomina dei vescovi, l’esercizio della sinodalità, le donne nei ministeri e negli uffici ecclesiali, omosessualità, preti), hanno la loro àncora nell’urgenza dell’evangelizzazione.

Quaestiones disputatae

Non meno evidenti i punti di disaccordo emersi negli incontri: sul sospetto scisma, sull’ipotesi di moratoria, sulla situazione di Colonia ecc.

«La Chiesa in Germania non persegue un cammino autonomo e non prenderà alcuna decisione che sarebbe possibile solo nel contesto della Chiesa universale. Ma la Chiesa in Germania vuole e deve dare risposte alle domande poste dai credenti». «Lo scisma non è un’opzione e non lo è mai stata». «Chi parla di scisma e di Chiesa nazionale non conosce né i cattolici né i vescovi tedeschi. Mi rattrista la diffusione che questa parola ha ottenuto, con la quale si cerca di negare la cattolicità e la volontà di rimanere uniti alla Chiesa universale».

E, per non lasciare dubbi,  Bätzing prosegue citando la battuta di papa Francesco: «Purtroppo questo include anche il paragone piuttosto impreciso con una “buona Chiesa protestante”».

Quando, sempre nell’incontro interdicasteriale, il card. Marc Ouellet, alla fine del suo intervento, lancia l’ipotesi di una moratoria del Cammino sinodale tedesco si alza un brusio di dissenso nell’assemblea e numerosi interventi, anche dei vescovi più prudenti, stoppano la proposta. È forse il momento di più viva tensione.

La curia cerca di collocare il Cammino tedesco dietro il sinodo universale, indirizzandolo su un binario morto ai fini di scioglierne le specifiche richieste. I vescovi avvertono l’impossibile consenso di una soluzione simile in Germania. Così, nel comunicato congiunto, si dice: «In questa prospettiva di condivisione aperta e fraterna, sono state avanzate alcune proposte, come quella di applicare una moratoria al Cammino sinodale tedesco, che non ha trovato spazio, e quella di favorire un supplemento di riflessione e di ascolto reciproco alla luce delle perplessità emerse».

Un altro momento critico è avvenuto durante l’incontro con il papa, quando un vescovo ha posto in maniera diretta la questione del card. Woelki, arcivescovo molto contestato di Colonia. Le sue lettere di dimissioni sono da tempo sul tavolo del papa che però si rifiuta di farsi condizionare dalle pressioni immediate. Posizione che ha ribadito anche davanti ai vescovi. Ma la vicenda rimare molto spinosa. Mons.  Bätzing, nella conferenza stampa finale, ne ha fatto cenno come di una richiesta ampiamente condivisa.

Altri momenti di tensione si sono verificati in ordine al ruolo dei laici nelle decisioni ecclesiali (è risuonata l’accusa di parlamentarismo), sulla dipendenza del sinodo dallo  “spirito del tempo” e sul condizionamento della cultura ambientale, sull’antropologia contemporanea che, come avvenne per Lutero e l’antropologia dell’umanesimo, può portare a fratture non superabili.

Più efficaci le critiche vaticane circa la disattenzione esperita rispetto alla lettera del papa ai cattolici tedeschi. È vero che essa è stata presentata e discussa nell’ambito della conferenza episcopale e che ha avuto una tiratura di 80.000 copie entrando come preambolo negli statuti del Cammino sinodale. È anche vero che non è stata ascoltata e discussa nell’assemblea.

I vescovi, a loro volta, denunciano una sottovalutazione romana degli effetti disastrosi degli abusi sulla credibilità ecclesiale e del ritardo in ordine al ruolo e ai compiti, anche ministeriali, delle donne. «A mio parere personale – commenta Bätzing – (è) la questione decisiva per il futuro».

Il dialogo non addomesticabile

Il Cammino sinodale tedesco non verrà fermato – e i testi approvati e in approvazione non resteranno sulla carta (cf. SettimanaNews, qui). In particolare per ciò che concerne il “consiglio sinodale” permanente che dovrebbe affiancare i vescovi nell’elaborazione delle decisioni più impegnative.

Gli spazi di manovra per i vescovi sono comunque stretti. Di questo stanno parlando nel Consiglio permanente della DBK e ne riparleranno in sede di presidenza del sinodo.

Per Roma gli incontri con i vescovi tedeschi sono stati una scuola di un dialogo non addomesticabile. Sarà il buon esito del sinodo universale a rendere evidente la compatibilità dell’universalità della Chiesa con cammini di Chiese locali come la Germania.

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